11 mar 2026

In RDC M23 rivendicano attacco di droni all'aeroporto di Kisangani

Il gruppo armato M23 ha rivendicato, mercoledì 4 febbraio, di aver distrutto un centro di comando per droni militari ubicato all'aeroporto di Kisangani, una delle città più importanti del nord-est della Repubblica democratica del Congo (RDC).

05 febbraio 2026 | 06:27 | 5 min di lettura
In RDC M23 rivendicano attacco di droni all'aeroporto di Kisangani
Foto: Le Monde

Il gruppo armato M23 ha rivendicato, mercoledì 4 febbraio, di aver distrutto un centro di comando per droni militari ubicato all'aeroporto di Kisangani, una delle città più importanti del nord-est della Repubblica democratica del Congo (RDC). L'operazione, condotta tra sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio 2026, ha visto il gruppo neutralizzare otto droni nemici prima che raggiungessero la loro destinazione, come riferito dal governo locale della provincia della Tshopo. Non sono state segnalate vittime, ma l'attacco rappresenta un ulteriore escalation del conflitto, che ha visto il M23 espandere i suoi territori oltre i confini tradizionali. La città di Kisangani, situata a oltre 800 km da Goma e a circa 400 km dalle posizioni del gruppo armato, è diventata un obiettivo strategico per le operazioni di attacco aerea. L'aeroporto, utilizzato dall'esercito congolese, è fondamentale per il lancio di droni e aerei da caccia, che mirano alle posizioni del M23 e delle forze rwandesi. Questa azione segna un passo decisivo nella guerra, che ha visto il gruppo armato, sostenuto da Rwanda, adottare nuove strategie di attacco.

L'attacco a Kisangani rappresenta una novità nella strategia del M23, che fino ad ora aveva concentrato le sue operazioni nei territori controllati lungo la frontiera con Rwanda e Burundi. La capacità di colpire in profondità, a distanza considerevole da aree sotto il controllo del gruppo, indica un rafforzamento delle capacità logistico-tattiche. Il governo congolese ha riferito che i droni neutralizzati erano destinati a danneggiare le infrastrutture civili e militari della città, ma non è chiaro se l'operazione abbia causato danni significativi. L'uso di droni, diventati una componente centrale del conflitto, ha portato a accuse reciproche tra le parti in guerra, con entrambe le fazioni che sostengono di aver utilizzato questi mezzi per attacchi in zone densamente popolate. Secondo fonti sicure, i droni sono diventati l'arma più letale per l'esercito congolese, che li utilizza per contrastare la mobilità e la capacità di attacco del M23 e dei suoi alleati. Questo tipo di operazione evidenzia una evoluzione del conflitto, che ha visto il gruppo armato adottare nuove tecnologie per espandere la sua influenza.

Il contesto del conflitto nel nord-est della RDC risale a trent'anni di guerre e violenze, alimentate da interessi regionali e da conflitti etnici. Il M23, nato nel 2012, ha conquistato Goma nel 2025, espandendosi rapidamente lungo la frontiera con Rwanda. La sua alleanza con il governo rwandese ha complicato gli sforzi di pace, con le forze armate di entrambi i paesi coinvolte in operazioni di supporto. La presenza di mercenari e l'utilizzo di armi pesanti hanno aggravato la situazione, portando a migliaia di vittime e alla distruzione di infrastrutture. La mediazione del Qatar, che ha guidato colloqui tra M23 e il governo di Kinshasa, ha seguito una serie di tentativi di pace, tra cui un accordo di principio firmato a Doha e un accordo per la pace e la prospettiva approvato a Washington nel dicembre 2025. Tuttavia, nessuno di questi accordi ha portato a una soluzione duratura, con il conflitto che rimane un'area di tensione permanente. L'attacco a Kisangani, avvenuto in un contesto di negoziazioni, ha messo in discussione l'efficacia delle iniziative di pace, mostrando che le parti non si sono arrese al dialogo.

L'escalation del conflitto, segnata dall'uso di droni e da un'espansione territoriale del M23, ha suscitato preoccupazioni internazionali. La missione delle Nazioni Unite in RDC (Monusco), che dovrà essere guidata da una squadra di esperti, è prevista per i prossimi mesi, ma il rischio di un aumento delle violenze rimane elevato. Secondo Pierre Boisselet, esperto del Centro di ricerca Ebuteli, la revendicazione del M23 non solo indica una maggiore capacità di attacco, ma anche una strategia di pressione sulle negoziazioni di pace. L'uso di droni, che hanno reso più complessi i combattimenti, ha reso difficile il controllo delle aree controllate, portando a un aumento delle vittime civili. Il governo congolese ha espresso preoccupazione per l'escalation, sottolineando che l'attacco ha minato la stabilità della regione e potrebbe richiedere un intervento internazionale. L'analisi degli esperti indica che il conflitto non si risolverà senza un impegno concreto da parte di tutti i protagonisti, inclusi i paesi regionali che hanno interesse nei territori contesi.

La situazione nel nord-est della RDC rimane un punto chiave per la stabilità del continente africano. L'attacco a Kisangani ha evidenziato come le tensioni tra M23 e le forze di Kinshasa possano sfociare in operazioni di guerra su larga scala, con conseguenze devastanti per la popolazione civile. La mediazione del Qatar e la presenza di Monusco rappresentano un tentativo di contenere l'escalation, ma la complessità dei rapporti tra le fazioni e la mancanza di un accordo duraturo sembrano ostacolare ogni progresso. La comunità internazionale dovrà valutare se interventi più decisi, come una presenza militare o una cooperazione più stretta tra i paesi regionali, possano contribuire a un cessare il fuoco. Tuttavia, il rischio di un ulteriore aumento delle violenze rimane elevato, con le vittime civili che continuano a salire. Il futuro del conflitto dipenderà da una combinazione di pressione diplomatica, sostegno economico e una volontà reale di trovare una soluzione duratura, che possa soddisfare le esigenze di tutti i protagonisti senza compromettere la sicurezza della regione.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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