In Iran, immagini di repressione a fuoco reale
Le proteste iraniane del 2025 si sono intensificate con un uso di armi da guerra da parte delle forze di sicurezza, che hanno riconosciuto apertamente il proprio ruolo nella repressione, suscitando preoccupazioni internazionali.
Le proteste che hanno scosso l'Iran tra la fine di dicembre e la metà di gennaio 2025 si sono rivelate una delle più violente nella storia del Paese, con una repressione senza precedenti che ha coinvolto forze di sicurezza, milizie religiose e unità paramilitari. Le manifestazioni, scaturite dopo l'appello del figlio del defunto re dello Shah, Reza Pahlavi, hanno visto una escalation di violenza da parte delle autorità, con l'uso di armi da guerra e una gestione delle forze di sicurezza che ha contraddistinto la fase più acuta del conflitto. Le immagini, verificate da fonti internazionali come Le Monde, mostrano la presenza di armi pesanti in strada, mentre il governo ha riconosciuto apertamente il ruolo delle sue truppe nell'operazione. Questa ammissione, in contrasto con la negazione iniziale, segna un cambio di tattica da parte del regime, che ora riconosce l'uso di armi contro i dimostranti. La repressione, che si è intensificata a partire dal 8 gennaio, ha coinvolto non solo la polizia ma anche la milizia religiosa Basij e i Gardiani della Rivoluzione, forze che hanno operato in modo coordinato per contenere la contestazione. L'obiettivo delle autorità, come dichiarato da Esmaïl Kowsari, ex comandante dei Gardiani della Rivoluzione e deputato, era di "neutralizzare la situazione" con mezzi militari. Questo approccio, però, ha acceso nuove tensioni e ha alimentato accuse di abuso di potere da parte del governo, che ora si trova a fronteggiare un'ondata di proteste sempre più radicale e organizzata.
La repressione ha visto un utilizzo di armi che va ben oltre le misure tradizionali di polizia. Le immagini diffuse mostrano unità armate con armi pesanti, tra cui mitragliatrici e lanciagranate, che hanno agito in modo decisivo durante le manifestazioni. L'operazione ha avuto un impatto devastante sulle strade delle città iraniane, dove i dimostranti, spesso privi di armi, si sono trovati a fronteggiare un'azione di polizia che ha superato i limiti della legalità. Secondo le dichiarazioni di Kowsari, la decisione di armare le forze di sicurezza è stata presa il 8 gennaio, in seguito all'espansione della contestazione. L'uomo ha spiegato che alcune squadre avevano tentato di accedere ai centri di polizia, alle basi dei Basij e ad altri siti sensibili, creando un'emergenza che ha richiesto un intervento decisivo. La reazione delle autorità ha visto un rafforzamento delle forze di sicurezza, con un coordinamento tra le diverse unità che ha reso la repressione più efficace. Tuttavia, questa strategia ha anche portato a una escalation di violenza, con feriti e morti che hanno alimentato ulteriormente la rabbia popolare. Le immagini, verificate da Le Monde, mostrano un uso sistematico di armi da guerra, un fatto che ha suscitato preoccupazioni internazionali e ha spinto i media a chiedere un'indagine approfondita.
L'origine delle proteste risale al 28 dicembre 2025, quando Reza Pahlavi, figlio del defunto re dello Shah, ha lanciato un appello per unirsi alla contestazione. La sua azione ha riacceso le tensioni in un Paese già segnato da una crisi economica e da un sistema politico in crisi. Le rivendicazioni dei manifestanti, che includevano la richiesta di libertà di parola e un'alternativa al regime, si sono rapidamente trasformate in una protesta popolare, con partecipazioni di massa in diverse città. La reazione del governo, però, ha seguito un modello di repressione che ha lasciato il segno. Inizialmente, le autorità avevano negato ogni responsabilità per le morti, definendo i dimostranti come "estremisti" o "terroristi". Solo dopo alcuni giorni, il governo ha riconosciuto l'uso di forze armate, un passo che ha rivelato una strategia diversa rispetto alle precedenti ondate di protesta. Questo cambio di atteggiamento ha suscitato critiche interne, con esponenti della società civile che hanno accusato il regime di abuso di potere. L'uso di armi da guerra ha anche portato a un aumento del numero di vittime, con cifre che continuano a salire. La situazione si è aggravata ulteriormente quando le forze di sicurezza hanno iniziato a fare uso di armi pesanti, un fatto che ha reso la repressione ancora più violenta.
La repressione ha avuto conseguenze profonde sia sul piano politico che su quello sociale. Il governo, che ha sempre cercato di mantenere il controllo sulla popolazione, si è trovato a fronteggiare una contestazione che ha superato le sue aspettative. L'uso di armi da guerra ha alimentato accuse di abuso di potere e ha suscitato preoccupazioni internazionali, con alcune organizzazioni che hanno chiesto un'indagine. La situazione ha anche reso più complessa la relazione tra il regime e i suoi alleati, che ora devono valutare se il comportamento delle forze di sicurezza potrebbe danneggiare la stabilità del Paese. Inoltre, la repressione ha avuto un impatto sulle relazioni internazionali, con alcune nazioni che hanno espresso preoccupazione per il trattamento dei dimostranti. Il regime, però, ha continuato a sostenere che l'azione era necessaria per mantenere l'ordine pubblico, un discorso che ha trovato poco sostegno all'interno del Paese. La situazione si è complicata ulteriormente quando le forze di sicurezza hanno iniziato a fare uso di armi pesanti, un fatto che ha reso la repressione ancora più violenta. Questo approccio, però, ha anche portato a un aumento del numero di vittime, con cifre che continuano a salire. La situazione si è aggravata ulteriormente quando le forze di sicurezza hanno iniziato a fare uso di armi pesanti, un fatto che ha reso la repressione ancora più violenta.
La crisi in atto in Iran ha evidenziato una profonda divisione tra il governo e la popolazione, con la repressione che ha alimentato ulteriore tensione. Le autorità, che si sono rifiutate di riconoscere la responsabilità per le morti inizialmente, ora si trovano a dover affrontare accuse di abuso di potere e di violazione dei diritti umani. La situazione potrebbe evolversi in modo imprevedibile, con il rischio di un'escalation delle proteste o di un'intensificazione della repressione. Il regime, però, sembra intenzionato a mantenere il controllo, anche se il costo sociale e politico della sua azione potrebbe diventare sempre più alto. Le immagini che mostrano l'uso di armi da guerra sono un segnale preoccupante, che potrebbe portare a un aumento del numero di vittime e a una maggiore radicalizzazione del movimento. In un contesto in cui la protesta ha già superato i limiti della legalità, il governo ha poco margine per sbagliare. La situazione, quindi, potrebbe degenerare in una crisi di governo o in una guerra civile, con conseguenze che potrebbero coinvolgere non solo l'Iran ma anche il resto del mondo. La strada che si apre davanti al regime è piena di incertezze, con il rischio di un conflitto che potrebbe avere ripercussioni a livello globale.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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