Iraniana Nobel riceve seconda condanna e finisce fame di giustizia
Narges Mohammadi, la premiata con il Nobel per la Pace e attivista iraniana, ha ricevuto un ulteriore condanna a carcere per un periodo superiore a sette anni e mezzo, anche prima di aver completato la sua precedente pena.
Narges Mohammadi, la premiata con il Nobel per la Pace e attivista iraniana, ha ricevuto un ulteriore condanna a carcere per un periodo superiore a sette anni e mezzo, anche prima di aver completato la sua precedente pena. La famiglia e i legali della donna hanno annunciato questa notizia sabato, rivelando che Mohammadi ha interrotto una digiuno di sei giorni dopo aver ricevuto cure ospedaliare per condizioni di salute in peggioramento. La Narges Foundation, organizzazione francese che rappresenta la sua causa, ha espresso preoccupazione per lo stato di salute della prigioniera, che ha iniziato il digiuno in protesta per la sua detenzione considerata illegale. La condanna arriva in un contesto di crescente repressione in Iran, dove le proteste di massa del 2022 hanno scatenato una campagna di censura e arresti di chi si oppone al regime. La sentenza, emessa in un nuovo processo, include accuse di "concorso e assemblea contro la sicurezza nazionale" e "propaganda contro lo Stato islamico", portando il totale delle anni di carcere a 17. Questo aumento della pena segna un ulteriore passo nella strategia del governo iraniano di marginalizzare i dissidenti e reprimere le voci critiche verso il sistema politico.
Mohammadi, 53 anni, è stata una delle figure più note del movimento per i diritti civili in Iran, attiva da oltre una decina di anni nella lotta contro la pena di morte, le leggi obbligatorie del velo e l'uso della detenzione isolata. Le sue azioni hanno portato a diverse condanne, tra cui un precedente carcere di 10 anni per aver criticato le politiche del regime. Il 2023 è stato un anno cruciale per la sua storia: è stata assegnata il Nobel per la Pace, ma non è riuscita a riceverlo di persona poiché era in carcere a Teheran. Durante il periodo di detenzione, ha ottenuto un permesso medico per ricevere cure per problemi di salute cronici, ma questa libertà è stata interrotta nel dicembre 2024 con il suo arresto a Mashhad, città del nord-est, per partecipare a un commemorazione di un avvocato dei diritti umani. Le autorità iraniane hanno legato la sua condanna al comportamento durante il permesso medico, accusandola di non aver rispettato le restrizioni. La sua famiglia ha riferito che, subito dopo l'arresto, Mohammadi ha riferito di essere stata brutalmente picchiata e costretta a un ricovero ospedaliero.
La situazione si è complicata ulteriormente quando, nel febbraio 2025, Mohammadi ha iniziato una digiuno per protestare contro la sua detenzione e la mancanza di accesso alle cure mediche. La digiuno è stata interrotta sabato, dopo sei giorni, quando è stata trasferita in ospedale per condizioni di salute in peggioramento. Secondo la Narges Foundation, non è stato permesso a Mohammadi di contattare la famiglia o i legali da quando ha avuto un colloquio il 14 dicembre. Solo sabato è stato consentito un breve incontro con il suo avvocato, Mostafa Nili, che ha condiviso sui social media l'ulteriore condanna e l'ordine di vivere in "esilio interno" a Khusf, una città del sud-est distante oltre 450 chilometri da Teheran. Nili ha descritto la sentenza come una punizione crudele, sottolineando che il governo iraniano sta intensificando la repressione contro chi si oppone al regime.
L'arresto e la condanna di Mohammadi si collocano all'interno di un contesto di crescente repressione in Iran, dove le proteste del 2022 hanno scatenato un'ondata di arresti e censura. Le autorità hanno giustificato le misure come necessarie per mantenere la stabilità sociale, ma i gruppi umanitari denunciano una strategia di intimidazione verso chi si espone a criticare il sistema politico. La Narges Foundation, guidata da Chirinne Ardakani, ha definito il processo contro Mohammadi "ingiusto" e una conseguenza diretta del clima di paura creato dal regime. La prigioniera è considerata un simbolo della lotta per i diritti civili in un Paese dove il governo ha rafforzato il controllo sulle libertà di espressione e di associazione. Le sue azioni e quelle di altri attivisti hanno attirato l'attenzione internazionale, con organismi come l'ONU e l'Unione europea che hanno espresso preoccupazione per la sua salute e la sua posizione.
La condanna di Mohammadi ha suscitato reazioni contrastanti a livello globale. Mentre alcuni leader politici e gruppi umanitari hanno condannato l'arresto e la pena, il governo iraniano ha sottolineato il rispetto per la legge e la necessità di mantenere l'ordine pubblico. La situazione potrebbe evolversi con ulteriori provvedimenti da parte delle autorità, che potrebbero limitare ulteriormente i diritti di Mohammadi o intensificare la repressione contro i dissidenti. Tuttavia, il suo caso rimane un simbolo della lotta per i diritti umani in un Paese dove le libertà sono sottoposte a un controllo rigoroso. La sua salute, già compromessa da anni di carcere e maltrattamenti, rappresenta un problema urgente che potrebbe attirare ulteriore attenzione internazionale. La comunità internazionale continuerà probabilmente a monitorare le condizioni di Mohammadi e a chiedere un dialogo con il regime iraniano per garantire i diritti delle voci critiche. La sua storia potrebbe diventare un punto di riferimento per chi si batte per la giustizia e la libertà in un contesto di crescente tensione.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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