11 mar 2026

Iran non abbandonerà l'enrichimento nucleare nonostante la guerra

L'Iran ha ribadito, durante un incontro a Téhéran, che non intende abbandonare l'enrichimento dell'uranio, un tema centrale del conflitto con gli Stati Uniti, anche in caso di guerra, ha dichiarato Abbas Araghtchi, ministro degli Esteri iraniano.

08 febbraio 2026 | 10:51 | 4 min di lettura
Iran non abbandonerà l'enrichimento nucleare nonostante la guerra
Foto: Le Monde

L'Iran ha ribadito, durante un incontro a Téhéran, che non intende abbandonare l'enrichimento dell'uranio, un tema centrale del conflitto con gli Stati Uniti, anche in caso di guerra, ha dichiarato Abbas Araghtchi, ministro degli Esteri iraniano. La dichiarazione è stata fatta lo scorso 8 febbraio, due giorni dopo un incontro tra le due parti sul dossier nucleare, durante il quale gli Stati Uniti hanno continuato a esercitare pressione su Téhéran. Il ministro ha sottolineato che l'Iran ha subìto un prezzo elevato per il suo programma nucleare pacifico e per l'attività di arricchimento, ma ha ribadito che non intende cedere su questo punto, anche di fronte a una possibile escalation. La posizione iraniana si colloca all'interno di un contesto di tensioni crescenti, con Washington che ha rafforzato le sanzioni economiche e ha aumentato la presenza militare nel Golfo Persico, un'area strategica per il controllo delle rotte commerciali.

L'incontro del 6 febbraio tra rappresentanti americani e iraniani è stato valutato positivamente da entrambe le parti, anche se non ha portato a un accordo definitivo. Al vertice hanno partecipato l'ambasciatore americano Steve Witkoff e il figlio di Donald Trump, Jared Kushner, un intermediario chiave per i negoziati con Téhéran. Gli Stati Uniti, però, hanno mantenuto la loro posizione ferma, rafforzando le sanzioni sul settore petrolifero iraniano e pubblicando un decreto che minaccia di aumentare i dazi doganali verso i Paesi che continuano a commerciare con l'Iran. L'Iran, da parte sua, ha rifiutato di cedere alle richieste americane, mantenendo le sue linee rosse, che riguardano il controllo del programma nucleare e l'accesso a tecnologie chiave.

Il dibattito sull'enrichimento dell'uranio è un tema di lunga data, che risale al 2015, quando l'Iran e le potenze mondiali hanno firmato un accordo per limitare il programma nucleare in cambio di sanzioni economiche. Dopo la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dal trattato nel 2018, il Paese ha iniziato a reintrodurre attività di arricchimento, un atto visto come un segno di sfida da parte di Té, che ha sempre sostenuto la sua legittimità. La posizione iraniana si basa su una dichiarazione di sovranità nazionale, affermando che il Paese non intende permettere a nessun altro Stato di decidere per lui. Questo atteggiamento si rafforza anche di fronte alle minacce militari, come il dispiegamento di navi americane nel Golfo, che l'Iran ha definito un atto di aggressione.

L'atteggiamento di Araghtchi, in particolare, ha messo in luce il dualismo iraniano tra diplomazia e strategia militare. Il ministro ha sottolineato che il Paese non ha intenzione di ricorrere alla guerra, ma non ha escluso la possibilità di reagire se necessario. Questo discorso riflette una politica estera complessa, in cui l'Iran cerca di bilanciare la diplomazia con la preparazione per scenari di conflitto. Gli osservatori internazionali hanno notato che la posizione iraniana è diventata più dura negli ultimi mesi, in parte a causa dell'isolamento economico e della pressione da parte degli Stati Uniti. La decisione di non cedere sull'enrichimento dell'uranio potrebbe portare a un aumento delle tensioni, con rischi per la stabilità regionale e globale.

Le conseguenze di questa situazione sono multiple, sia per l'Iran che per gli Stati Uniti e per l'intera regione. Per Téhéran, la mancanza di un accordo potrebbe portare a un ulteriore isolamento economico, con conseguenze sulla sua economia e sulla sua capacità di sostenere il programma nucleare. Per gli Stati Uniti, la mancata risoluzione del conflitto potrebbe complicare i rapporti con gli alleati regionali, come l'Arabia Saudita e l'Emirato Arabo Uniti, che si preoccupano della stabilità del Golfo. A livello internazionale, la situazione potrebbe influenzare le dinamiche di potere tra grandi potenze, con un aumento del rischio di escalation. La via per un possibile accordo sembra ancora distante, ma le prossime mosse di entrambe le parti saranno cruciali per evitare un confronto diretto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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