11 mar 2026

Iran stroncò un'insurrezione popolare con forza letale

La violenza delle forze di sicurezza iraniane nei confronti dei manifestanti ha scatenato una crisi senza precedenti nel Paese, con un bilancio di decine di migliaia di vittime.

27 gennaio 2026 | 23:53 | 5 min di lettura
Iran stroncò un'insurrezione popolare con forza letale
Foto: The New York Times

La violenza delle forze di sicurezza iraniane nei confronti dei manifestanti ha scatenato una crisi senza precedenti nel Paese, con un bilancio di decine di migliaia di vittime. A iniziare la sequenza di eventi è stato il 27 dicembre scorso, quando i dimostranti hanno iniziato a protestare contro la crisi economica e le condizioni di vita sempre peggiori. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, si sono trasformate in un'ondata di proteste spontanee che ha coinvolto diverse città del Paese. La situazione si è intensificata nel primo mese dell'anno, con le forze di sicurezza che hanno risposto con un uso eccessivo della forza, sparando a volontà sui dimostranti. Le immagini di persone ferite o uccise, condivise attraverso video verificati, hanno rivelato la brutalità del governo. La repressione ha colpito non solo i manifestanti, ma anche i civili, con un bilancio che potrebbe superare i 5.000 morti, secondo le stime di organizzazioni come l'Iran Human Rights. La reazione del governo è stata severa, con l'ordine di "uccidere senza pietà" da parte del leader supremo, Ayatollah Ali Khamenei, che ha dichiarato guerra a chiunque si opponga al regime.

La repressione ha avuto un impatto devastante su molte città, tra cui Tehran, Karaj e Isfahan, dove i manifestanti sono stati bersaglio di sparatorie e attacchi con esplosivi. A Tehran, le forze di sicurezza hanno sparato da una stazione di polizia, mentre a Karaj i dimostranti sono stati colpiti da colpi di fucile. A Isfahan, i giovani si sono barricati in un vicolo, mentre i rumori di spari e esplosioni hanno rivelato la violenza del confronto. Le immagini di proteste, condivise da cittadini che hanno evitato le restrizioni internet, hanno mostrato la vastità del movimento e la ferocia della risposta dello Stato. Tra le testimonianze più truculente, quelle di Nasim Pouraghayee, una madre che è morta dopo essere stata colpita da un proiettile mentre marciava in una piazza. La sua storia, raccontata da un cugino, ha rivelato il terrore delle forze di sicurezza, che hanno sparato senza distinzioni. Le immagini di un video verificato hanno mostrato come i dimostranti, spaventati, si siano dispersi, mentre i proiettili hanno colpito alcuni di loro.

Le proteste non sono state solo un atto di ribellione contro la crisi economica, ma anche un segno di insoddisfazione verso il governo e la leadership religiosa. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva sostenuto i dimostranti, minacciando intervento militare, il che ha ulteriormente alimentato la tensione. Le forze di sicurezza, però, hanno risposto con una repressione senza esclusione di colpi, con le autorità che hanno ordinato di "uccidere senza pietà". Questo ha portato a un aumento esponenziale delle vittime, con numeri che si aggirano intorno ai 5.000, secondo alcune organizzazioni. L'Iran Human Rights, un'organizzazione norvegese, ha confermato almeno 3.400 morti, mentre un'organizzazione americana ha stimato un bilancio che potrebbe quadruplicare. La repressione ha avuto conseguenze devastanti, con centinaia di feriti e una enorme quantità di vittime. Le autorità, però, hanno cercato di minimizzare l'episodio, dichiarando che i morti erano solo 3.117, tra cui 427 agenti di sicurezza. Questo contrasto tra le stime ha sollevato dubbi su come sia stato conteggiato il bilancio.

La repressione ha avuto un impatto profondo non solo sulle vittime, ma anche sulla società iraniana. Le famiglie dei manifestanti, le persone che hanno partecipato alle proteste e i medici che hanno visto le conseguenze delle sparatorie hanno raccontato storie di dolore e terrore. Molti hanno chiesto di non rivelare il loro nome per paura di vendetta. Le immagini di centinaia di corpi portati in un morgue a Tehran, condivise da un testimone, hanno rivelato la gravità del bilancio. Inoltre, le testimonianze di medici e infermieri hanno descritto come i feriti fossero stati trasportati in ospedali, dove alcuni sono morti prima di arrivare. Le immagini di corpi avvoltoi in un'ospedale a Tehran Pars, condivise da un video verificato, hanno mostrato la brutalità della repressione. La reazione del governo, però, non si è limitata ai fucili: le forze di sicurezza hanno anche usato gas lacrimogeni e manganelli, con conseguenze devastanti per i dimostranti. La repressione ha colpito non solo i manifestanti, ma anche i civili, con un impatto che si estende a tutta la società.

La situazione si è conclusa con il calo delle proteste nel primo week-end di gennaio, quando le forze di sicurezza hanno ritenuto di aver raggiunto il loro obiettivo. Tuttavia, il bilancio di vittime rimane un segno di una repressione senza esclusione di colpi. Le organizzazioni internazionali continuano a monitorare la situazione, sperando di ottenere una verità completa. Gli eventi del mese di gennaio sono diventati un simbolo di una lotta tra il popolo iraniano e il regime, con conseguenze che potrebbero influenzare il futuro del Paese. Le vittime, le storie di dolore e la repressione mostrano come la crisi in Iran non sia solo economica, ma anche sociale e politica. La risposta del governo, con la sua brutalità, ha rafforzato la determinazione dei manifestanti, ma ha anche aumentato le tensioni interne, con un impatto che potrebbe proseguire per mesi. La situazione rimane incerta, ma il ricordo delle proteste e della repressione sarà difficile da cancellare.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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