11 mar 2026

In Bretagna, la lenta sparizione delle praterie permanenti

Le prairies permanenti, una delle caratteristiche più distintive del paesaggio bretono, stanno scomparendo a un ritmo allarmante.

27 febbraio 2026 | 12:59 | 4 min di lettura
In Bretagna, la lenta sparizione delle praterie permanenti
Foto: Le Monde

Le prairies permanenti, una delle caratteristiche più distintive del paesaggio bretono, stanno scomparendo a un ritmo allarmante. Tra il 1970 e il 2010, la superficie di queste aree è calata del 73%, mentre tra il 2020 e il 2024 la riduzione si è ulteriormente accelerata, portando la superficie a 371.000 ettari. Questo fenomeno, che ha reso la Bretagna la regione francese con la maggiore perdita di praterie, segna una crisi profonda del sistema agricolo locale. La causa principale è legata all'intensificazione dell'agricoltura e alla riduzione del numero di animali allevati, che hanno modificato radicalmente l'uso del suolo e la gestione delle risorse naturali. A questa tendenza si contrappone l'impegno di alcuni agricoltori, come John Reynolds, che cercano di preservare queste aree attraverso metodi sostenibili, ma il loro lavoro non riesce a contrastare la dinamica di una transizione che sembra irreversibile.

Nel cuore dei monti d'Arrée, nei dintorni di Sizun, John Reynolds vive un esperimento di conservazione. L'inglese, originario del Regno Unito, gestisce un allevamento di circa quaranta vacche da carne, mantenendo le praterie in uno stato di equilibrio tra produzione e biodiversità. Ogni giorno, si muove tra i campi, seguendo le tracce dei suoi animali, che brucano l'erba in modo naturale. "Non è solo un lavoro, è un rapporto con il territorio", spiega, sottolineando come la sua attività sia un atto di responsabilità verso l'ambiente. L'agricoltore ha vinto il primo premio nel concorso locale delle praterie fiorite nel 2022, un riconoscimento che ha rafforzato il suo impegno a integrare la produzione agricola con la tutela del paesaggio. Tuttavia, il suo impegno è un esempio isolato, poiché la maggior parte degli allevatori non ha gli strumenti né la motivazione per adottare pratiche simili.

La crisi delle praterie non è un fenomeno casuale, ma il risultato di una serie di fattori interconnessi. L'intensificazione dell'agricoltura, che ha portato a un aumento della produttività, ha ridotto la superficie destinata a prati permanenti, sostituiti da colture industriali come il mais o la soia. Inoltre, la diminuzione del numero di animali allevati, a causa della riduzione della domanda di carne e della crescente concorrenza internazionale, ha reso insostenibile la gestione tradizionale delle praterie. Secondo i dati del Conservatoire botanique national de Brest, la Bretagna è diventata la regione francese con la maggiore perdita di queste aree, un dato che riflette un processo globale di trasformazione del paesaggio rurale. L'agricoltura moderna, sebbene efficiente, ha privilegiato la produttività a scapito della sostenibilità, creando un vuoto che non è stato colmato da alternative adeguate.

L'impatto della scomparsa delle praterie è multidimensionale, coinvolgendo tanto l'ambiente quanto l'economia locale. Dal punto di vista ecologico, le praterie sono habitat cruciali per molte specie vegetali e animali, tra cui uccelli migratori e insetti impollinatori. La loro riduzione minaccia la biodiversità e la capacità del suolo di mantenere la sua fertilità a lungo termine. Dal punto di vista economico, molti agricoltori si trovano in una situazione di precarietà, poiché le politiche agricole nazionali non offrono incentivi sufficienti per mantenere la gestione tradizionale delle praterie. La Direzione régionale de l'alimentation, de l'agriculture et de la forêt (Draaf) ha riconosciuto l'importanza del problema, ma le misure proposte non sono ancora in grado di invertire la tendenza. La sfida è quindi doppia: trovare un equilibrio tra produzione agricola e conservazione ambientale, senza sacrificare né la sostenibilità né la competitività.

La strada verso una soluzione richiede un approccio innovativo e collaborativo. Gli agricoltori che hanno scelto di preservare le praterie, come John Reynolds, rappresentano un modello da seguire, ma il loro lavoro deve essere sostenuto da politiche pubbliche che incentivino l'agricoltura sostenibile. La creazione di aree protette, la redistribuzione di fondi agricoli e la promozione di pratiche agricole a basso impatto sono passi necessari per contrastare la perdita di queste aree. Inoltre, la sensibilizzazione del pubblico e la collaborazione tra settori diversi, come la ricerca scientifica e il mondo produttivo, potrebbero aprire nuove opportunità per la conservazione delle praterie. Sebbene il futuro sembri incerto, la volontà di trovare un equilibrio tra progresso e tutela del territorio potrebbe ancora salvare parte del patrimonio naturale e culturale della Bretagna.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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