11 mar 2026

Israele uccide almeno 26 persone, 6 bambini, in bombardamenti a Gaza su abitazioni e tende dei disperati

Le forze aeree israeliane hanno intensificato nella notte di sabato un'ondata di bombardei sulla Striscia della Gaza, causando almeno 26 morti e numerose vittime ferite.

31 gennaio 2026 | 16:08 | 4 min di lettura
Israele uccide almeno 26 persone, 6 bambini, in bombardamenti a Gaza su abitazioni e tende dei disperati
Foto: El País

Le forze aeree israeliane hanno intensificato nella notte di sabato un'ondata di bombardei sulla Striscia della Gaza, causando almeno 26 morti e numerose vittime ferite. Secondo le autorità locali e le fonti mediche, almeno sei dei decessi sono avvenuti tra minori, mentre diversi attacchi hanno colpito aree residenziali e istituzioni pubbliche. Tra le vittime, una famiglia di sette persone è stata uccisa in una tenda da campeggio nella zona meridionale di Al Mawasi, mentre altre perdite si registrano nella città di Gaza, dove Israel ha attaccato diversi condomini e un commissariato di polizia. L'operazione, che ha visto i velivoli israeliani sorvolare costantemente il territorio palestino, ha avuto come obiettivo l'eliminazione di presidi terroristici e l'incursione su siti di produzione di armi. La cifra dei morti, che si aggira tra 26 e 28, rappresenta un aumento rispetto al bilancio registrato durante la tregua stabilita il 10 ottobre scorso, che ha visto il numero di vittime salire a oltre 510.

L'attacco israeliano, definito da un comunicato del ministero della Difesa come una risposta alle "violazioni del cessate il fuoco" da parte di Hamas e Yihad Islâmica, è stato giustificato con l'affermazione che i gruppi armati palestinesi stanno "incumprare sistematicamente il diritto internazionale". Secondo le dichiarazioni del governo israeliano, i raid hanno colpito non solo posizioni militari, ma anche infrastrutture civili, tra cui un deposito di armi e un'area di produzione di armamenti. Gli operatori sanitari della Striscia, tra cui il celebre ospedale Al Shifa, hanno riferito di almeno 13 morti a causa di un bombardamento su un commissariato di polizia nel quartiere di Sheikh Radwan. Altri attacchi hanno provocato feriti in diversi punti della città, tra cui un'esplosione in un condominio che ha distrutto interamente un edificio. La complessità della situazione si accentua con l'incertezza sulle condizioni di sicurezza per i civili, che vivono in un'area ridotta a circa il 40% del territorio.

Il contesto del conflitto si colloca all'interno di un accordo di tregua siglato il 10 ottobre scorso, che prevedeva la cessazione delle operazioni militari israeliane e il ritiro delle truppe da gran parte della Striscia. Tuttavia, l'evoluzione della situazione si è complicata con l'identificazione di otto "terroristi" che avevano abbandonato una struttura sotterranea a est di Rafah, un episodio che ha scatenato una risposta militare israeliana. Gli esiti di questa operazione, uniti al ritrovamento del corpo dell'ultimo ostaggio rimasto in Gaza, hanno dato un'indicazione di avanzamento verso la seconda fase dell'accordo, che mira a trasformare il cessate il fuoco in un accordo permanente. Nonostante ciò, le tensioni restano alte, con Hamas che ha denunciato gli attacchi israeliani come "massacrerie" mirate a destabilizzare la tregua.

L'analisi degli effetti immediati del conflitto rivela una situazione di grave impatto umanitario, con migliaia di civili coinvolti in una crisi che ha già causato decine di morti e feriti. La concentrazione degli attacchi nella parte ovest della Linea Amarilla, una demarcazione teorica che separa la Striscia in due aree, ha reso ancora più critica la gestione della sicurezza per i residenti, molti dei quali sono rimasti intrappolati in un'area limitata. Le operazioni israeliane, sebbene mirate a rimuovere presidi terroristici, hanno creato un'atmosfera di caos e incertezza, con il rischio di un aumento delle perdite civili. La comunità internazionale, preoccupata per la violenza e la mancanza di un dialogo costruttivo, ha chiesto un'azione immediata per mitigare i danni e ripristinare la pace.

La prospettiva futura dipende dall'efficacia delle misure adottate per mantenere la tregua e dal rispetto delle condizioni stabilite nell'accordo. Il governo israeliano ha annunciato la possibilità di aprire il passaggio di Rafah, un passo cruciale per il rientro dei civili e la ripresa delle attività economiche. Tuttavia, il successo di questa fase dipende da una collaborazione stretta tra le parti coinvolte e da un impegno a rispettare i diritti umanitari. La comunità internazionale, attraverso organismi come l'ONU, ha chiesto un intervento urgente per salvaguardare le vite dei civili e prevenire ulteriori scontri. L'evoluzione della situazione resterà un tema centrale per le relazioni tra Israele e i paesi arabi, nonché per la stabilità della regione nel suo complesso.

Fonte: El País Articolo originale

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