11 mar 2026

Jérôme Guedj annuncia candidatura a presidenziale 2027, ma non passerà per primarie sinistra unitaria.

Jérôme Guedj, deputato francese e ex leader dell'ala sinistra del Partito Socialista (PS), ha annunciato il suo ambizioso progetto di candidatura alla presidenza della Repubblica francese del 2027.

05 febbraio 2026 | 10:55 | 6 min di lettura
Jérôme Guedj annuncia candidatura a presidenziale 2027, ma non passerà per primarie sinistra unitaria.
Foto: Le Monde

Jérôme Guedj, deputato francese e ex leader dell'ala sinistra del Partito Socialista (PS), ha annunciato il suo ambizioso progetto di candidatura alla presidenza della Repubblica francese del 2027. La scelta di presentarsi come rappresentante di una "sinistra repubblicana, universalista e laica" segna un netto distacco dall'esperienza di La France insoumise, il movimento guidato da Jean-Luc Mélenchon, con il quale Guedj ha avuto un lungo conflitto. L'annuncio, avvenuto il 5 febbraio, è stato reso pubblico durante un'intervista su France Inter, dove il politico ha sottolineato l'importanza di difendere i valori della Repubblica, come la laicità, l'universalismo e la lotta contro il razzismo e l'antisemitismo. Questo scambio di posizioni non solo segna una svolta strategica per il PS, ma rappresenta anche un tentativo di riconciliare le diverse tendenze interne alla sinistra francese, al fine di costruire un fronte unitario capace di competere con i partiti di centrosinistra e di destra nel quadro elettorale del 2027. Guedj, 54 anni, ha ribadito la sua determinazione a portare avanti un'alternativa politica radicata nei principi repubblicani, in contrasto con la "inertie" che, a suo parere, caratterizza il dibattito interno al movimento di sinistra.

L'annuncio di Guedj si colloca in un contesto di profonda divisione all'interno della sinistra francese, dove le differenze ideologiche e strategiche tra i vari gruppi hanno spesso generato tensioni. Il deputato, noto per il suo ruolo nei Fronde, il movimento che contestò la gestione di François Hollande (2012-2017), ha espresso il desiderio di incarnare il "courage della nuance", il nome del suo micropartito, rifiutando di partecipare alla prima elezione primaria del PS e degli Ecologisti prevista per il 11 ottobre. Guedj ha criticato questa iniziativa, definendola "molto barocca", e ha sollevato interrogativi sulla chiarezza delle linee programmatiche e sulle priorità del partito. Sebbene il primo segretario del PS, Olivier Faure, abbia espresso favore verso la prima elezione, le istituzioni del partito non hanno ancora dato un parere ufficiale sulla partecipazione. Per Guedj, il focus deve essere posto sulla costruzione di un progetto politico condiviso, in grado di superare le divisioni interne e di garantire alla sinistra un ruolo significativo nel contesto elettorale del 3007. Questo approccio, tuttavia, rischia di complicare ulteriormente la costruzione di un fronte unitario, soprattutto in un momento in cui la sinistra francese è divisa tra chi si allinea con le posizioni di Mélenchon e chi preferisce un percorso di riconciliazione con il centro-sinistra.

La scelta di Guedj di distaccarsi da La France insoumise non è casuale, ma è il frutto di un lungo processo di riflessione e di conflitti interni al PS. Il deputato, che una volta era molto vicino a Mélenchon, ha subìto una rottura con il leader del movimento "insoumis" a causa delle sue posizioni ambigue sull'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che Mélenchon non ha mai definito "terrorista". Questo conflitto ha segnato un punto di svolta nella loro relazione, portando Guedj a distaccarsi da una figura che, per lui, non aveva più la capacità di rappresentare i valori repubblicani. Inoltre, Guedj ha rifiutato di partecipare alle elezioni legislative anticipate del 2024 sotto l'etichetta del Nouveau Front populaire (NFP), un'alleanza tra La France insoumise, il PS, gli Ecologisti e il Partito Comunista. Questo rifiuto ha sottolineato la sua volontà di mantenere una distanza da una sinistra che, a suo parere, non è in grado di affrontare i problemi del Paese con una visione chiara e coerente. La sua decisione di costruire un'alternativa indipendente dal movimento di Mélenchon segna quindi una svolta decisiva nel panorama politico francese, con implicazioni profonde per la strategia elettorale del PS e per il futuro della sinistra.

L'annuncio di Guedj ha suscitato reazioni contrastanti all'interno del mondo politico francese. Mentre alcuni lo vedono come un tentativo di rilanciare il PS e di ridurre la polarizzazione tra le forze di sinistra, altri lo criticano per la sua ambiguità e per il rischio di frammentare ulteriormente la sinistra. Tra i principali oppositori, Raphaël Glucksmann, eurodeputato e leader di un movimento di sinistra alternativo, ha sottolineato che Guedj non è un candidato del PS ma di un'ala "reformista" che cerca di riconciliare le diverse correnti del partito. Guedj ha però ribadito che non intende abbandonare le sue posizioni radicali, ma anzi rafforzarle, sottolineando che il suo obiettivo è di costruire un progetto politico in grado di affrontare i grandi problemi del Paese, come l'età avanzata e le disuguaglianze sociali. Inoltre, il deputato ha espresso preoccupazione per il rischio di un duello tra Mélenchon e l'estremista di destra Jordan Bardella nel secondo turno della presidenza del 2027, un scenario che, a suo parere, potrebbe mettere in pericolo la stabilità della Repubblica. Queste dichiarazioni mettono in luce i complessi equilibri che Guedj deve bilanciare tra la necessità di unire le forze di sinistra e la volontà di mantenere un'identità politica chiara e distinta.

La candidatura di Guedj rappresenta un'importante svolta nella strategia elettorale del PS, che cerca di riconciliare le diverse tendenze interne e di costruire un fronte unitario in grado di competere con i partiti di destra e di centrosinistra. Tuttavia, il percorso non è semplice: il partito deve affrontare le divisioni interne, il rischio di frammentazione e la sfida di trovare un equilibrio tra radicalismo e pragmatismo. Guedj, con la sua posizione di "reformista", cerca di sottolineare la necessità di un approccio pragmatico alla politica, ma senza abbandonare i principi repubblicani. La sua candidatura potrebbe quindi influenzare non solo la politica francese, ma anche la strategia internazionale del PS, che deve confrontarsi con le sfide del contesto globale. In un contesto di crescente polarizzazione, la capacità del PS di trovare un'alternativa credibile e unitaria potrebbe diventare un fattore chiave per il futuro della sinistra francese. La strada per il 2027 sembra quindi segnata da un'alta tensione, ma anche da un'opportunità per riconciliare le diverse correnti e per costruire un progetto politico che risponda alle esigenze del Paese.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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