11 mar 2026

In Iran come al Libano, Israele utilizza potenza di fuoco senza limiti

L'armata israeliana ha intensificato le operazioni militari nel Medio Oriente, lanciando un'offensiva su due fronti distinti.

03 marzo 2026 | 09:33 | 5 min di lettura
In Iran come al Libano, Israele utilizza potenza di fuoco senza limiti
Foto: Le Monde

L'armata israeliana ha intensificato le operazioni militari nel Medio Oriente, lanciando un'offensiva su due fronti distinti. Dopo l'attacco coordinato con gli Stati Uniti contro l'Iran, avvenuto il 28 febbraio, il governo israeliano ha reso pubblica una nuova strategia mirata al gruppo Hezbollah nel Libano. L'azione, annunciata ufficialmente il 2 marzo, segna un passo decisivo nel conflitto regionale, che vede l'Israele impegnata a contrastare sia la minaccia iraniana che quella libanese. L'operazione, che potrebbe durare mesi, è stata annunciata dal comandante supremo dell'esercito israeliano, Eyal Zamir, che ha ribadito la determinazione del paese a eliminare ogni forma di pericolo. Il piano prevede un'azione combinata tra le forze terrestri, aeree e navali, con l'obiettivo di colpire i centri di comando e le infrastrutture del gruppo armato. L'escalation del conflitto ha suscitato preoccupazioni internazionali, con l'Unione Europea che ha espresso preoccupazione per la potenziale escalation del conflitto.

L'operazione contro il Hezbollah, lanciata in concomitanza con l'attacco all'Iran, è stata preparata da settimane. Gli israeliani hanno intensificato i bombardamenti su vari siti strategici del gruppo armato, anche in vista del cesez-le-feu firmato a novembre 2024. Nonostante il cessate il fuoco, l'esercito israeliano ha continuato a colpire i bersagli, riducendo gradualmente le capacità operative del gruppo. L'offensiva inizialmente annunciata il 2 marzo è stata definita "più intensa" rispetto alle precedenti azioni, con l'obiettivo di destabilizzare il Hezbollah e limitare la sua capacità di lanciare attacchi contro Israele. Il comandante del servizio di informazioni militari, il generale Shlomi Binder, ha sottolineato l'importanza della coordinazione con gli Stati Uniti, che hanno fornito supporto logistico e tecnico per il piano. Binder ha ribadito che l'Israele non permetterà ai nemici di "nascondersi" in qualsiasi parte del territorio, puntando su un'azione mirata a colpire le capacità di movimento e logistica del gruppo armato.

Il contesto del conflitto si radica in una serie di eventi che hanno aggravato le tensioni tra Israele, il Libano e l'Iran. Il Hezbollah, in particolare, ha una storia lunga e complessa con Israele, con episodi di guerra e scontri armati che risalgono agli anni Settanta. La guerra civile libanese ha visto il gruppo armato al fianco di alcuni partiti politici, ma negli ultimi anni ha maturato una presenza militare significativa, con la capacità di lanciare attacchi su territorio israeliano. L'aggressione del 2 marzo, che ha visto il gruppo lanciare un attacco con roquettes, ha scatenato una reazione immediata da parte delle forze israeliane. L'operazione ha però un'altra componente: il piano di colpire l'Iran, che ha messo in atto un'azione parallela con gli Stati Uniti. Questo doppio fronte ha reso più complessa la gestione delle risorse, con l'esercito israeliano che deve bilanciare le operazioni su due fronti. Il piano di azione include anche un'analisi dei rischi di un'escalation del conflitto, con il rischio di un coinvolgimento di potenze regionali come la Siria o l'Iraq.

L'implicazione strategica della campagna israeliana è profonda, con conseguenze potenzialmente globali. L'azione contro l'Iran ha messo in evidenza la crescente collaborazione tra Israele e gli Stati Uniti, un rapporto che si è intensificato negli ultimi anni. L'obiettivo del piano è non solo colpire le infrastrutture del Paese, ma anche mettere in atto un piano di prevenzione di un'eventuale escalation del conflitto. Tuttavia, la guerra in Libano potrebbe portare a un aumento del numero di vittime civili, con un impatto sulle popolazioni locali. L'operazione ha anche rafforzato la posizione dell'Israele come potenza regionale, ma ha suscitato preoccupazioni per la sua capacità di gestire due fronti simultanei. Gli esperti hanno sottolineato che la campagna potrebbe portare a un aumento della tensione tra Israele e l'Iran, con il rischio di un conflitto più ampio che coinvolgerebbe altri Paesi. La strategia israeliana, quindi, è un equilibrio tra la difesa nazionale e la gestione delle relazioni internazionali.

La prospettiva futura del conflitto dipende da diversi fattori, tra cui la capacità dell'Israele di mantenere la pressione su entrambi i fronti e la reazione delle potenze regionali. L'operazione contro il Hezbollah potrebbe durare mesi, con l'esercito israeliano che dovrà gestire le operazioni in modo efficiente. L'alleanza con gli Stati Uniti sembra essere cruciale, ma la collaborazione potrebbe essere limitata da questioni politiche e strategiche. La guerra in Libano potrebbe portare a un aumento del numero di vittime, con un impatto sulle popolazioni civili. L'Israele, però, continua a ribadire la sua determinazione a proteggere i propri cittadini e a ridurre la minaccia esterna. L'escalation del conflitto potrebbe portare a un coinvolgimento di altre potenze, con conseguenze difficili da prevedere. La situazione richiede un approccio equilibrato, che tenga conto sia della sicurezza nazionale che delle relazioni internazionali. L'Israele, quindi, deve trovare un modo per gestire la complessità del conflitto senza compromettere la sua stabilità.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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