Israele richiede fuga 250mila abitanti sud Libano prima di ampliare offensiva contro Hezbollah
L'esercito israeliano ha lanciato un allarme di emergenza questa settimana rivolto ai circa 250.000 abitanti del sud del Libano, obbligandoli a spostarsi al nord del fiume Litani, a circa 30 chilometri da Israele, per motivi di sicurezza.
L'esercito israeliano ha lanciato un allarme di emergenza questa settimana rivolto ai circa 250.000 abitanti del sud del Libano, obbligandoli a spostarsi al nord del fiume Litani, a circa 30 chilometri da Israele, per motivi di sicurezza. Il comunicato, pubblicato dal portavoce militare Avichay Adraee su X, ha avvertito che le attività terroristiche del gruppo Hezbollah obbligano le truppe israeliane a reagire con forza. Questa mossa, simile a quelle adottate durante la guerra del 2024, è accompagnata da una minaccia esplicita: ogni movimento nella zona meridionale potrebbe mettere a rischio la vita degli abitanti. L'ordine arriva dopo mesi di evacuazioni forzate, definite da molti come "ordini di espulsione", che hanno interessato più di 80 comuni libanesi. L'esercito israeliano ha ripetuto l'obiettivo di creare una "nuova barriera difensiva" nel sud del Libano per proteggere il nord israeliano, un'azione che ha suscitato preoccupazioni internazionali.
La situazione si complica ulteriormente con il crescente confronto tra Israele e Hezbollah, che ha già causato 72 morti, tra cui sette bambini, e oltre 400 feriti, secondo il ministero della Salute libanese. La guerra ha anche spostato circa 80.000 persone, che ora si concentrano nei 300 rifugi governativi disponibili. Le truppe israeliane, che hanno occupato posizioni strategiche come Khiam, un'area legata alla guerra civile libanese (1975-1990), hanno riaffermato il loro controllo su zone che in passato erano utilizzate da Hezbollah per operazioni militari. La milizia, che ha subito perdite significative a causa degli attacchi israeliani dal 2023, ha riconosciuto la presenza di "confrontazioni dirette" in queste aree, alimentando ulteriore tensione.
Il contesto della crisi si radica nella lunga storia di conflitti tra Israele e Hezbollah, che ha visto alternare periodi di tregua e escalation. Il governo libanese, in un comunicato del gennaio scorso, aveva annunciato il completamento del disarmo di gruppi irregolari nel sud del Litani, ma le forze armate israeliane continuano a occupare territori considerati da Hezbollah come zona di influenza. L'organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha criticato le "amplie avvertenze" per spostare la popolazione, definendole "ineficaci" e accusando Israele di "installare il terrore". La situazione si è aggravata quando il governo israeliano ha contattato direttamente i residenti del sud del Libano, richiedendo un esodo forzato. Questa mossa ha suscitato preoccupazioni non solo per i civili, ma anche per la comunità internazionale, che ha sollecitato un intervento per mitigare gli effetti umanitari.
Le conseguenze della strategia israeliana si estendono ben al di là del sud del Libano. Gli attacchi aerei, che hanno colpito un deposito sotterraneo di armi e un centro di comando in periferia a Beirut, hanno causato ulteriori perdite civili. A Baalbek, un'area chiave per Hezbollah, un missile ha distrutto un edificio di quattro piani, lasciando sei morti e due dispersi. Gli attacchi israeliani, che si sono intensificati a 100 colpi al giorno, hanno anche interessato zone dove Hezbollah non ha alcuna presenza, come Aramoun e Saadiyat, vicino a Beirut. Il bombardamento del hotel Comfort a Baabda, un'area prevalentemente cristiana e sede di ambasciate, ha suscitato reazioni di indignazione tra i residenti, che accusano Israele di aver colpito un'area tranquilla. La complessità della situazione si accentua con l'azione di Hezbollah, che ha riconosciuto attacchi mirati a indebolire il sistema difensivo israeliano, come la base militare di Tel Hashomer e i radar di Haifa.
La crisi mostra segni di escalation, con entrambe le parti che intensificano le operazioni. L'esercito libanese, che ha descritto l'invasione israeliana come una "violazione flagrante" delle risoluzioni internazionali, ha annunciato di aver riconquistato alcune posizioni abbandonate durante l'offensiva israeliana. Le truppe libanesi hanno anche arrestato 27 individui per "possesso illegale di armi", segno di un tentativo di controllare la situazione. Tuttavia, il comunicato di Adraee ha reso virtualmente il sud del Libano un bersaglio legittimo, con il rischio di colpire abitazioni utilizzate da Hezbollah per scopi militari. Questo approccio ha suscitato preoccupazioni, poiché Israele ha già dimostrato di non esitare a bombardare strutture civili se sospetta di un legame con la milizia. La tensione si fa sentire anche tra i civili, come dimostra il caso del hotel Comfort, dove i proprietari si chiedono se il bombardamento possa essere stato causato da un'accusa di ospitare individui iraniani, sostenitori chiave di Hezbollah. La crisi sembra destinata a proseguire, con il rischio di un ulteriore aumento delle vittime e della sofferenza umanitaria.
Fonte: El País Articolo originale
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