11 mar 2026

Intelligence: Allarme per rischio terrorismo in UE e Italia

L'anno scorso, il conflitto mediorientale ha subito un'espansione senza precedenti, con l'ingresso dell'Iran in una guerra che coinvolge diversi Paesi del Medio Oriente.

04 marzo 2026 | 13:53 | 4 min di lettura
Intelligence: Allarme per rischio terrorismo in UE e Italia
Foto: Repubblica

L'anno scorso, il conflitto mediorientale ha subito un'espansione senza precedenti, con l'ingresso dell'Iran in una guerra che coinvolge diversi Paesi del Medio Oriente. In conseguenza di questa escalation, non si può escludere un aumento del rischio di terrorismo, anche in Europa e in Italia, soprattutto nei confronti di target israeliani o statunitensi. Secondo la Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, la propaganda jihadista potrebbe sfruttare l'escalation del conflitto per invocare un "jihad globale" contro il "comune nemico occidentale". Gli analisti del settore hanno avvertito che le sigle terroristiche internazionali potrebbero rafforzare la loro capacità di capitalizzare le crisi in atto, alimentando un trend che, a oggi, vede i loro messaggi istigatori declinare in modo strumentale rispetto alle loro agende. L'interconnessione tra i diversi quadranti di crisi rischia di amplificare la proiezione esterna della minaccia, incluso verso l'Europa e l'Italia. Questi elementi emergono chiaramente dalla relazione, che rappresenta un documento fondamentale per comprendere le dinamiche di sicurezza in un periodo di profonda instabilità internazionale.

La Relazione annuale mette in luce come la propaganda terroristica nel 2025 abbia registrato un aumento rispetto all'anno precedente nella diffusione di contenuti jihadisti. Questi messaggi continuano a dimostrarsi efficaci nello sfruttare il protrarsi delle tensioni legate ai teatri di crisi e nell'intercettare le vulnerabilità di contesti geopolitici fragili. Tra i fattori che hanno avuto un impatto significativo sulla minaccia terroristica, ci sono la crisi di Gaza, l'instabilità del contesto iraniano, le fragilità del teatro siriano, l'espansione di gruppi terroristici in Africa e in Afghanistan. Ogni singolo elemento ha contribuito a incrementare la pericolosità del contesto, sebbene con diversi livelli d'intensità. Ad esempio, la crisi di Gaza ha visto un aumento di appelli per condurre attacchi in Europa, soprattutto contro quartieri ebraici e ambasciate considerate simboli del "comune nemico". Inoltre, le attività di Hamas su suolo europeo hanno rivelato un incremento dei rischi legati alla circolazione di armi e alla possibilità di progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici.

Il contesto geopolitico che ha portato a questa situazione è complesso e interconnesso. Il conflitto tra Israele e il movimento palestinese Hamas, in particolare, ha generato una spirale di violenza che ha coinvolto non solo il Medio Oriente, ma anche Paesi esterni. L'Iran, come alleato di Hamas e di altri gruppi jihadisti, ha rafforzato la sua posizione nel conflitto, aumentando il rischio di un'escalation globale. La propaganda jihadista ha sfruttato questa situazione per lanciare messaggi di unione tra diversi movimenti radicali, presentandoli come una risposta collettiva a un nemico comune. Questo approccio ha permesso ai gruppi terroristici di estendere il loro raggio d'azione, coinvolgendo anche territori europei. La fragilità dei governi locali e la mancanza di risposte efficaci hanno alimentato la diffusione di ideologie estremiste, che si sono adattate al contesto per sfruttare le opportunità di espansione.

L'analisi del rapporto evidenzia le conseguenze di queste dinamiche. L'aumento del rischio terrorismo non si limita alle aree tradizionalmente interessate dal terrorismo, ma si estende anche a contesti apparentemente stabili. La tecnologia gioca un ruolo cruciale in questo processo, poiché i mezzi digitali hanno permesso ai gruppi radicali di diffondere il loro messaggio a un pubblico globale. Inoltre, la radicalizzazione giovanile ha subito un cambiamento significativo: l'età dei soggetti coinvolti è in costante calo, con un aumento del numero di minorenni e infra-quattordicenni che si radicalizzano. Questo fenomeno è stato attribuito alla facilità con cui i giovani possono accedere a contenuti violenti online, che li desensibilizzano rispetto alla violenza e li inducono a cercare un senso di appartenenza. L'idea di un "jihad globale" ha quindi trovato terreno fertile in contesti in cui i giovani cercano un'identità e un senso di scopo.

La relazione chiude con un'analisi dei possibili scenari futuri, sottolineando l'importanza di una strategia di sicurezza adatta ai nuovi rischi. Il direttore del Dis, Vittorio Rizzi, ha sottolineato come la tecnologia sia diventata un motore di cambiamento, ma anche una vulnerabilità per la sicurezza nazionale. La capacità di adattarsi a questa evoluzione è fondamentale per prevenire attacchi terroristici. Allo stesso tempo, il calo dei flussi di immigrazione irregolare ha ridotto i rischi legati alla presenza di soggetti potenzialmente radicalizzati. Tuttavia, la presenza di migrazioni economiche continua a rappresentare un fattore di rischio, soprattutto in contesti dove le fragilità sociali e politiche possono facilitare l'ingresso di individui radicalizzati. La relazione conclude con un appello all'innovazione e alla collaborazione internazionale, riconoscendo che la sicurezza nazionale dipende da una strategia che tenga conto di tutti i fattori in gioco.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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