11 mar 2026

Kherson, Ucraina: ogni passo fuori rischia la morte da droni

Kherson, una città situata nella parte meridionale dell'Ucraina, vive da mesi una realtà quotidiana dominata dal terrore dei droni russi.

28 gennaio 2026 | 16:23 | 5 min di lettura
Kherson, Ucraina: ogni passo fuori rischia la morte da droni
Foto: The New York Times

Kherson, una città situata nella parte meridionale dell'Ucraina, vive da mesi una realtà quotidiana dominata dal terrore dei droni russi. La popolazione, ridotta a circa 65.000 abitanti dopo la fuga di tre quarti dei residenti, si muove in un ambiente in cui ogni momento può essere segnato da una tragedia. I droni, lanciati da forze russe occupanti dal territorio controllato lungo il fiume Dnipro, hanno trasformato la città in un bersaglio continuo. I dati ufficiali indicano che nel corso dell'anno scorso almeno 200 civili hanno perso la vita e 2.000 sono rimasti feriti a causa di attacchi di questo tipo. L'episodio di Tanya Leshchenko, una madre che ogni giorno si preoccupa di controllare un gruppo di chat per ricevere avvisi di attacchi, rappresenta il quotidiano di una popolazione in cui il cielo è diventato un'area pericolosa. La città, con le sue strade alberate e i palazzi storici, oggi sembra un'immagine di un futuro post-apocalittico, dove il rumore di un drone è diventato un suono costante, spesso seguito da un'esplosione che sconvolge la pace di chi resta.

La vita a Kherson si è adattata a un'esistenza sotterranea. Istituti come ospedali, scuole e teatri sono stati spostati in sotterranei, mentre i parchi e i giardini sono stati abbandonati a favore di spazi sotterranei dove i bambini giocano e studiano. Le scuole sono state interamente trasferite online, e le attività ludiche si svolgono in ambienti sotterranei, dove si trovano anche aree dedicate a giochi e attività creative. Tuttavia, la presenza dei droni ha reso la vita quotidiana estremamente vulnerabile. Le autorità locali hanno implementato diverse misure di difesa, tra cui reti di oltre 200 chilometri intese a intercettare i droni prima che raggiungano il loro obiettivo, e un muro di antenne per la jamming. Nonostante questi sforzi, le minacce continuano a crescere, con l'unico modo per sopravvivere essere quello di muoversi in fretta e trovare riparo. Per esempio, il sindaco militare-civile Yaroslav Shanko ha raccontato come una volta, durante un attacco, il suo autista sia riuscito a fuggire a velocità di oltre 80 miglia orarie, manovrando attraverso le strade.

Il contesto storico della città aggiunge un'altra dimensione al dramma. Kherson, fondata nel 1770 da Grigory Potemkin, un aristocratico russo legato a Caterina la Grande, è stata occupata dalle forze russe per nove mesi nel 2022, prima di essere liberata da parte ucraina. Dopo la ritirata, le truppe russe hanno continuato a lanciare attacchi con artiglieria, ma con l'evoluzione dei droni nel 2023, il pericolo si è trasformato in un'ondata di violenza senza precedenti. Gli attacchi, che spesso colpiscono persone in giardino o lungo le strade, sono diventati un'arma di guerra psicologica. I residenti, costretti a vivere in un ambiente di tensione continua, hanno sviluppato abitudini di vita radicalmente diverse: si muovono in gruppi, evitano di stare all'aperto e si affidano a tecnologie come i detector di droni per individuare minacce. La città è diventata un esempio globale di come la guerra moderna possa minacciare la vita civile in modo inedito, con conseguenze che si estendono ben al di là dei confini ucraini.

L'analisi dei dati e delle testimonianze svela un quadro preoccupante. I droni, una volta adottati come strumento di guerra, hanno ridotto drasticamente i costi di attacchi mirati, rendendoli accessibili anche a gruppi non statali. La testimonianza di Belkis Wille, direttrice di Human Rights Watch, sottolinea come Kherson sia diventata il caso più evidente di un uso sistematico di droni per colpire civili, ma anche un avvertimento di quanto possa evolversi la guerra. I residenti, come Volodymyr Oleinichuk, un operaio ferito da un'esplosione di granata, raccontano di un'esperienza traumatica: vedere se stessi sullo schermo di un drone, mentre il pilota cerca di colpirli. Questo senso di vulnerabilità, unito alla difficoltà di fuggire una volta che i droni si avvicinano, ha reso la città un luogo in cui la paura è diventata una realtà quotidiana. La guerra, in questo contesto, non è più solo un conflitto tra eserciti, ma una minaccia diretta alla vita di ogni singolo individuo.

La situazione a Kherson non mostra segni di miglioramento. Sebbene le forze ucraine abbiano riconquistato la città, il terrorismo dei droni rimane un problema senza soluzione. Le famiglie, come quella di Tanya Leshchenko, si sentono costrette a vivere in un limbo tra la sopravvivenza e l'incertezza. I bambini, che una volta giocavano all'aperto, ora si muovono in sotterranei, dove si svolgono lezioni di danza e attività creative, ma anche il loro futuro è segnato dal ricordo di un'epoca in cui il cielo era un'area sicura. Il caso di Kherson, come ha osservato Wille, potrebbe diventare un modello per altre città in conflitto, dove la tecnologia di guerra ha trasformato il concetto stesso di sicurezza. Per gli abitanti, la vita è diventata una lotta costante, in cui ogni momento è un'opportunità per essere colpiti, ma anche un'occasione per resistere e trovare un modo di sopravvivere. La città, con le sue strade deserte e i suoi abitanti in cerca di normalità, rappresenta un esempio di come la guerra possa mutare il destino di una intera popolazione, riducendo il quotidiano a un'esperienza di terrore e adattamento.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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