11 mar 2026

Israele accusato dall'ONU di voler imporre un cambiamento demografico a Gaza e Cisjordanie

L'Alto Commissario Onu Volker Türk ha denunciato il 'cambiamento demografico' israeliano in Cisgiordania e Gaza, accusando forze di sicurezza di spostamenti forzati e violenze, con preoccupazioni per una 'pulizia etnica' e crisi umanitaria.

26 febbraio 2026 | 20:50 | 4 min di lettura
Israele accusato dall'ONU di voler imporre un cambiamento demografico a Gaza e Cisjordanie
Foto: Le Monde

Il 26 febbraio 2025, il Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha lanciato un forte allarme sulle azioni compiute da Israele in Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza, definendole come un tentativo di "cambiamento demografico permanente" nei territori palestinesi. Nella sua dichiarazione a Ginevra, Türk ha sottolineato come le operazioni militari israeliane, in particolare quelle condotte a partire da gennaio 2025 nel nord della Cisgiordania, abbiano causato il trasferimento forzato di circa 32.000 Palestinesi. Secondo le informazioni fornite dal suo ufficio, i dati confermano che le forze di sicurezza israeliane hanno utilizzato una forza eccessiva e non necessaria, generando preoccupazioni legate a una possibile "pulizia etnica". Queste azioni, secondo il Commissario, si inseriscono in un contesto più ampio di tensioni che hanno visto un aumento delle violenze in Cisgiordania occupata, a causa dell'escalation della guerra in Gaza, scatenata dall'attacco di Hamas al territorio israeliano il 7 ottobre 2023.

Le operazioni israeliane in Cisgiordania hanno avuto un impatto significativo sulla popolazione palestinese, con numerose vittime registrate da entrambe le parti. Secondo le cifre verificate dal Commissariato, 1.020 Palestinesi sono stati uccisi tra ottobre 2023 e febbraio 2025 a causa delle azioni delle forze di sicurezza israeliane, mentre i dati ufficiali israeliani indicano che 45 israeliani, tra cui soldati, sono morti a causa di attacchi palestinesi nello stesso periodo. Questi numeri sottolineano la complessità del conflitto, che ha visto un aumento del numero di incidenti e una escalation delle violenze, con le forze di sicurezza israeliane che continuano a fare uso di armi in modo eccessivo. Inoltre, il governo israeliano ha annunciato nel mese di febbraio una serie di misure volte a rafforzare il controllo su Cisgiordania, tra cui l'agevolazione dell'acquisto di terreni da parte degli israeliani. Queste iniziative hanno suscitato numerose critiche a livello internazionale, con alcune autorità dell'ONU che le hanno definite come un "accorpamento progressivo di fatto" del territorio palestinese.

La situazione in Cisgiordania occupata è da tempo segnata da un contesto di tensioni e conflitti, con Israele che ha mantenuto il controllo del territorio dal 1967. La guerra in Gaza, iniziata con l'attacco di Hamas il 7 ottobre 2023, ha ulteriormente complicato la situazione, portando a un aumento delle violenze in Cisgiordania. Da allora, le operazioni israeliane hanno colpito diversi settori della popolazione palestinese, con un numero crescente di vittime e un aumento del numero di dislocamenti. L'escalation delle violenze ha creato un clima di instabilità, con le forze di sicurezza israeliane che continuano a usare metodi di repressione severi. Questo scenario ha suscitato preoccupazioni internazionali, con l'ONU che ha espresso preoccupazioni circa il rischio di un "cambiamento demografico permanente" nei territori palestinesi, un termine che richiama le accuse di "pulizia etnica" avanzate da diversi osservatori.

Le conseguenze delle azioni israeliane in Cisgiordania e in Gaza sono state devastanti, con un impatto significativo sulla popolazione civile. Secondo il Commissario Türk, il crollo delle infrastrutture e la distruzione di quartieri interi hanno portato a una situazione di crisi umanitaria, con milioni di palestinesi costretti a lasciare le loro case. La quasi totalità dei 2 milioni di abitanti della Striscia di Gaza ha subito almeno un dislocazione forzata, con le operazioni militari che hanno ridotto gran parte del territorio in rovine. Il Commissariato ha rilevato che la combinazione di attacchi intensi, distruzione sistematica e mancato supporto umanitario ha creato un ambiente di grave vulnerabilità. Queste azioni, secondo le autorità onus, potrebbero portare a un "cambiamento demografico permanente", con un aumento del numero di palestinesi spostati e un ridotto accesso alle risorse. La situazione in Gaza, in particolare, è diventata un simbolo del conflitto più ampio, con le vittime che continuano ad aumentare e le condizioni di vita che si aggravano a causa delle operazioni militari.

Le prospettive future sembrano sempre più incerte, con il conflitto che mostra segni di escalation e una mancanza di soluzioni politiche. L'ONU ha espresso preoccupazioni circa l'impatto delle azioni israeliane sulle popolazioni civili, con il rischio di un aumento del numero di vittime e un peggioramento delle condizioni di vita. La comunità internazionale, attraverso organismi come il Commissariato onus, ha chiesto un intervento immediato per mitigare gli effetti della guerra e proteggere i diritti umani. Tuttavia, la mancanza di un accordo politico e la persistenza delle tensioni rendono difficile trovare un'uscita al conflitto. La situazione, inoltre, si complica ulteriormente con il rischio di un aumento delle violenze e un peggioramento delle condizioni umanitarie, con un impatto significativo sulle popolazioni civili. La strada verso una soluzione sembra bloccata, con le parti coinvolte che non riescono a trovare un punto di incontro. L'unico modo per arrestare la spirale di violenza è un intervento internazionale forte e un impegno politico concreto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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