11 mar 2026

Iran e Usa concludono positivamente la prima ronda di negoziati dopo i bombardamenti di giugno

Le trattative tra Iran e Usa a Muscat, mediate dall'Oman, hanno registrato un clima positivo ma nessun accordo concreto, con tensioni persistenti. La mancanza di progressi sul nucleare e missili, unita a un contesto geopolitico complesso, rimane un ostacolo significativo.

06 febbraio 2026 | 19:01 | 4 min di lettura
Iran e Usa concludono positivamente la prima ronda di negoziati dopo i bombardamenti di giugno
Foto: El País

La prima ronda di negoziazioni tra l'Iran e gli Stati Uniti, interrotta dagli attacchi israeliani e statunitensi del giugno scorso, si è conclusa venerdì a Muscat, in Oman, in un'atmosfera descritta come "positiva" dal capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi. Non sono emersi avanzamenti concreti, ma la volontà di proseguire il dialogo ha ridotto per il momento il rischio di un nuovo attacco, minacciato da Donald Trump, il cui esercito è parzialmente schierato vicino al territorio iraniano. Le discussioni si sono tenute in modo indiretto, con il ministro degli Esteri omanese, Badr al Busaidi, che ha facilitato le trattative raccogliendo le richieste di entrambe le parti. La riconciliazione tra le due potenze, sebbene non abbia portato a compromessi tangibili, rappresenta un passo importante per evitare un escalation delle tensioni in un contesto geopolitico estremamente complesso.

Le conversazioni, sviluppatesi in un palazzo di Muscat, hanno visto la mediazione attiva di al Busaidi, che ha garantito un canale di comunicazione tra le due delegazioni. Il rappresentante omanese ha dichiarato su X che le discussioni hanno chiarito le posizioni di entrambi i contendenti e identificato aree di potenziale accordo, con l'intenzione di riprendere i colloqui quando i risultati saranno analizzati a Teheran e a Washington. Abbas Araghchi, in una dichiarazione ai media iraniani, ha sottolineato che le discussioni sono state fruttuose e che la prosecuzione del dialogo dipende dalle decisioni interne e dal rispetto reciproco. La mancanza di un accordo sulle questioni centrali, come il programma nucleare iraniano e la riduzione dell'arsenale missilistico, ha evidenziato le profonde divergenze tra le due parti, che si concentrano su temi diversi e spesso contrapposti.

Il contesto storico delle trattative risale ai mesi precedenti, quando gli attacchi israeliani e statunitensi sul territorio iraniano avevano messo in discussione la stabilità del programma nucleare del Paese. La scorsa primavera, il processo di negoziazione era andato al tracollo a causa dell'intensificarsi delle operazioni militari, che hanno danneggiato le infrastrutture nucleari iraniane. Inoltre, le recenti proteste in Iran, che hanno provocato decine di migliaia di morti secondo organizzazioni umanitarie, hanno ulteriormente alimentato la tensione tra le due potenze. La mancanza di fiducia reciproca, accumulata negli anni, è un ostacolo significativo per qualsiasi accordo, poiché entrambe le parti continuano a temere che l'altra possa sfruttare il dialogo per ottenere vantaggi politici o territoriali. La complessità del contesto internazionale, tra la guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni con l'Occidente, rende ancora più difficile il cammino verso una soluzione duratura.

L'analisi delle implicazioni delle trattative rivela le sfide strutturali del processo. L'Iran, che mira a limitare il proprio programma nucleare, ha mostrato disponibilità a concesse specifiche, ma non intende rinunciare alle sue "capacità difensive", come sottolineato da Araghchi. Gli Stati Uniti, invece, esigono anche la riduzione dell'arsenale missilistico iraniano e la cessazione del sostegno ai gruppi armati regionali, tra cui Hezbollah e i Houthi. La proposta avanzata dai mediatori, tra cui la Turchia, l'Egitto e il Qatar, prevede un accordo che vincoli l'Iran a non enriquere uranio al di sopra del 1,5% e a trasferire i materiali escedenti a un terzo paese, in cambio di un "trattato di non aggressione". Tuttavia, la resistenza iraniana a questi termini, unita alle divisioni interne al regime, ha messo in discussione la possibilità di un accordo. La presenza di figure come Jared Kushner e l'ammiraglio Brad Cooper, che hanno partecipato alle trattative, ha suscitato preoccupazione a Teheran, che vede in questa presenza un rischio per la neutralità del processo.

La chiusura del processo si presenta incerta, poiché entrambe le parti affrontano sfide interne ed esterne. L'Iran, diviso tra le fazioni moderate e quelle ultraconservatrici, deve bilanciare tra la volontà di negoziare e la difesa delle proprie politiche estere. Gli Stati Uniti, invece, devono gestire le tensioni con l'Israele e i Paesi del Golfo, che continuano a monitorare con attenzione ogni sviluppo. La mancanza di un accordo immediato non significa che il dialogo sia definitivamente bloccato, ma sottolinea l'importanza di un approccio paziente e costruttivo. La prossima ronda di negoziations potrebbe rappresentare un'opportunità per superare le barriere esistenziali, ma richiederà un impegno reciproco che, al momento, sembra ancora distante. Il futuro del processo dipende da una combinazione di volontà politica, capacità di compromesso e la capacità di gestire le aspettative di entrambe le parti.

Fonte: El País Articolo originale

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