11 mar 2026

Israele annuncia riapertura passaggio Gaza-Egitto nei prossimi giorni

L'apertura della frontiera tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, annunciata da Israele, segna un passo significativo nella ricostruzione di un'area devastata da due anni di conflitto.

27 gennaio 2026 | 03:16 | 5 min di lettura
Israele annuncia riapertura passaggio Gaza-Egitto nei prossimi giorni
Foto: The New York Times

L'apertura della frontiera tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, annunciata da Israele, segna un passo significativo nella ricostruzione di un'area devastata da due anni di conflitto. Il governo israeliano ha dichiarato che il passaggio di Rafah, situato vicino alla città di Rafah, sarà riaperto entro giorni per permettere ai palestinesi che hanno lasciato l'enclave durante la guerra di tornare a casa. Questo movimento permetterebbe anche l'evacuazione di circa 18.000 persone che necessitano di cure mediche al di fuori della fragile rete sanitaria della Striscia di Gaza, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. La decisione è stata resa possibile dopo la conclusione della ricerca per trovare i resti del captivo israeliano, il poliziotto Ran Gvili, ucciso durante l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. La sua salma è stata recuperata dopo mesi di operazioni nel territorio palestinese, completando così la missione di restituire i corpi di tutti i civili israeliani e stranieri rimasti in Gaza. Questo evento rappresenta un punto di svolta nel delicato accordo di cessate il fuoco raggiunto a ottobre, che prevedeva la riapertura della frontiera come condizione per la conclusione del conflitto.

La riapertura della frontiera, tuttavia, non è priva di complessità. L'accesso al territorio sarà sottoposto a controlli rigorosi da parte sia di Israele che dell'Egitto, con l'obiettivo di prevenire il ritorno di combattenti o di individui che potrebbero mettere a rischio la stabilità della zona. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha sottolineato che la decisione non è solo un atto di umanità, ma anche un gesto politico per rafforzare la fiducia tra le parti in conflitto. Inoltre, il governo israeliano ha espresso la volontà di permettere a circa 100.000 palestinesi che si sono rifugiati in Egitto di tornare in Gaza, pur riconoscendo che molti di loro si trovano in condizioni di vulnerabilità. La maggior parte della Striscia di Gaza, infatti, è ridotta a rovine dopo anni di bombardamenti e attacchi, rendendo il ritorno un'ipotesi rischiosa. I palestinesi che hanno lasciato l'enclave devono decidere se rientrare in un'area dove la tensione rimane elevata, con il rischio di nuovi scontri tra le forze israeliane e le milizie di Hamas.

La decisione di Israele non si svolge in un contesto isolato, ma è parte di un quadro di negoziati più ampio che include la gestione della crisi umanitaria e la stabilità regionale. Il cessate il fuoco, siglato a ottobre, prevedeva la consegna dei corpi dei caduti israeliani e stranieri come condizione per il ripristino della pace. La consegna di Gvili, il cui corpo è stato ritrovato dopo mesi di ricerche, ha permesso di completare questa fase del piano. Tuttavia, la riapertura della frontiera ha suscitato preoccupazioni riguardo alle implicazioni future. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha espresso il desiderio di vedere il piano di riconciliazione tra Israele e Hamas realizzato, incluso il disarmo delle milizie e la presenza di un esercito internazionale in Gaza. Questi obiettivi, tuttavia, rimangono in bilico a causa delle incertezze politiche e della mancanza di accordi tra le parti. La situazione in Gaza, inoltre, è ulteriormente complicata dall'assenza di un governo legittimo e dalla presenza di gruppi armati che controllano parte del territorio.

La questione della libertà di informazione rappresenta un altro aspetto cruciale nel dibattito sulla riapertura della frontiera. Il governo israeliano ha rifiutato di permettere ai giornalisti stranieri di entrare in Gaza, anche se il cessate il fuoco è in atto da oltre tre mesi. La Corte Suprema israeliana ha considerato un'istanza presentata da una associazione di giornalisti stranieri, che chiedeva il permesso di entrare nel territorio per coprire la situazione. I legali della Foreign Press Association hanno sostenuto che i giornalisti dovrebbero essere considerati pari agli operatori umanitari, che hanno accesso al territorio. Il governo, invece, ha argomentato che l'ingresso dei giornalisti potrebbe mettere a rischio i soldati israeliani. La Corte non ha ancora emesso una decisione, ma il dibattito sull'accesso alla verità sull'area rimane un tema sensibile. La chiusura della frontiera ha limitato la capacità di monitorare la situazione in tempo reale, aumentando il rischio di un'informazione distorta o incompleta.

La riapertura della frontiera, seppur un passo verso la normalizzazione, non elimina le tensioni che continuano a esistere nel territorio. Il conflitto tra Israele e Hamas rimane un'incognita, con le forze armate israeliane che controllano la metà nord-ovest della Striscia di Gaza, mentre Hamas detiene il controllo su gran parte del sud. Molti abitanti si trovano in condizioni di estrema precarietà, con la maggior parte di loro concentrata in tende di fortuna o in zone distrutte. I palestinesi che si sono rifugiati in Egitto, come Kamel Ayyad, un ex membro di una chiesa ortodossa greca, esprimono dubbi sulle possibilità di rientrare in Gaza. Ayyad ha riconosciuto che la situazione è instabile e che il rischio per la famiglia è troppo elevato. L'Egitto, pur accogliendo i rifugiati, ha chiarito che la loro presenza è temporanea, creando una situazione di incertezza per chi ha lasciato la Striscia di Gaza. La decisione di Israele di riaprire la frontiera rappresenta un tentativo di ripristinare un equilibrio fragile, ma il futuro della regione resta incerto.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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