Incendie Crans-Montana: Deo nazionale e interrogativi sulle responsabilità
La Svizzera si è fermata a mezzogiorno del venerdì 9 gennaio, sotto un cielo di nebbia grigia. Auto e tram sono bloccati, persone si trovano su strada, in supermercati, chiese, uffici o persino in preau di scuola.
La Svizzera si è fermata a mezzogiorno del venerdì 9 gennaio, sotto un cielo di nebbia grigia. Auto e tram sono bloccati, persone si trovano su strada, in supermercati, chiese, uffici o persino in preau di scuola. Un momento di silenzio totale ha interrotto la giornata, seguito dalla risonanza delle campane da ogni angolo della nazione: dalla rete di Genève alle montagne del Grisons, dalla città di Bâle a Lugano. È stata decretata una giornata di mourning nazionale per un'epica perdita, simbolo di una lunga settimana di incertezza e di dolore. Il paese ha scoperto la sua vulnerabilità, il suo lato umano che finora era stato considerato immutabile.
Un registre nuovo si è aperto dopo la tragedia, come la perdita della giovinezza. "Non so se mai più potremo iniziare l'anno come prima" afferma Alexandre, 18 anni, studente a Martigny, mentre parla con i compagni di classe nella piazza principale della città. Da questo momento in poi, ogni anno sarà un ricordo del giorno in cui la Svizzera è diventata un paese come gli altri, capace di affrontare eventi tragici.
La catharsis collettiva si è manifestata anche attraverso una cerimonia ufficiale che si è svolta a Martigny, scelta per la sua accessibilità. La città della pianura, al centro delle attività, era stata la scelta più appropriata, a causa della stazione di Crans-Montana, luogo dell'incendio del bar Le Constellation, avvenuto il 1 gradi gennaio. Il freddo e le abbondanti nevicate hanno reso difficile l'accesso alla stazione durante gli ultimi giorni.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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