11 mar 2026

Iran: nuove proteste negli atenei, scontri con i basij. Usa mirano a Khamenei e figlio

L'Iran vive un momento di estremo tensione, con le proteste e le rivolte che segnano un'escalation di conflitti tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti.

21 febbraio 2026 | 17:42 | 4 min di lettura
Iran: nuove proteste negli atenei, scontri con i basij. Usa mirano a Khamenei e figlio
Foto: Repubblica

L'Iran vive un momento di estremo tensione, con le proteste e le rivolte che segnano un'escalation di conflitti tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti. Da giorni, i funerali delle vittime delle repressioni di gennaio si sono trasformati in momenti di ribellione, con gli studenti e i cittadini che manifestano in strada, chiedendo libertà e giustizia. La situazione si complica ulteriormente con le negoziazioni sul programma nucleare, dove Teheran si rifiuta di esportare le sue scorte di uranio altamente arricchito, ma è disposto a diluirlo sotto la supervisione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Intanto, il presidente americano Donald Trump valuta l'opzione di un'azione militare, con la sua flotta navale in Medio Oriente pronta a intervenire. La crisi si intreccia con i scontri in università e i confronti tra manifestanti e forze di sicurezza, che segnalano una crescente instabilità nel Paese.

La proposta iraniana di diluire l'uranio al 20% o meno rappresenta un tentativo di trovare un compromesso, ma il rifiuto di esportare le scorte è un segnale chiaro di resistenza. Gli Stati Uniti, attraverso l'amministrazione Trump, cercano di spingere Teheran verso un accordo, ma la posizione dell'Iran sembra consolidarsi. Le fonti iraniane sottolineano che i materiali nucleari non lasceranno il Paese, un'affermazione che potrebbe influenzare le decisioni americane. In parallelo, il sottomarino russo nel Mediterraneo monitora la super portaerei Usa USS Gerald R. Ford, un segnale di tensione strategica. Gli esperti osservano che la decisione di Trump potrebbe dipendere da fattori interni, come la sentenza della Corte Suprema sui dazi, che potrebbe spingerlo a distogliere l'attenzione da problemi domestici. La situazione si complica ulteriormente con le minacce di attacchi militari da parte di Washington, che dispiega una forza imponente nel Golfo, un segnale di quanto il conflitto sia vicino a un'escalation.

Il contesto della crisi risale alle negoziazioni sul nucleare, che si sono interrotte dopo la decisione di Washington di ritirarsi dall'accordo di Parigi del 2015. L'Iran, da parte sua, ha rifiutato di tornare ai termini dell'accordo, aumentando l'arricchimento dell'uranio e ostacolando le verifiche internazionali. Questo ha creato un impasse che ha alimentato le tensioni, con gli Stati Uniti che minacciano sanzioni e azioni militari. Le proteste interne, però, non solo segnalano un malcontento sociale, ma anche una resistenza al controllo esterno. Gli studenti, in particolare, hanno svolto un ruolo centrale, con manifestazioni che si sono trasformate in scontri con le forze di sicurezza. La repressione ha suscitato un'ondata di indignazione, con slogan come "Lunga vita allo scià" e "Morte a Khamenei", che indicano un'opposizione non solo politica, ma anche culturale. Questi eventi hanno reso più complessa la posizione del governo iraniano, che deve bilanciare la resistenza interna con la pressione esterna.

Le implicazioni di questa crisi sono profonde, sia a livello regionale che globale. Un conflitto tra Iran e Stati Uniti potrebbe destabilizzare il Medio Oriente, con rischi per i flussi energetici e per la sicurezza internazionale. Gli Stati Uniti, con la loro presenza militare, cercano di mantenere il controllo, ma il rifiuto iraniano di cedere potrebbe portare a un'escalation senza precedenti. Al contempo, i Paesi del Golfo, che temono un'instabilità regionale, si preparano a gestire eventuali conseguenze. L'Iran, d'altra parte, si mostra determinato a non piegarsi alle richieste estere, con il presidente Masoud Pezeshkian che ha dichiarato che il Paese "non chinerà il capo alle potenze mondiali". Questo atteggiamento, però, potrebbe isolare l'Iran ulteriormente, aumentando le sanzioni e le pressioni economiche. La situazione sembra essere entrata in una fase di stallo, ma il rischio di un'azione militare rimane alto, con conseguenze imprevedibili.

La crisi sembra destinata a proseguire, con le parti che si muovono in direzioni opposte. L'Iran, pur mantenendo la sua posizione di resistenza, deve affrontare la crescente pressione internazionale, mentre gli Stati Uniti si preparano a un possibile confronto. La decisione di Trump, però, potrebbe dipendere da fattori imprevisti, come la sentenza della Corte Suprema o l'evoluzione delle relazioni con gli alleati. In ogni caso, la tensione rimane elevata, con il rischio di un conflitto che potrebbe avere conseguenze devastanti. Il Medio Oriente, già segnato da conflitti, potrebbe assistere a un'escalation che coinvolge potenze nucleari, con il potenziale di un'escalation globale. La scelta di Teheran e Washington sarà cruciale per determinare il futuro delle relazioni internazionali e la stabilità della regione.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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