Il Taliban dice di essere pronto a rilasciare prigionieri Usa. Ma quali?
Negoziazioni tra Stati Uniti e Afghanistan si bloccano per il destino dei detenuti, con gli Usa che chiedono il rilascio totale e i talebani che negano la pratica del capestro, alimentando tensioni. La questione diventa un fulcro di conflitto tra Washington e Kabul, complicata da recenti eventi e accuse reciproche.
Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti e le autorità afghane hanno condotto negoziati segreti per il rilascio di detenuti americani - un tema prioritario per il presidente Donald Trump e un prerequisito non negoziabile per qualsiasi ulteriore dialogo diplomatico con i talebani. Nonostante almeno cinque prigionieri statunitensi siano stati liberati in Afghanistan negli ultimi dodici mesi, i colloqui si sono bloccati sul destino dei detenuti rimasti, come rivelato da tre fonti vicine alle trattative. L'obiettivo principale degli Stati Uniti è stato sempre il rilascio di tutti i detenuti, mentre le autorità afghane affermano che il destino dell'ultimo prigioniero afghano a Guantanamo Bay dipende esclusivamente dagli Stati Uniti e dovrebbe essere incluso in eventuali accordi futuri. Questa questione ha diventato un punto centrale di tensione tra la gestione Trump, accusata dai talebani di praticare la diplomazia del capestro, e il governo talebano, che nega tali accuse e cerca riconoscimento internazionale.
La situazione si complica ulteriormente con la pubblica richiesta dei talebani di un accordo sui prigionieri, un passo inedito. Zabiullah Mujahid, portavoce dei talebani, ha dichiarato in un'intervista a The Times nella città afghana di Kandahar che i due detenuti americani rimasti in Afghanistan devono essere liberati, mentre il destino del prigioniero afghano a Guantanamo deve essere chiarito. Muhammad Rahim, l'ultimo detenuto afghano a Guantanamo, è accusato di essere stato un corriere e interprete per Osama Bin Laden all'interno di Al Qaeda. La decisione dei talebani di commentare pubblicamente sul potenziale scambio di prigionieri indica un blocco nei colloqui con la gestione Trump, che ha pubblicamente richiesto il rilascio di almeno tre cittadini americani. Nonostante le negoziazioni, il governo afghano ha rifiutato di riconoscere la pratica del capestro da parte dei talebani, sostenendo che i detenuti non sono mai stati utilizzati per scopi diplomatici.
Il contesto storico di questa crisi risale al 2021, quando i talebani hanno preso il controllo del Paese, mettendo in discussione la presenza americana. Le negoziazioni tra gli Stati Uniti e i talebani avevano inizialmente incluso un accordo sull'abbattimento delle borse di ricompensa per i detenuti e il rilascio di prigionieri, ma la situazione si è complicata con la mancata cooperazione da parte dei talebani. Il governo afghano ha affermato che non conosce la posizione di un terzo detenuto americano, Mahmood Habibi, arrestato nel 2022 dopo l'uccisione di Ayman al-Zawahri, leader di Al Qaeda. Il ministro degli Esteri afghano, Amir Khan Muttaqi, ha sottolineato la volontà di trovare una soluzione al problema il più presto possibile, inclusa la riapertura dell'ambasciata americana a Kabul e il rafforzamento della cooperazione di sicurezza. Tuttavia, gli Stati Uniti non riconoscono ufficialmente i talebani come autorità legittime, ma i loro diplomatici hanno continuato a visitare l'Afghanistan per ottenere il rilascio dei detenuti.
Le implicazioni di questa impasse si estendono al piano internazionale. Il dipartimento di Stato americano ha espresso una posizione chiara, affermando che i talebani devono liberare immediatamente tutti i cittadini americani detenuti e smettere di praticare la diplomazia del capestro. La famiglia di Dennis Walter Coyle, un detenuto americano accusato di essere stato catturato da un'organizzazione terroristica, ha preso una posizione visibile, richiedendo il rilascio del figlio. Al contrario, le circostanze intorno alla detenzione di Polynesis Jackson rimangono opache, mentre il caso di Mahmood Habibi è legato a un'operazione di sicurezza che ha portato all'uccisione di un leader di Al Qaeda. Il rifiuto dei talebani di includere Rahim in un accordo futuri ha alimentato le tensioni, con il fratello di Habibi che ha affermato che il governo talebano sta ritardando il processo per evitare di ammettere la cattura del fratello.
La crisi si aggrava ulteriormente a causa di eventi recenti, come l'attacco a due soldati della National Guard vicino alla Casa Bianca, attribuito a un cittadino afghano. Questo incidente ha interrotto le negoziazioni, creando un blocco totale. Un alto funzionario americano ha dichiarato che la gestione Trump non considererà ulteriore intervento pubblico finché tutti i detenuti non saranno liberati. La famiglia di Rahim, detenuto da oltre quindici anni a Guantanamo, ha ribadito che il figlio non ha mai commesso crimini e ha chiesto il rilascio, nonostante il governo americano abbia riconosciuto la sua detenzione come illegittima. La situazione rimane in bilico tra le esigenze di pace e la continua tensione tra le due parti, con il destino dei detenuti che continua a essere un fulcro di conflitto.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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