11 mar 2026

Iran: Preparativi per la guerra e piani di sopravvivenza

L'Iran rafforza la difesa sotto Larijani, delegato da Khamenei per gestire minacce esterne e interni. Piani di guerra e diplomazia bilanciati, ma tensioni sociali e economiche alimentano incertezza.

22 febbraio 2026 | 08:38 | 4 min di lettura
Iran: Preparativi per la guerra e piani di sopravvivenza
Foto: The New York Times

La situazione politica e militare dell'Iran si è intensificata negli ultimi mesi, con il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei che ha affidato al ministro della sicurezza nazionale Ali Larijani la gestione delle difese del paese in un contesto di tensioni internazionali e minacce potenzialmente devastanti. Larijani, un veterano politico e ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ha assunto un ruolo centrale nel governo, superando il presidente Masoud Pezeshkian, il quale ha continuato a sottolineare la sua mancanza di competenze politiche. La decisione di Khamenei di delegare a Larijani la gestione della sicurezza nazionale arriva in un momento cruciale, segnato da proteste popolari e la presenza di forze straniere come gli Stati Uniti. L'obiettivo dichiarato del leader supremo è garantire la sopravvivenza del regime non solo di fronte a possibili attacchi bellici, ma anche a minacce di assassinio della leadership, tra cui lui stesso. Questo scenario ha portato a un rafforzamento delle strutture di comando e a una pianificazione dettagliata per gestire eventuali conflitti, con un focus particolare su una guerra con gli Stati Uniti.

Larijani, noto per la sua lunga esperienza politica e militare, ha assunto un ruolo chiave nel coordinare le risposte al conflitto con Israele e nel gestire le relazioni con alleati come la Russia, il Qatar e l'Oman. Il suo mandato include la gestione delle proteste interne, la negoziazione di accordi nucleari con gli Stati Uniti e la preparazione di piani di sopravvivenza in caso di guerra. Nelle sue dichiarazioni recenti, Larijani ha sottolineato che l'Iran è stato in grado di identificare e correggere le sue vulnerabilità negli ultimi mesi, dichiarando di essere "più potente che mai". Tuttavia, ha ribadito che l'Iran non cerca la guerra, ma è pronto a rispondere con fermezza se gli Stati Uniti la forzano. Questi piani di difesa sono stati ulteriormente rafforzati dopo l'attacco israeliano di giugno, che ha colpito le strutture militari iraniane e ha messo in evidenza la necessità di una preparazione più completa.

Il contesto della crisi iraniana si colloca in un periodo di instabilità interna e esterna. Le proteste del gennaio 2024, che hanno coinvolto diversi settori della popolazione, hanno messo in evidenza le tensioni sociali e le insoddisfazioni del popolo. In parallelo, gli Stati Uniti hanno intensificato la loro presenza nel Golfo Persico, con minacce di azioni militari contro l'Iran. Questo scenario ha portato Khamenei a delegare a Larijani la gestione della sicurezza nazionale, non solo per gestire le minacce esterne, ma anche per mantenere il controllo interno. L'obiettivo è stato di creare un sistema di comando che possa funzionare anche in caso di interruzione delle comunicazioni o di un evento estremo come un attacco diretto al leader supremo. La preparazione include anche piani per la successione, con Khamenei che ha identificato candidati per il ruolo di successore, pur mantenendo Larijani come figura chiave nel comando militare durante una guerra.

L'analisi delle implicazioni di questa situazione rivela una strategia complessa che combina difesa interna, preparazione militare e gestione delle relazioni internazionali. L'Iran, con la sua posizione geografica e la presenza di forze armate ben organizzate, si presenta come un potenziale alleato per Paesi regionali e un avversario per potenze straniere. La decisione di posizionare lanciatori di missili vicino alla frontiera con l'Iraq e lungo le coste del Golfo Persico indica una volontà di rispondere alle minacce con un'azione diretta. Tuttavia, il regime cerca di bilanciare questa postura con negoziati diplomatici, come la discussione su un accordo nucleare con gli Stati Uniti. Questo doppio approccio, che combina una preparazione militare intensa con tentativi di dialogo, riflette la complessità del contesto geopolitico e la ricerca di un equilibrio tra difesa e diplomazia.

La prospettiva futura sembra segnata da un'incertezza crescente, con il rischio di un conflitto che potrebbe avere conseguenze globali. L'Iran, pur mantenendo una posizione di resistenza, deve affrontare le sfide interne, come la gestione delle proteste e la mancanza di risorse economiche. La leadership, guidata da Khamenei e Larijani, cerca di preparare il paese per qualsiasi scenario, ma la sua capacità di mantenere il controllo dipende da fattori esterni e interni. Il rafforzamento delle strutture di comando e la pianificazione per la successione indicano un'attenzione alle potenziali crisi, ma non riescono a risolvere le tensioni interne. La situazione rimane quindi in bilico, con il regime che cerca di mantenere la sua autorità nonostante le pressioni esterne e le sfide interne. La questione dell'Iran non si risolve solo con la forza, ma anche con la capacità di gestire le complessità politiche e sociali del paese.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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