11 mar 2026

Iran: TV iraniana conferma morte di Khamenei

L'Iran ha subito un'ondata di attacchi coordinati da parte degli Stati Uniti e di Israele, mirati alle basi americane nell'area del Golfo, con conseguenze devastanti in diversi paesi.

01 marzo 2026 | 03:54 | 4 min di lettura
Iran: TV iraniana conferma morte di Khamenei
Foto: Repubblica

L'Iran ha subito un'ondata di attacchi coordinati da parte degli Stati Uniti e di Israele, mirati alle basi americane nell'area del Golfo, con conseguenze devastanti in diversi paesi. L'operazione, annunciata dal presidente Usa Donald Trump dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ha visto l'uso di droni per colpire l'aeroporto di Dubai, dove si sono registrati quattro feriti, e gli hotel di lusso Burj Al Arab e Fairmont The Palm. A Teheran, dove si è svolta una cerimonia funebre per Khamenei, si sono registrate esplosioni e una reazione emotiva del popolo iraniano, che ha festeggiato la notizia della morte della figura centrale della Repubblica islamica. L'attacco ha messo in luce la tensione tra l'Iran e i suoi avversari, con il regime iraniano che ha dichiarato una punizione "severa" per chiunque abbia partecipato all'uccisione della Guida Suprema. La situazione si è complicata ulteriormente con l'annuncio della morte della figlia e del nipote di Khamenei, che ha scatenato una reazione emotiva e politica in tutto il Paese.

L'attacco ha visto la partecipazione attiva di Israele, il cui esercito ha dichiarato di aver lanciato un'operazione mirata ai sistemi di difesa aerea iraniani. Gli Stati Uniti, attraverso l'uso di droni, hanno colpito il Bahrein e il Qatar, dove si sono verificati danni materiali ma nessuna vittima. L'aeroporto di Dubai, un hub strategico per il traffico aereo internazionale, è stato oggetto di un attacco che ha causato un incendio nel Burj Al Arab, un simbolo del lusso e dell'ospitalità del Paese. Le autorità locali hanno riferito che le operazioni di soccorso sono in corso, ma non si registrano perdite di vite umane. Al contempo, l'Iran ha rivelato l'uccisione di due membri della famiglia di Khamenei, una notizia che ha suscitato reazioni contraddittorie all'interno del Paese, con alcuni che hanno visto nell'evento un segno di destabilizzazione interna e altri che hanno celebrato la morte della Guida Suprema come un passo verso la liberazione.

Il contesto di questa crisi risale a anni di tensioni tra l'Iran e gli Stati Uniti, culminate nella morte di Khamene, avvenuta il 28 febbraio. La Guida Suprema, in carica dal 1989, era un simbolo di potere e una figura centrale nel sistema politico iraniano. La sua morte ha suscitato una reazione immediata da parte del regime, che ha dichiarato un periodo di lutto di 40 giorni e di festa per sette giorni, in onore del martirio. La famiglia di Khamenei, però, ha subito un colpo durissimo, con la morte della figlia e del nipote, eventi che hanno alimentato speculazioni sulle dinamiche interne al regime. Al contempo, l'Iran ha rafforzato la sua posizione di difesa, annunciando attacchi mirati a coloro che avessero partecipato alla sua uccisione, con una dichiarazione dei Guardiani della Rivoluzione che ha promesso una "punizione severa" per i responsabili. Questi eventi si sono verificati in un momento di instabilità regionale, con il Golfo Medio orientale sempre più coinvolto in conflitti che coinvolgono diversi attori geopolitici.

L'analisi della situazione rivela una profonda complessità, con implicazioni che spaziano dal livello regionale a quello internazionale. L'attacco Usa-Israele ha messo in evidenza l'escalation delle tensioni tra i due paesi e l'Iran, con il rischio di un conflitto più ampio che potrebbe coinvolgere anche altri alleati regionali. La morte di Khamenei ha inoltre scatenato una reazione interna all'Iran, dove le forze politiche e religiose si stanno confrontando su come gestire la successione al potere. Il ruolo del presidente Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto, è diventato cruciale, con il suo appello per una transizione democratica che ha suscitato sia speranze che preoccupazioni. Al tempo stesso, l'Iran ha rafforzato le sue alleanze con Paesi come la Siria e la Libia, cercando di controbilanciare la pressione esterna. La situazione si presenta quindi come un punto di non ritorno, con potenziali conseguenze drammatiche per la stabilità del Golfo e per le relazioni internazionali.

La chiusura di questa vicenda si presenta incerta, con prospettive che dipendono da come i diversi attori coinvolgeranno il conflitto. L'Iran potrebbe rispondere con attacchi mirati a obiettivi strategici negli Stati Uniti o in Israele, aumentando il rischio di un conflitto armato. Al tempo stesso, il presidente Trump ha espresso la sua intenzione di proseguire la politica di pressione contro l'Iran, anche se la sua posizione è in dubbio a causa della successione al potere negli Stati Uniti. La comunità internazionale, tra l'altro, ha espresso preoccupazione per l'escalation delle tensioni, con organismi come l'ONU che hanno chiesto un dialogo per evitare un conflitto che potrebbe coinvolgere milioni di persone. La situazione rimane quindi in bilico, con il rischio di una crisi che potrebbe avere conseguenze durature per la geopolitica mondiale.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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