Israele continua bombardamenti in Libano nonostante disarmo di Hezbollah in zona di confine
Israel continua a mantenere i bombardamenti sul Libano nonostante la tregua raggiunta nel 2024 e i progressi nel disarmo graduale della milizia Hezbollah.
Israel continua a mantenere i bombardamenti sul Libano nonostante la tregua raggiunta nel 2024 e i progressi nel disarmo graduale della milizia Hezbollah. Le truppe israeliane hanno lanciato 87 attacchi contro il territorio libanese negli ultimi 30 giorni, un numero maggiore rispetto a quelli registrati in qualsiasi periodo precedente dallo stipulare dell'accordo di cessate il fuoco. Per la prima volta, la metà di queste aggressioni ha mirato al nord del fiume Litani, dopo che Beirut aveva annunciato nel gennaio scorso di aver completato il disarmo delle milizie ostili verso Israele nella zona frontiera. Questo scenario ha creato una situazione di tensione continua, con le forze israeliane che occupano una parte del territorio in violazione del cessate il fuoco e che proiettano la loro influenza attraverso attacchi aerei. Il dominio israeliano sul tercio meridionale del Libano, dove si trovano gli enclavi occupati, ha trasformato la frontiera in una zona militare, ostacolando la ricostruzione e la stabilità che i residenti speravano di vedere con la tregua.
La situazione si complica ulteriormente grazie all'impegno della Presidenza degli Stati Uniti, che, attraverso il mandatario Tom Barrack, ha sottolineato come il destino dei paesi regionali dipenda dal loro avvicinamento a Israele. Barrack ha ribadito che "vanno a Tel Aviv o a Gerusalemme e chiudono un accordo, non c'è alternativa", rafforzando il legame tra la politica statunitense e la normalizzazione del rapporto con Israele. Questo approccio si inserisce nel contesto dei "Patti di Abraham", che mirano a integrare lo Stato ebraico nella regione mediorientale. Tuttavia, il mantenimento degli attacchi israeliani ha creato un dilemma per il governo libanese, che si trova tra la pressione di Israele per un completo disarmo e la volontà di mantenere la sovranità nazionale. La tregua, prevista per il 2024, non ha fermato i combattimenti, con Israele che continua a colpire il sud del Libano, dove la popolazione civile è rimasta esposta a un'ondata di violenze che ha causato oltre 4.000 morti e il dislocamento di un quarto della popolazione.
Il contesto della crisi si arricchisce con la presenza di Hezbollah, milizia chií sostenuta da Iran, che ha aperto un fronte contro Israele poco dopo l'invasione del sud israeliano da parte di Hamas il 7 ottobre 2023. Questo gesto è stato presentato come un atto di solidarietà con la Striscia di Gaza, ma ha alimentato ulteriore tensione tra le forze regionali. La tregua, firmata nel novembre 2024, non ha fermato gli attacchi israeliani, che hanno causato danni estesi alla infrastruttura civile e alla agricoltura. L'uso di armi incendiarie, come il fosforo bianco, ha devastato migliaia di ettari di terreni agricoli, creando un impatto devastante sull'economia libanese. La missione di pace delle Nazioni Unite (UNIFIL) ha denunciato diverse violazioni del cessate il fuoco, tra cui l'uso di droni israeliani per sparare granate vicino ai caschi blu e l'abbattimento di glifosato su aree agricole, un herbicida dannoso per la vegetazione e la fertilità del suolo. Questi episodi hanno messo in discussione la validità della tregua e hanno suscitato preoccupazioni internazionali.
L'analisi delle implicazioni rivela un quadro complesso in cui la guerra non si limita ai fronti militari, ma si estende a livello socio-economico e ambientale. Il governo libanese, già in crisi per la bancarotta e la mancanza di risorse, deve affrontare la ricostruzione di un paese distrutto da anni di conflitti. Il Banco Mondiale ha stimato il costo della ricostruzione a 10 miliardi di euro, ma le risorse disponibili sono limitate, con un prestito di 210 milioni di euro approvato nel dicembre 2024. La comunità internazionale condiziona l'aiuto al disarmo di Hezbollah, ma il governo libanese, che si è distaccato da questa milizia, si trova in una posizione delicata. La pressione israeliana per un completo disarmo, senza tempi precisi, ha complicato ulteriormente le relazioni tra i due paesi. Inoltre, le minacce di Hezbollah, che rifiuta di abbandonare le armi lontano dalla frontiera, hanno acceso il rischio di un conflitto civile interno. La situazione si complica anche con l'impatto ambientale, poiché l'uso di sostanze chimiche ha danneggiato il suolo e la fauna locale, rendendo la ricostruzione ancora più difficile.
La chiusura del quadro evidenzia le sfide future per il Libano e il suo rapporto con Israele. Le negoziazioni tra i due paesi, che hanno visto l'inserimento di rappresentanti civili nel comitato di supervisione del cessate il fuoco, hanno suscitato speranze di un approccio più collaborativo. Tuttavia, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha interpretato il primo contatto diretto con il Libano in quattro decenni come un tentativo di creare la base per una cooperazione economica. Il presidente libanese, Nawaf Salam, ha rifiutato questa prospettiva, sottolineando che il Libano è parte della Iniziativa di Pace Araba, che richiede la creazione di uno Stato palestino per normalizzare le relazioni con Israele. Questo contrasto rafforza l'idea che la normalizzazione tra i due paesi rimanga un'ipotesi fragile, se non impossibile, fino a quando non si risolverà il conflitto tra il Libano e Israele. La situazione, quindi, resta un equilibrio instabile tra pressioni esterne, interessi nazionali e la volontà di superare le divisioni regionali, con il rischio che la guerra continui a fare strage di civili e a destabilizzare ulteriormente un paese già in crisi.
Fonte: El País Articolo originale
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