11 mar 2026

In Tunisia un deputato condannato a 8 mesi di carcere per criticare il presidente Kaïs Saïed sui social

Un deputato tunisino è stato condannato a otto mesi per aver criticato il presidente Saïed sui social media, in un contesto di crescente repressione delle libertà di espressione. La sentenza rafforza le tensioni politiche, con accuse di autocompiacimento e preoccupazioni per la democrazia.

20 febbraio 2026 | 14:20 | 5 min di lettura
In Tunisia un deputato condannato a 8 mesi di carcere per criticare il presidente Kaïs Saïed sui social
Foto: Le Monde

La justice tunisienne ha inflitto una condanna di otto mesi di prigione a un deputato accusato di aver criticato pubblicamente il presidente Kaïs Saïed sui social media, in seguito a una serie di inondazioni che hanno colpito il paese a fine gennaio. L'episodio, segnalato da fonti locali, ha scatenato un dibattito sulle libertà di espressione e sull'uso del potere politico in Tunisia. Il deputato Ahmed Saïdani, membro del blocco parlamentare della Ligue nationale souveraine, è stato riconosciuto colpevole di aver insultato il capo dello Stato e di aver diffamato il suo impegno nella gestione delle emergenze. La sentenza, emessa dalla camera di primo grado del tribunale di Tunisi, è stata resa nota giovedì 20 febbraio, in un contesto in cui la tensione politica e sociale sembra crescere giorno dopo giorno. L'episodio rappresenta un nuovo capitolo di una crisi che ha visto il presidente Saïed concentrare potere e decisioni in modo sempre più autocratico, a scapito delle istituzioni democratiche. La condanna ha suscitato reazioni contrapposte, con alcune forze politiche che la considerano legittima e altre che la vedono come un ulteriore passo verso la repressione dei diritti civili.

Ahmed Saïdani, un esponente del partito di governo, era stato arrestato all'inizio del mese per aver utilizzato un post su Facebook per definire Saïed come "commandant suprême de l'assainissement et de l'évacuation des eaux pluviales", un'espressione che ha suscitato indignazione e polemica. Nella stessa pubblicazione, il deputato aveva ironizzato sulle attività del presidente, affermando che "non sarebbe sorpreso se Saïed dimenticasse talvolta di essere presidente, visto che passa le sue giornate a riflettere tra i tubi e le lanterne". Le parole, ritenute offensive e dannose per la reputazione del capo dello Stato, sono state considerate un reato di diffamazione pericolosa. L'avvocato del deputato, Houssem Eddine Ben Attia, ha spiegato che la condanna si basa sull'articolo 86 del codice delle telecomunicazioni, che punisce chiunque "nui à autrui ou trouble sa quiétude à travers les réseaux publics" con una pena che va da un a due anni di carcere. La difesa ha sottolineato che la sentenza è un esempio di come la legge possa essere utilizzata per reprimere critiche a figure di potere, in un momento in cui la libertà di parola è in discussione.

Il contesto politico tunisino, però, è complesso e multidimensionale. Dopo il colpo di stato del luglio 2021, in cui Saïed ha destituito il primo ministro e sospeso il Parlamento, il paese ha visto un profondo mutamento del sistema democratico. Il presidente ha introdotto un nuovo Parlamento con poteri limitati, riducendo così il ruolo delle istituzioni e aumentando il controllo su media, opposizione e processo legislativo. La decisione di Saïed di concentrare il potere ha suscitato critiche da parte di organizzazioni internazionali e locali, che denunciano una regressione nei diritti civili e una minaccia alla democrazia. La condanna di Saïdani, avvenuta in un periodo in cui il presidente ha rafforzato il suo controllo su tutta la società, è vista da molti come un segnale del cambiamento nel rapporto tra potere e opposizione. La Ligue nationale souveraine, a cui appartiene il deputato, ha sostenuto le azioni del presidente durante il colpo di stato, ma ora si trova a confrontarsi con un dibattito interno sull'opportunità di aderire a una politica più vicina alle istanze dei cittadini.

Le implicazioni della sentenza di Saïdani sono estese e significative. La condanna rappresenta un ulteriore caso di repressione della libertà di espressione, un diritto fondamentale che in Tunisia è stato progressivamente limitato negli ultimi anni. Le ONG, come il Centro per i Diritti Civili e l'Associazione per i Diritti Umani, hanno espresso preoccupazione per il fatto che la legge sia utilizzata per punire chiunque esprima opinioni critiche, anche se queste sono formulate in modo ironico o satirico. La situazione ha suscitato reazioni anche a livello internazionale, con alcuni governi europei che hanno chiesto un dialogo con il governo tunisino per proteggere i diritti umani. Tuttavia, il presidente Saïed ha continuato a sostenere che la sua politica è necessaria per stabilizzare il paese e affrontare le sfide economiche e sociali, rifiutando le critiche come interventi esterni che non rispettano la sovranità nazionale. L'analisi degli esperti indica che la condanna di Saïdani potrebbe essere un preludio a ulteriori arresti e repressioni, con conseguenze potenzialmente gravi per la democrazia tunisina.

La prospettiva futura per la Tunisia è incerta e dipende da una serie di fattori complessi. Il governo, sotto la guida di Saïed, sembra intenzionato a mantenere il controllo del potere, anche a scapito delle istituzioni e delle libertà civili. Tuttavia, il Paese è seguito da una popolazione che esige cambiamenti, soprattutto dopo anni di crisi economica e politica. La condanna di Saïdani potrebbe diventare un punto di rottura, ma allo stesso tempo un elemento che spinge il movimento sociale a mobilitarsi. Gli ultimi mesi hanno visto aumentare il numero di manifestazioni e proteste, con i cittadini che chiedono un ritorno alla democrazia e alla libertà di parola. La situazione potrebbe evolversi in modo imprevedibile, con rischi sia per la stabilità del paese che per i diritti dei suoi cittadini. La comunità internazionale, in attesa di un cambiamento, continuerà a monitorare i passi del governo tunisino, sperando in un ritorno al rispetto delle norme democratiche.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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