11 mar 2026

Iran e USA: Tehran annuncia buoni progressi e colloqui entro una settimana

L'Iran e gli Stati Uniti hanno avanzato progressi nelle negoziazioni a Genova, ma le tensioni persistono per il programma missilistico iraniano. Un nuovo round di colloqui è previsto a Viena per evitare un escalation, nonostante la forte presenza militare americana nel Medio Oriente.

27 febbraio 2026 | 01:42 | 5 min di lettura
Iran e USA: Tehran annuncia buoni progressi e colloqui entro una settimana
Foto: Le Monde

L'Iran ha espresso fiducia nel corso delle discussioni indirette con gli Stati Uniti a Genova, il 26 febbraio, sottolineando "buoni progressi" e affermando di aver affrontato "in modo molto serio" gli elementi di un accordo, sia nel settore nucleare che in quello delle sanzioni, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghtchi, in un'intervista alla televisione statale. La Repubblica islamica ha annunciato la possibilità di un'altra sessione di negoziati "molto presto, forse entro meno di una settimana", che potrebbero rappresentare l'ultima chance per evitare una possibile escalation militare, dopo il massiccio dispiegamento americano nel Medio Oriente. Il presidente Donald Trump aveva fissato un ultimatum di "dieci a quindici giorni" per decidere se un accordo con Teheran fosse possibile o se si dovesse ricorrere alla forza. Le trattative, che si svolgono in un contesto di tensioni crescenti, coinvolgono non solo il nucleare ma anche questioni come il programma missilistico iraniano, un tema delicato che ha suscitato preoccupazioni negli Stati Uniti e in altri alleati.

Le discussioni tecniche tra le squadre di esperti si terranno lunedì a Viena, in Austria, con la collaborazione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA), ha precisato Araghtchi. Il mediatore omanese, Badr Al-Boussaïdi, ha riconosciuto "progressi significativi" nel dialogo, sottolineando l'importanza del ruolo di Oman come intermediario tra due potenze in conflitto. Le trattative, che si sono svolte per ore a Genova presso la residenza dell'ambasciata omanese, hanno visto il coinvolgimento di rappresentanti degli Stati Uniti, tra cui l'ambasciatore Steve Witkoff e il figlio del presidente, Jared Kushner. Washington mira a raggiungere un accordo che impedisca all'Iran di sviluppare armi nucleari, un tema che da anni alimenta le tensioni con Teheran. La Repubblica islamica, pur negando di voler sviluppare armi nucleari, si basa sul proprio "diritto" al nucleare civile, in linea con il trattato di non proliferazione, a cui è firmata.

L'incertezza si concentra soprattutto sul programma balistico iraniano, un argomento che Washington ritiene cruciale per la sicurezza globale. Gli Stati Uniti esigono che venga affrontata questa questione, ma l'Iran si oppone, affermando che solo il dossier nucleare è all'ordine del giorno. Il presidente Trump ha accusato l'Iran di possedere "missili in grado di minacciare l'Europa" e di aver sviluppato armi che potrebbero raggiungere i territori statunitensi. Teheran, che ha ribadito di aver limitato la portata dei propri missili a 2.000 chilometri, ha definito le accuse di Washington "grossi falsi". L'Iran possiede un'ampia gamma di missili prodotti localmente, tra cui i Shahab-3, in grado di raggiungere Israele, il suo principale nemico, e paesi dell'Europa orientale. La discussione su questi temi potrebbe rappresentare un ostacolo significativo per un accordo, soprattutto se gli Stati Uniti insistono su richieste estreme, come la chiusura totale dei principali siti nucleari iraniani o la consegna agli Stati Uniti dei depositi di uranio arricchito.

Le tensioni si sono intensificate dopo la repressione, avvenuta nel gennaio scorso, di un vasto movimento di protesta in Iran, a cui Trump aveva promesso di "venire in soccorso". Nuovi scontri si sono verificati negli ultimi giorni, con tre studenti che hanno subito sospensioni per aver bruciato il vessillo della Repubblica islamica, simbolo della rivoluzione del 1979 che aveva rovesciato la monarchia. Il dispiegamento di 13 navi da guerra statunitensi nel Medio Oriente, tra cui due portaerei, tra cui il Gerald-R.-Ford, il più grande al mondo, ha ulteriore rafforzato la presenza americana nella regione. Questa situazione ha reso più complessa la ricerca di un accordo, poiché il clima di tensione è in crescita sia sul piano interno che internazionale. La decisione di Washington di mantenere una forte presenza militare ha messo sotto pressione le relazioni diplomatiche, soprattutto in un momento in cui l'Iran si sente esposto a minacce esterne.

Le trattative tra Iran e Stati Uniti rappresentano un tentativo di ripristinare un dialogo interrotto da eventi recenti, tra cui la guerra lanciata da Israele contro l'Iran nel giugno 2025, in cui gli Stati Uniti avevano momentaneamente partecipato. La crisi attuale è ulteriormente alimentata dal clima di tensione interno iraniano, dove il governo affronta critiche per il suo approccio al conflitto con gli Stati Uniti e per la gestione delle proteste. L'importanza di un accordo non si limita al nucleare ma si estende a questioni strategiche, come la sicurezza regionale e l'equilibrio di potere nel Medio Oriente. Se gli Stati Uniti riusciranno a raggiungere un accordo, potrebbe segnare un passo avanti verso un riconciliamento, ma il rischio di un'interruzione improvvisa resta elevato, soprattutto se le parti non riusciranno a trovare un terreno comune. La posizione del Medio Oriente e della comunità internazionale sarà cruciale nel decidere il destino di questi negoziati, che potrebbero influenzare il futuro delle relazioni tra Iran e Occidente.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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