In Iraq, blocco maggioritario sostiene Maliki al primo ministro nonostante minacce Trump
La coalizione chiita irachena sostiene il ritorno di Nouri al-Maliki come premier nonostante le minacce Usa di tagliare l'aiuto. La decisione alimenta tensioni con Washington e mette in discussione la stabilità del Paese.
La principale coalizione chiita dell'Iraq, il "Cadre di coordinazione", ha annunciato il sostegno al ritorno al potere di Nouri al-Maliki come primo ministro del Paese, nonostante le minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di interrompere ogni forma di supporto americano all'Iraq. La decisione, annunciata in un comunicato ufficiale, si inserisce in un contesto politico complesso caratterizzato da tensioni interne e relazioni esterne in bilico. Al-Maliki, un ex primo ministro che ha guidato il Paese nel 2006-2010 e nuovamente nel 2014-2014, ha riacquistato la fiducia di una parte significativa del Parlamento, nonostante le accuse di vicinanza all'Iran. La scelta di sostenere il suo ritorno ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni esponenti della coalizione che temono sanzioni americane in caso di un'eventuale rielezione. Questa mossa, però, rafforza la posizione di un gruppo politico che ha sempre cercato di equilibrare le relazioni con gli Stati Uniti e l'Iran, due potenze che hanno lungamente influenzato la vita politica irachena.
La decisione del "Cadre di coordinazione" ha suscitato un'ondata di commenti da parte degli analisti e dei leader politici. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva espresso pubblicamente la sua opposizione al ritorno di Al-Maliki, definendolo "un leader pro-Iran" e minacciando di tagliare ogni forma di aiuto al Paese. "La sua elezione porterà solo caos e povertà", aveva scritto su Truth Social, aggiungendo che "l'Iraq non avrà più supporto americano se Al-Maliki sarà eletto". Queste dichiarazioni hanno suscitato proteste da parte di Al-Maliki, che ha accusato Trump di violare il sistema democratico iracheno, istituito dopo l'invasione americana del 2003. "L'interferenza esterna nel processo elettorale è un atto di violazione della sovranità nazionale", ha sostenuto il leader chiita, che ha ritenuto che le decisioni politiche devono essere lasciate ai cittadini iracheni.
La coalizione chiita ha ribadito che il ruolo del primo ministro è un diritto costituzionale e che il processo elettorale non deve essere influenzato da pressioni esterne. "Il sistema democratico iracheno deve essere rispettato, e ogni intervento straniero è contrario ai valori della nazione", ha affermato il comunicato. Tuttavia, la scelta di sostenere Al-Maliki ha anche rivelato una divisione interna all'interno della coalizione. Alcuni esponenti, preoccupati per le conseguenze economiche e sanzioni potenziali, hanno espresso dubbi sulla decisione. Secondo fonti vicine al "Cadre di coordinazione", Al-Maliki ha recentemente incontrato rappresentanti americani a Baghdad, che hanno confermato che la decisione di Washington era "definitiva". Questo ha alimentato tensioni all'interno della coalizione, con alcuni membri che hanno chiesto al leader di ritirarsi per evitare un conflitto con gli Stati Uniti.
L'Irak si trova in un momento di incertezza geopolitica, con il Paese che cerca di riprendersi da anni di instabilità e conflitti. La decisione di sostenere Al-Maliki ha implicazioni significative per le relazioni con gli Stati Uniti e l'Iran, due potenze che hanno influenzato la politica irachena per decenni. Il presidente del Paese, eletto in un contesto di polarizzazione politica, dovrà designare un primo ministro entro quindici giorni, un ruolo che tradizionalmente spetta al maggior gruppo chiita. Tuttavia, le prospettive non sono semplici, soprattutto con l'economia irachena, già fragile, che potrebbe soffrire di nuove sanzioni americane. Il governo ha già adottato misure punitive contro entità accusate di supportare l'Iran, e la scelta di sostenere Al-Maliki potrebbe intensificare le tensioni con Washington.
La situazione politica irachena si complica ulteriormente con il prossimo processo elettorale per il presidente, in cui si prevede un quorum insufficiente a causa delle divergenze tra i partiti. Questo potrebbe portare a un lungo periodo di instabilità, con il rischio di un governo di coalizione che non riesce a gestire le sfide interne e le pressioni esterne. Il ritorno di Al-Maliki, se confermato, potrebbe rafforzare la posizione del "Cadre di coordinazione" ma anche esacerbare le tensioni con gli Stati Uniti. Mentre il Paese cerca di trovare un equilibrio tra le esigenze interne e le relazioni estere, la politica irachena rimane un terreno di confronto tra potenze globali, con conseguenze che potrebbero risuonare a livello regionale. La decisione di sostenere Al-Maliki rappresenta un passo significativo, ma non un punto di arrivo, in un processo che potrebbe richiedere anni di adattamento e riconciliazione.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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