Joaquín Almunia: Europa gravemente minacciata
Joaquín Almunia, ex vicepresidente della Commissione Europea e attualmente residente a Madrid, ha rilasciato un'intervista approfondita che svela le preoccupazioni e le prospettive di un'Europa in crisi.
Joaquín Almunia, ex vicepresidente della Commissione Europea e attualmente residente a Madrid, ha rilasciato un'intervista approfondita che svela le preoccupazioni e le prospettive di un'Europa in crisi. L'ex alto funzionario, nato a Bilbao e ora 77enne, ha parlato della risposta europea al declino del potere globale degli Stati Uniti, dell'incertezza geopolitica e della necessità di riconstruire una strategia comune. L'intervista, condotta da un giornale italiano, si svolge in un contesto di tensioni internazionali, tra la crescente influenza di Russia e Cina e la sfida interna all'Unione Europea di affrontare le divisioni tra membri, la mancanza di coesione politica e la lotta per rafforzare la difesa comune. Almunia, che ha svolto un ruolo cruciale durante la crisi del debito sovrano del 2010-2012, ha espresso preoccupazione per il futuro dell'Europa, sottolineando come l'ordine globale sia stato radicalmente trasformato da una politica statunitense che privilegia gli interessi nazionali a scapito di una collaborazione internazionale. La sua voce, seppur tranquilla, riecheggia una profonda ansia per la stabilità dell'Unione, che sembra essere diventata un'entità fragile in un mondo in cui i vecchi equilibri sono crollati.
L'analisi di Almunia si concentra sull'evoluzione del rapporto tra Europa e Stati Uniti, un tema che ha segnato gli ultimi dieci anni di politica estera. Secondo il politico, il modello di relazione basato sull'atlantismo non è più sostenibile. La politica di Trump, che ha ridotto la presenza americana in Europa e privilegiato gli interessi nazionali, ha messo in crisi il concetto di alleato. Almunia ritiene che l'Europa non possa più attendere l'assistenza americana per la sua sicurezza e deve costruire un "pilastro europeo" all'interno dell'Alleanza Atlantica o, in alternativa, garantire un'indipendenza difensiva che includa Paesi come il Regno Unito, il Canada e il Brasile. Questo scenario, però, richiede un consenso che sembra sempre più difficile da raggiungere, soprattutto con la crescita del populismo e la divisione tra i membri dell'Unione. L'ex funzionario ha anche sottolineato che il destino dell'Ucraina è un tema cruciale, poiché il conflitto con la Russia ha reso evidente la mancanza di una strategia europea comune. "Stiamo tutti attaccati al destino di Ucraina", ha dichiarato Almunia, sottolineando come la crisi abbia accelerato il bisogno di un'azione collettiva.
Il contesto storico del discorso di Almunia si radica negli anni in cui era vicepresidente della Commissione Europea, un periodo segnato da una crisi economica globale e da tensioni interne all'Unione. Durante quel periodo, Almunia aveva sostenuto una politica di austerità, ma in seguito si è rivelato critico nei confronti delle misure adottate, soprattutto quelle che hanno colpito i Paesi più deboli. La sua visione è cambiata nel tempo, e oggi vede l'Europa come un'entità in pericolo, costretta a fare i conti con una serie di sfide complesse: dalla mancanza di un'effettiva cooperazione tra gli Stati membri alla difficoltà di conciliare le esigenze di sicurezza con la crescita economica. Inoltre, il politico ha rilevato che la politica estera europea è diventata un campo di battaglia per il potere interno, con partiti di estrema destra e centri sinistri che si contendono la leadership. "L'Europa è un'entità politica che ha bisogno di un leader forte", ha affermato Almunia, riferendosi al ruolo di figure come la presidente Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Tuttavia, il suo discorso è stato anche un monito per l'importanza di una politica estera coerente, che non si limiti a rispondere alle pressioni esterne ma abbia un'agenda europea chiara.
L'analisi delle prospettive per l'Europa, secondo Almunia, si concentra su una serie di questioni chiave. Il primo elemento è il bisogno di riformare il mercato unico, che non è più in grado di sostenere l'innovazione tecnologica e la competitività economica. L'ex vicepresidente ha sottolineato come la mancanza di una politica digitale europea sia un problema critico, soprattutto con la crescente dipendenza da piattaforme tecnologiche statunitensi. "Non possiamo permetterci di essere schiavi di un sistema che non è nostro", ha detto, riferendosi alle aziende come Google, Facebook e Apple. Inoltre, Almunia ha sottolineato l'importanza di unirsi ai Paesi extra-europei, come il Giappone, il Brasile e il Canada, per creare un'alternativa a una dipendenza troppo forte dall'America. Tuttavia, questa strategia richiede una visione pragmatica, che non si limiti a una politica di contrapposizione ma abbia un'attenzione alle opportunità. "La collaborazione con la Cina non deve essere solo un'arma, ma un'opportunità", ha affermato Almunia, sottolineando che il paese asiatico è un partner essenziale per la crescita economica, ma che i suoi obiettivi devono essere valutati con attenzione.
La chiusura dell'intervista di Almunia si concentra sull'importanza di una politica europea che non si limiti a reagire alle sfide esterne ma abbia un'agenda chiara e un'azione concreta. Il politico ha espresso la convinzione che l'Europa possa superare le divisioni interne e rafforzare la sua posizione globale, ma ha anche riconosciuto che questo richiede un cambiamento radicale. "L'Europa non può più permettersi di rimanere un'entità frammentata", ha dichiarato Almunia, sottolineando che la coesione politica e la capacità di agire insieme sono fondamentali per il futuro. Inoltre, il politico ha espresso la speranza che il dibattito interno sull'integrazione possa trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e di crescita economica. "L'Europa ha bisogno di un'identità forte, ma anche di una strategia flessibile", ha concluso Almunia, rafforzando l'idea che il futuro dell'Unione dipende da una combinazione di leadership politica, cooperazione tra i Paesi e una visione globalmente orientata. Questo scenario, tuttavia, richiede un impegno costante e un'attenzione ai cambiamenti che stanno trasformando il mondo in cui l'Europa deve agire.
Fonte: El País Articolo originale
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