11 mar 2026

Immagini satellitari rivelano neve e ghiaccio in Nord America

Un'ondata di freddo record ha paralizzato Nord America e Canada, con temperature estreme e danni alle infrastrutture. L'evento mette in luce la fragilità di un clima in evoluzione.

12 febbraio 2026 | 21:18 | 5 min di lettura
Immagini satellitari rivelano neve e ghiaccio in Nord America
Foto: The New York Times

La fine dell'anno è stata segnata da una delle più intense ondate di gelo mai registrate in Nord America, un evento climatico che ha paralizzato interi territori e messo in crisi infrastrutture, servizi pubblici e la vita quotidiana di milioni di persone. Dalla città di Nashville, dove le strade si sono trasformate in ghiacciai, fino al fiume Hudson, che ha congelato le sue acque, l'onda di freddo si è estesa per giorni, coinvolgendo due terzi degli Stati Uniti e parte del Canada. L'evento, che ha visto temperature scendere a livelli record e precipitazioni di neve e ghiaccio, ha colpito in modo particolare le regioni del Sud e del Nord Est, dove la transizione improvvisa da un clima mite a un inverno estremo ha creato condizioni di emergenza. L'artico, che in genere rimane isolato a nord, ha invaso il continente con una forza che ha sconvolto le previsioni meteorologiche e sottolineato le vulnerabilità di un sistema climatico sempre più instabile.

L'impatto della tempesta è stato immediatamente visibile nei dati meteorologici. A Nashville, la temperatura è precipitata da un inverno caldo a un inverno freddo estremo, con il periodo iniziale di gennaio registrato come il 12 gradi più caldo mai registrato, mentre la seconda metà del mese è diventata il 13 gradi più fredda. La città, situata in una zona di transizione tra neve e ghiaccio, è stata coperta da uno strato di ghiaccio di circa un centimetro, che ha danneggiato linee elettriche, reso le strade impraticabili e causato interruzioni di corrente che hanno durato più di una settimana. A Toronto, invece, la nevicata ha superato ogni record: l'aeroporto di Toronto Pearson ha registrato oltre 18 pollici di neve in un solo giorno, un dato che ha sconvolto i centri di controllo meteorologici canadesi. Inoltre, in diverse aree intorno alla città, la neve ha superato i 60 centimetri, con effetti devastanti sul trasporto pubblico e sull'accesso ai servizi essenziali. La situazione si è aggravata quando il freddo ha colpito New York, dove il periodo più lungo di temperature sotto zero ha causato almeno 25 decessi e ha messo in ginocchio i sistemi di emergenza.

Il contesto di questa ondata di freddo è radicato in un pattern climatico inusuale che ha interessato l'Artico e ha avuto conseguenze a livello continentale. L'inverno, che inizialmente era stato caratterizzato da temperature superiori alla media, è stato improvvisamente interrotto da un'ondata di aria polare che ha attraversato il Canada e si è riversata nell'America del Sud. Questo fenomeno, che ha visto temperature scendere a livelli record, ha messo in evidenza la fragilità di un sistema climatico che si muove sempre più rapidamente. L'esperto James Kessler ha spiegato che la copertura di ghiaccio sulle acque del Lago Erie è cresciuta da quasi zero a quasi il 90% in pochi giorni, un dato che ha sollevato preoccupazioni per l'impatto sull'ecosistema e sulle attività economiche. Allo stesso tempo, la neve ha colpito anche aree inusuali, come la Florida, dove la temperatura è scesa a 35 gradi, e il Golfo del Messico, dove le condizioni climatiche hanno creato fenomeni come le "cloud streets", onde di nuvole parallele che si formano a causa del contrasto tra aria fredda e calda. Questi eventi, pur se estremi, sono diventati più frequenti negli ultimi anni, segnando una tendenza di maggiore variabilità climatica.

L'analisi degli effetti di questa ondata di freddo rivela una serie di conseguenze che vanno ben al di là della semplice condizione atmosferica. A livello economico, le interruzioni di corrente, i danni alle infrastrutture e la riduzione dei trasporti hanno causato un impatto significativo sulle attività produttive, specialmente in settori come l'agricoltura e il turismo. A livello sociale, il rischio di malattie respiratorie e l'incapacità di accedere a servizi essenziali hanno messo a dura prova le comunità, in particolare quelle più vulnerabili come i pensionati e i bambini. Inoltre, l'evento ha sollevato questioni di sicurezza pubblica: in New York, la prolungata esposizione al freddo ha portato a un aumento del numero di decessi, con la città che ha dovuto attivare protocolli di emergenza per gestire la situazione. Dal punto di vista ambientale, la copertura di ghiaccio sui laghi del Nord America ha avuto un impatto sull'ecosistema, alterando gli habitat naturali e influenzando la fauna selvatica. Infine, il fenomeno ha messo in luce la necessità di un piano nazionale di preparazione alle emergenze climatiche, che possa affrontare eventi simili in futuro.

La fine del periodo estremo ha visto un graduale ritorno alle condizioni climatiche normali, con temperature che si sono stabilizzate intorno ai valori medi. Tuttavia, i dati meteorologici indicano che le temperature potranno rimanere sopra la media per i prossimi due mesi, un segnale che potrebbe indicare un inverno più mite rispetto a quello appena concluso. Nonostante ciò, l'evento ha lasciato un segno profondo sulle comunità coinvolte, con molti ancora a riparare i danni e a recuperare il normale funzionamento. Gli esperti meteo, come Judson Jones e Leanne Abraham, hanno sottolineato che le condizioni climatiche future potrebbero diventare sempre più imprevedibili, richiedendo una maggiore attenzione alle previsioni e a un miglior adattamento alle variazioni del clima. La questione rimane aperta: il freddo estremo non è stato un evento isolato, ma un segnale di un cambiamento climatico che richiede una risposta globale e immediata.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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