11 mar 2026

Israele annuncia misure per estendere il controllo sulla Cisgiordania

La Knesset israeliana ha approvato un insieme di provvedimenti destinati a rafforzare il controllo israeliano sulla Cisgiordania occupata, un territorio palestinese sotto il controllo israeliano dal 1967.

08 febbraio 2026 | 23:48 | 4 min di lettura
Israele annuncia misure per estendere il controllo sulla Cisgiordania
Foto: Le Monde

La Knesset israeliana ha approvato un insieme di provvedimenti destinati a rafforzare il controllo israeliano sulla Cisgiordania occupata, un territorio palestinese sotto il controllo israeliano dal 1967. La decisione, annunciata il 8 febbraio attraverso un comunicato congiunto dei ministeri della Difesa e delle Finanze, mira a modificare radicalmente la realtà giuridica e civile della regione. Tra le misure adottate, si annoverano la rimozione di restrizioni storiche che vietavano ai cittadini ebrei di acquistare terreni in aree gestite prima della Guerra dei Sei Giorni, la possibilità per le autorità israeliane di gestire siti religiosi anche in zone sotto il controllo dell'Autorità Palestinese, e la semplificazione delle procedure per la costruzione da parte dei coloni. Questi provvedimenti, che riguardano anche luoghi sacri come il caveau dei patriarchi a Hebron e la tomba di Rachel a Betlemme, rappresentano un passo significativo nella politica di espansione e controllo del governo israeliano. L'approvazione di queste norme ha suscitato reazioni immediate da parte della leadership palestinese, che ha definito le misure come un tentativo di annessione della Cisgiordania.

Le nuove regole, che entreranno in vigore immediatamente, prevedono l'applicazione del controllo israeliano anche nelle zone A e B, gestite secondo gli accordi di Oslo dall'Autorità Palestinese. Queste aree, che comprendono circa il 45% del territorio palestinese, saranno soggette a un controllo più stretto, con l'obiettivo di contrastare attività illegali legate all'acqua, ai danni ai siti archeologici e alle problematiche ambientali. Tra le misure più discusse c'è la possibilità per le autorità israeliane di gestire direttamente alcuni luoghi religiosi, inclusi quelli situati in aree sotto il controllo palestinese. Questo include il caveau dei patriarchi, un luogo di culto comune per ebrei, cristiani e musulmani, e la tomba di Rachel, un sito sacro per i cristiani. Inoltre, i permessi per la costruzione da parte dei coloni israeliani saranno ora approvati esclusivamente dalle autorità israeliane, senza la necessità del consenso della municipalità palestinese. Questo cambiamento potrebbe accelerare l'espansione delle colonie, un tema centrale nella politica israeliana.

La decisione del governo israeliano si colloca all'interno di un contesto di crescente tensione tra Israele e i palestinesi, con il conflitto che vede la Cisgiordania come una zona di particolare interesse strategico. L'occupazione del territorio, iniziata nel 1967, ha visto l'espansione di coloni israeliani in aree precedentemente gestite da Giordania. Secondo dati recenti, circa tre milioni di palestinesi vivono in Cisgiordania, accanto a oltre mezzo milione di coloni israeliani. La presenza di coloni, considerata illegale dal diritto internazionale, ha generato un aumento delle tensioni e una riduzione della capacità del governo palestinese di esercitare il controllo territoriale. Le nuove norme, che permettono agli israeliani di gestire direttamente determinati siti religiosi e di semplificare la costruzione, rappresentano un ulteriore passo verso l'integrazione delle aree occupate nel sistema giuridico e amministrativo israeliano. Questo approccio ha suscitato critiche internazionali, con l'Organizzazione delle Nazioni Unite che ha segnalato un incremento record del numero di coloni nel 2025.

Le implicazioni delle nuove misure sono profonde sia per la politica interna israeliana che per le relazioni con i partner internazionali. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha definito la Cisgiordania come "il cuore del Paese" e ha sottolineato che il rafforzamento del controllo è un interesse nazionale e sionista. Questa posizione è condivisa da figure di estrema destra come Bezalel Smotrich, che ha celebrato le norme come un passo verso la creazione di uno Stato ebraico. L'organizzazione Yesha, che rappresenta la maggioranza dei coloni, ha accolto la decisione come un riconoscimento della legittimità del popolo ebreo sul territorio. Tuttavia, le misure hanno suscitato reazioni contrarie da parte della comunità internazionale, con la Palestina che ha definito le azioni israeliane come un tentativo di annessione illegale. L'escalation delle tensioni potrebbe portare a un aumento delle violenze e a un aggravamento delle relazioni diplomatiche, con il rischio di un impatto negativo sulle economie regionali e sulle opportunità di pace.

La situazione nella Cisgiordania rimane un tema cruciale per il futuro del Medio Oriente. Le nuove regole israeliane, se applicate, potrebbero intensificare le tensioni e ridurre ulteriore le possibilità di un accordo di pace. L'espansione delle colonie, che ha raggiunto un picco nel 2025, rappresenta un fattore di instabilità che potrebbe influenzare non solo il conflitto palestinese-israeliano, ma anche le relazioni tra Israele e i paesi arabi. La comunità internazionale, che ha espresso preoccupazione per l'occupazione e l'annessione, dovrà valutare come intervenire per mitigare gli effetti delle nuove misure. Intanto, i palestinesi continuano a chiedere un piano di pace che rispetti i diritti del popolo palestinese e rispetti le norme del diritto internazionale. La strada per una soluzione sembra sempre più complicata, con le scelte politiche israeliane che potrebbero determinare il destino del conflitto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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