11 mar 2026

Israele bombarda valle Bekaa e campo di rifugiati palestinesi in sud Libano

Le notizie di un'ondata di attacchi israeliani nel sud e nell'est del Libanò, registrata venerdì 20 febbraio, hanno sconvolto il paese e riacceso le tensioni in un contesto già fragile.

21 febbraio 2026 | 02:09 | 4 min di lettura
Israele bombarda valle Bekaa e campo di rifugiati palestinesi in sud Libano
Foto: Le Monde

Le notizie di un'ondata di attacchi israeliani nel sud e nell'est del Libanò, registrata venerdì 20 febbraio, hanno sconvolto il paese e riacceso le tensioni in un contesto già fragile. Almeno dodici persone sono state uccise in diverse operazioni di bombardamento, tra cui otto morti nella vallata della Bekaa e quattro nella zona di Ain El-Heloué, un campo di rifugiati palestini situato nel sud del paese. L'armata israeliana ha dichiarato di aver colpito "centri di comando del Hezbollah", mentre il movimento iraniano ha sostenuto che un "comandante" del gruppo fosse tra le vittime. Il ministro della salute libanese ha confermato la strage, segnalando che 24 persone sono rimaste ferite, tra cui tre bambini, e che due morti erano già stati registrati nella mattinata dello stesso giorno a Ain El-Heloué, dove un drone israeliano avrebbe eseguito l'attacco. Questi eventi si collocano in un momento di intensa instabilità, nonostante il cessate il fuoco che aveva concluso la guerra tra Israele e il Hezbollah nel novembre 2024. La reazione internazionale, però, è rimasta cauta, con l'Organizzazione delle Nazioni Unite che ha chiesto un'indagine per verificare se siano state rispettate le norme internazionali.

Le operazioni israeliane hanno suscitato preoccupazioni non solo per il numero di vittime, ma anche per la strategia di targeting. L'armata israeliana ha precisato di aver colpito un "centro di comando del Hamas" da cui sarebbero partite operazioni terroristiche, ma il movimento palestinese ha negato che il luogo fosse sotto il suo controllo, condannando l'attacco come "brutale" e "inaccettabile". La stessa dinamica si ripete da tempo: Israele ha sempre sostenuto di combattere il terrorismo, ma le organizzazioni come il Hezbollah e il Hamas accusano la sua strategia di colpire civili. Nel novembre 2024, un raid simile aveva già causato la morte di 13 persone nel campo di Ain El-Heloué, con accuse simili da parte delle forze armate libanesi. L'ONU aveva richiesto un'indagine, sostenendo che almeno 11 bambini fossero tra le vittime. Questi episodi rafforzano le critiche internazionali, che vedono nel targeting indiscriminato un rischio per la pace e per la sicurezza regionale.

Il contesto del conflitto è complesso e multilato. Dopo un anno di guerra tra Israele e il Hezbollah, che aveva visto il movimento iraniano uscire affrancato ma non sconfitto, il cessate il fuoco del novembre 2024 aveva aperto un periodo di tregua. Tuttavia, la pace non è mai stata stabile: le tensioni continuano a salire, alimentate da conflitti interni e da alleanze strategiche. Il Hezbollah, alleato del Hamas, ha sempre rifiutato di smilitarizzarsi, pur essendo stato esonerato da alcune responsabilità militari dopo la guerra. Intanto, il governo libanese ha lanciato un piano per disarmare il movimento, ma Israele accusa i libanesi di non fare abbastanza. La mancanza di risorse finanziarie e tecnologiche per le forze armate libanesi ha reso questa missione estremamente difficile. La situazione si complica ulteriormente con la presenza di gruppi come il Jihad Islamico, che Israele ha recentemente accusato di essere responsabile di un'altra strage nel nord del paese.

Le conseguenze di questi attacchi si estendono ben al di là delle vittime immediate. Il rischio di un ulteriore escalation è alto, specialmente se le forze armate libanesi non riusciranno a mettere in atto il piano di disarmo. Il governo ha dato agli eserciti quattro mesi per completare la seconda fase del programma, ma Israele non sembra soddisfatto. L'assenza di progressi nel processo di disarmo ha reso necessario un intervento esterno, come la riunione prevista a Cairo per preparare una conferenza internazionale per raccogliere fondi per rafforzare le forze di sicurezza libanesi. Questo incontro, coordinato con i membri del Quintet - Arabia Saudita, Francia, Qatar, Egitto e Stati Uniti - rappresenta un tentativo di trovare una via d'uscita al conflitto. Tuttavia, la strada è lunga e piena di ostacoli, soprattutto se si considera la volontà di Israele di mantenere un equilibrio di potere nel Medio Oriente.

La prospettiva futura appare incerta, ma le sfide sono evidenti. Il Libanò, un paese già provato da anni di instabilità politica e economica, deve ora affrontare un conflitto che sembra non voler conoscere la pace. Le operazioni israeliane, sebbene giustificate come reazione al terrorismo, rischiano di alimentare ulteriore odio e tensioni. L'importanza di una soluzione diplomatica, supportata da un accordo internazionale, non può essere sottovalutata. Tuttavia, la complessità delle alleanze e l'interesse dei grandi poteri nel Medio Oriente rendono il processo difficile. Per il momento, il paese è chiuso in un ciclo di violenza e repressione, con le vittime che continuano a crescere e le speranze di una pace duratura che si fanno sempre più remote.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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