11 mar 2026

Jan Martínez Ahrens: Il nostro lavoro è viralizzare la verità

Il dibattito al Hay Festival 2024 ha esaminato i rischi del disinformazione e la trasformazione del giornalismo in un'era di manipolazione politica e tecnologica. Esperti hanno sottolineato l'importanza di un'informazione verificata e l'adattamento alle nuove sfide digitali.

01 febbraio 2026 | 19:44 | 5 min di lettura
Jan Martínez Ahrens: Il nostro lavoro è viralizzare la verità
Foto: El País

La discussione tra giornalisti e esperti si è svolta durante l'edizione 2024 del Hay Festival, nel tradizionale Teatro Adolfo Mejía di Cartagena de Indias, in un contesto di riflessione su come il settore dei media stia affrontando le sfide di un'era in cui la tecnologia, la politica e le dinamiche sociali si intrecciano in modo complesso. Jan Martínez Ahrens, direttore del quotidiano spagnolo El País, ha aperto il dibattito sottolineando l'importanza di un giornalismo che "viralizzi la verità" in un'epoca in cui la disinformazione e le narratività di parte possono influenzare le opinioni pubbliche. L'evento, moderato da Diana Calderón, direttrice di Hora 20 di Caracol Radio, ha visto la partecipazione di figure chiave del mondo giornalistico, tra cui Denise Maerker, presentatrice di N+, e Carlos Fernando Chamorro, fondatore di Confidencial, quotidiani noti per il loro impegno in contesti di tensione politica. L'argomento centrale del dibattito riguarda il ruolo del giornalismo in un'epoca in cui i mezzi di comunicazione si confrontano con il rischio di essere manipolati da forze autoritarie, il crescente potere delle narratività di parte e la necessità di mantenere un equilibrio tra verità e accesso al pubblico.

Il dibattito ha messo in luce come il rapido sviluppo tecnologico abbia reso più complessa la produzione di contenuti giornalistici. Martínez Ahrens ha sottolineato che pochi mezzi riescono a produrre narrazioni specifiche per ogni piattaforma, un'operazione che richiede risorse e capacità di adattamento. Denise Maerker ha aggiunto che il rischio principale non è solo la frammentazione dell'audience, ma anche la diffusione di informazioni non verificate, spesso alimentata da una politica autoritaria e da gruppi criminali che sfruttano la disinformazione per controllare il dibattito pubblico. Il tema è stato ulteriormente approfondito da Carlos Fernando Chamorro, il quale ha parlato della situazione in Nicaragua, dove il giornalismo di denuncia è diventato un'attività pericolosa. Ha ricordato che alcuni colleghi sono finiti in carcere per aver rivelato fatti scomodi, e che le redazioni sono state sottoposte a operazioni di perlustrazione da parte del regime. Queste esperienze hanno reso evidente come il lavoro dei giornalisti sia spesso legato a rischi diretti, soprattutto in contesti dove la libertà di stampa è limitata.

Il contesto del dibattito è legato a una serie di sfide che il giornalismo affronta a livello globale. La celebrazione del cinquantenario di El País ha dato un'ulteriore dimensione al dibattito, poiché il quotidiano spagnolo ha sempre sostenuto il ruolo del giornalismo come strumento di democratizzazione della conoscenza. Tuttavia, l'evoluzione digitale ha reso necessario un rinnovamento delle metodologie, soprattutto per contrastare il potere delle narrazioni di parte. Martínez Ahrens ha spiegato come il fenomeno del bulo sia stato utilizzato da forze politiche, come Vox in Spagna, per costruire narratività di parte che possono influenzare le opinioni pubbliche. Ha sottolineato come in cinque anni la popolazione giovanile in Spagna sia passata da un orientamento centrista a una posizione più di destra, un fenomeno che ha avuto ripercussioni anche in altri Paesi come l'Argentina e gli Stati Uniti. Questo spostamento ha portato a una polarizzazione del giornalismo, con alcuni mezzi che si allineano con posizioni ideologiche specifiche.

L'analisi delle conseguenze di questa situazione ha evidenziato come il giornalismo debba riconquistare la sua missione originaria, ovvero divulgare informazioni verificate e permettere ai lettori di costruire il proprio giudizio. Martínez Ahrens ha espresso un'auto-critica sui mezzi tradizionali, che spesso si sono lasciati indietro nell'adattarsi alle nuove tecnologie. Ha sottolineato l'importanza di combattere la disinformazione, ma anche di sfruttare gli strumenti digitali per diffondere la verità. Ha ricordato che El País ha 37 milioni di follower su piattaforme sociali, ma ha anche riconosciuto che alcuni mezzi hanno acquisito una forte audience in segmenti specifici, spesso attraverso messaggi di tipo negativo. Questo ha reso più complessa la missione dei giornalisti, che devono distinguere tra informazioni di qualità e contenuti di parte. La sfida maggiore, come ha sottolineato, è quella di "separare il trigo dalla paja", ovvero identificare il giornalismo serio da quello che non lo è.

La conclusione del dibattito ha messo in evidenza l'importanza di un giornalismo che mantenga la sua capacità di informare in un'epoca di crescente frammentazione. Martínez Ahrens ha sottolineato che i giornalisti devono riuscire a costruire alleanze con le comunità locali, creando reti di collaborazione per garantire la sicurezza dei reporter e la correttezza delle informazioni. Ha anche riconosciuto il potenziale dell'intelligenza artificiale, ma ha avvertito che non deve essere vista come una soluzione magica. La trasparenza nell'uso di questi strumenti è essenziale per evitare che siano sfruttati per manipolare le opinioni. L'evento ha quindi rappresentato un momento di riflessione su come il giornalismo possa adattarsi alle nuove sfide, mantenendo intatta la sua funzione di veicolo della verità in un mondo sempre più complesso.

Fonte: El País Articolo originale

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