11 mar 2026

Iran con ferite della repressione aperte affronta guerra frantumata

L'Iran, sotto la leadership del supremo leader Ali Khamenei, vive un momento di estrema tensione dopo l'attacco bellico lanciato da Stati Uniti e Israele il 1 gradi marzo, in seguito alle negoziazioni nucleari fallite a Ginebra.

28 febbraio 2026 | 17:45 | 5 min di lettura
Iran con ferite della repressione aperte affronta guerra frantumata
Foto: El País

L'Iran, sotto la leadership del supremo leader Ali Khamenei, vive un momento di estrema tensione dopo l'attacco bellico lanciato da Stati Uniti e Israele il 1 gradi marzo, in seguito alle negoziazioni nucleari fallite a Ginebra. Khamenei, un leader religioso e politico di lunga data, ha espresso profonda apprezzazione per le opere di Victor Hugo, in particolare per Les Misérables, che ha definito un "milagro" e un libro che incarna storia, critica, amore e sentimenti. Il romanzo, incentrato sulla redenzione del protagonista Jean Valjean grazie al perdono e alla compassione del vescovo Myriel, riflette le sue convinzioni sulla resistenza e la giustizia. Tuttavia, il regime iraniano, sotto il peso di un'aggressione esterna e di una crisi interna, non ha mostrato pietà nei confronti dei manifestanti uccisi nel gennaio scorso. Mentre il popolo iraniano soffre di una grave crisi economica e sociale, il regime continua a reprimere le proteste, con oltre 53.000 arresti e 26 giovani condannati all'impiccagione. La violenza non si ferma alle strade: le minacce di bombardevi da parte di Israele e degli Stati Uniti aggiungono un livello di pericolo senza precedenti, mettendo a rischio milioni di civili.

La repressione del regime, che ha causato oltre 7.000 morti e 30.000 feriti, ha lasciato un trauma profondo nella popolazione, segnata da un senso di impotenza e disperazione. Le ONG come HRANA hanno reso pubblici i nomi delle vittime, evidenziando la brutalità del governo, che non solo ha ucciso ma ha anche cercato di eliminare ogni forma di resistenza. Il regime, sotto la leadership di Khamenei, ha adottato misure estreme, inclusa la pena di morte per chi si rivolge a mezzi di comunicazione esteri considerati "hostili". L'analista residente a Teherán ha sottolineato come i cittadini, pur cercando di proseguire la vita quotidiana, siano terrorizzati da un futuro incerto, con la paura di ulteriori attacchi. La preparazione di 82 stazioni di metro e 300 parcheggi sotterranei come rifugi antiaerei non è sufficiente per un paese che ospita 16 milioni di abitanti. La situazione è drammatica, con il blocco della rete internet e la censura delle informazioni, che rendono difficile comprendere l'entità della repressione.

Il contesto storico del conflitto si intreccia con le tensioni interne al regime. La Repubblica Islamica, fondata nel 1979, ha promesso un futuro migliore per i cittadini, ma 47 anni dopo, il paese si confronta con una grave crisi economica e sociale. Il tasso di inflazione ha raggiunto il 52%, con il costo della vita che cresce in modo esponenziale. La popolazione, pur vivendo in un paese ricco di petrolio e gas, soffre di tagli alla luce e all'acqua, con 32 dei 50 acuíferi più sfruttati al mondo. Le promesse di Khomeini, il fondatore della Repubblica, di garantire lavoro, energia e servizi pubblici, sono state deluse, lasciando il popolo in una condizione di povertà e disoccupazione. L'opposizione interna, uccisa o incarcerata, non ha alternative per prendere il potere, rendendo il regime estremamente fragile. La mancanza di una leadership alternativa ha portato a un clima di incertezza, con il rischio di caos o guerra civile se il regime non riesce a mantenere il controllo.

L'analisi del quadro attuale rivela conseguenze profonde per la stabilità del paese. Gli esperti, tra cui l'economista Esfandyar Batmanghelidj, hanno avvertito che un attacco militare potrebbe non solo causare molte vittime ma anche la distruzione del sistema statale, mettendo a rischio i 92 milioni di abitanti. La Repubblica Islamica, con i suoi due eserciti, milizie e struttura decentralizzata, potrebbe sopravvivere anche in forma diversa, ma il rischio di un collasso rimane elevato. Vali Nasr, ex consulente del Dipartimento di Stato, ha sottolineato che non esiste una soluzione facile al potere, e senza un'alternativa politica, il regime potrebbe reprimere ulteriormente la popolazione, come ha fatto dopo gli attacchi di giugno. La repressione si è intensificata, con la pena di morte per chi introduce dispositivi come il satellite Starlink, e la detenzione di oppositori come la Nobel della Pace Narges Mohammadi. La situazione è così complessa che la transizione a un sistema democratico, desiderata da oltre l'89% dei cittadini, sembra un miraggio.

La chiusura del quadro attuale mostra un futuro incerto per l'Iran. Senza un'alternativa al regime, il paese rischia di affrontare un periodo di caos, con possibili divisioni o conflitti interni. La popolazione, ormai abituata alla repressione, si trova in una situazione di totale isolamento, con le sue richieste di giustizia e dignità rimaste inascoltate. La Repubblica Islamica, pur avendo risorse e potere, non riesce a soddisfare le esigenze di un popolo che vive in condizioni di estrema povertà e sofferenza. L'aggressione esterna e la crisi interna hanno creato un'atmosfera di tensione, ma non è chiaro come si evolverà la situazione. Il regime, pur affrontando una grave crisi, sembra determinato a mantenere il controllo, anche se il rischio di un collasso rimane elevato. L'Iran, un paese che possiede risorse straordinarie, si trova ora in una posizione di vulnerabilità, con il futuro dipendente da un destino incerto e imprevedibile.

Fonte: El País Articolo originale

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