11 mar 2026

Iran pronta alla guerra, Trump valuta colpi mirati

La situazione in Iran si trova in un momento di estrema incertezza, con circa 90 milioni di cittadini che vivono tra il timore di un conflitto armato e la speranza di un accordo diplomatico.

24 febbraio 2026 | 17:26 | 5 min di lettura
Iran pronta alla guerra, Trump valuta colpi mirati
Foto: The New York Times

La situazione in Iran si trova in un momento di estrema incertezza, con circa 90 milioni di cittadini che vivono tra il timore di un conflitto armato e la speranza di un accordo diplomatico. Dopo giorni di scambi di minacce e inviti a negoziare tra funzionari americani e iraniani, le trattative indirette a Ginevra sono considerate l'ultima possibilità di evitare una guerra che potrebbe destabilizzare l'intero Medio Oriente. Mentre alcuni iraniani si preparano a fuggire, comprando generatori di emergenza e organizzando spostamenti verso aree rurali, altri si sentono impotenti, privi di mezzi per affrontare una crisi che sembra inevitabile. Tra questi, Payman, un imprenditore di 45 anni a Teheran, esprime un senso di sconforto, affermando che tutto sembra un "limbo" in cui non si sa se la guerra sarà evitata o meno. Il clima di tensione è ulteriormente alimentato da una crisi economica profonda, con l'indebolimento del dollaro iraniano e un'inflazione che ha superato il 60 per cento rispetto al 2022, rendendo accessibili solo i beni più essenziali. La popolazione, ormai abituata a vivere con risorse limitate, si trova tra due scelte: prepararsi per un'emergenza o accettare il destino incerto che si avvicina.

Le preparazioni per un'eventualità di guerra sono diventate parte della routine quotidiana, ma non tutti riescono a metterle in atto. Molti iraniani, in particolare quelli che vivono in aree metropolitane, si stanno organizzando per lasciare la città, cercando strade alternative per evitare i blocchi stradali che potrebbero verificarsi in caso di conflitto. Durante la guerra con Israele del giugno scorso, migliaia di persone hanno abbandonato Teheran per spostarsi nei dintorni del Mar Caspio o nelle montagne, ma il viaggio è stato lungo e difficile, con alcuni che hanno impiegato quasi un giorno per raggiungere i luoghi sicuri. Anche se il governo ha dichiarato che le stazioni di metropolitana e i parcheggi sotterranei potrebbero essere utilizzati come rifugi, esperti locali hanno sottolineato che mancano infrastrutture essenziali come impianti di riscaldamento, ventilazione e servizi igienici. Inoltre, il sindaco di Teheran, Alireza Zakani, ha rifiutato di preoccuparsi per la mancanza di pianificazione, affermando che non ci sarebbe un conflitto così grave da richiedere misure di emergenza. Questa posizione ha suscitato critiche, soprattutto dopo l'esperienza dell'anno scorso, quando la mancanza di preparazione ha lasciato molte famiglie senza riparo.

Il contesto di questa situazione è radicato in una lunga storia di tensioni tra Iran e Stati Uniti, che si sono intensificate negli ultimi anni a causa delle sanzioni economiche, dei conflitti regionali e della politica estera. La crisi economica, in particolare, ha colpito duramente il popolo iraniano, con il dollaro iraniano che ha perso gran parte del suo valore e un'inflazione che ha reso inaccessibili alimentari e beni di base. Secondo un quotidiano iraniano, il valore del rial è sceso a livelli record, con conseguenze devastanti per le famiglie che non riescono a coprire i costi di vita. A questa situazione si aggiunge il clima di paura generato dagli ultimi eventi, come la repressione dei protesti del dicembre scorso, dove le forze di sicurezza hanno usato la forza letale per reprimere le dimostrazioni. La popolzza, già fragile, si sente esposta a un futuro incerto, con la sensazione di non poter fare nulla per proteggersi. In questo contesto, le notizie sulle trattative a Ginevra non solo alimentano l'incertezza, ma anche la speranza di un sollievo che potrebbe arrivare solo attraverso un accordo diplomatico.

Le conseguenze di una guerra tra Iran e Stati Uniti potrebbero essere devastanti, non solo per le popolazioni civili, ma anche per l'intero contesto geopolitico. La mancanza di preparazione del governo iranese, insieme all'incertezza della popolazione, potrebbe portare a un caos che non si può prevedere. Mentre alcuni iraniani si organizzano per sopravvivere, altri si sentono impotenti, privi di risorse economiche per affrontare un'emergenza. La crisi economica ha reso difficile anche la semplice sopravvivenza quotidiana, con famiglie che devono scegliere tra affitto e cibo. Inoltre, la possibilità che il governo iranese possa interrompere i servizi di telecomunicazione, come è successo durante la guerra del giugno scorso, ha spinto alcuni a cercare di prepararsi per il peggio. Sono nati gruppi di condivisione online, dove si scambiano consigli su come accumulare risorse, come preparare un piano di emergenza o come usare strumenti come i servizi VPN per mantenere la connessione. Questi sforzi, tuttavia, sono limitati, soprattutto per coloro che non hanno mezzi sufficienti per acquistare alimenti o medicine per un periodo prolungato. La situazione, quindi, è un mix di paura, preparazione e impotenza, con un'incertezza che sembra crescere ogni giorno.

La prospettiva futura dipende da quanto riusciranno le parti a trovare un accordo che possa evitare la guerra. Le trattative a Ginevra rappresentano una possibilità, ma non la certezza, di un dialogo che potrebbe portare a un compromesso. Tuttavia, la mancanza di preparazione del governo e la crisi economica continuano a alimentare la preoccupazione. Mentre alcuni iraniani si concentrano su come sopravvivere, altri si chiedono se il conflitto sia davvero inevitabile o se esiste ancora una possibilità di pace. La popolazione, divisa tra chi cerca di fare qualcosa per proteggersi e chi si sente abbandonato, vive in un limbo che sembra non avere fine. La speranza di un accordo rimane, ma la tensione continua a crescere, con il rischio che la situazione possa degenerare in un conflitto che potrebbe avere conseguenze disastrose per l'intero Medio Oriente. Il destino di circa 90 milioni di persone, quindi, si gioca su un equilibrio fragile, tra la ricerca di soluzioni e la paura di un futuro incerto.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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