Il Re a Milans del Bosch il 23-F: Non abdicarò né abbandonarò la Spagna
L'inchiesta sulla tentata golpista del, svelata attraverso un documento declassificato martedì, ha rivelato dettagli inediti sull'evento che segnò la fine del periodo di transizione democratica in Spagna.
L'inchiesta sulla tentata golpista del 23 febbraio 1981, svelata attraverso un documento declassificato martedì, ha rivelato dettagli inediti sull'evento che segnò la fine del periodo di transizione democratica in Spagna. Il documento, elaborato dall'Intelligence Militare e reso pubblico dopo anni di segretezza, ricostruisce gli sviluppi del tentativo di colpo di stato da parte di una coalizione di militari, tra cui il tenente colonnello Antonio Tejero, il generale Alfonso Armada e il tenente generale Jaime Milans del Bosch, condannato a 30 anni per la sua partecipazione al golpe. L'obiettivo della rivolta era di prendere il controllo del governo e stabilire un regime autoritario, ma l'intervento del re Juan Carlos I e la resistenza delle forze armate contribuirono a fermare la minaccia. L'episodio, avvenuto in un momento di profondo cambiamento politico e sociale, rimase un punto di riferimento per la stabilità della democrazia spagnola. La descrizione del documento, che analizza le conversazioni tra i militari e la Casa Reale, offre un quadro dettagliato delle decisioni e delle tensioni che caratterizzarono quelle ore cruciali.
Le conversazioni registrate nel Palazzo Reale rivelano una serie di scambi complessi tra il re e i generali coinvolti nel golpe. A partire dalle 18.22, il re si rese conto della minaccia attraverso un messaggio ricevuto in radio, un momento che segnò l'inizio della sua azione di contenimento. Tra le 18.30 e le 19.00, il generale Armada tentò di contattarlo per entrare in contatto con lui, ma il re rifiutò categoricamente. Due testimoni, il segretario generale Sabino Fernández e il colonnello Gómez López, furono presenti in quel momento, confermando l'atteggiamento deciso del sovrano. Poco dopo, il generale José Juste chiamò la Zarzuela per verificare se Armada fosse effettivamente in contatto con il re, un gesto che indicò la confusione e la paura tra i militari. Il segretario del re, Fernández, rassicurò che Armada non era in contatto con il sovrano, un dato che cambiò radicalmente la situazione. Queste interazioni mostrano come il re cercasse di isolare i golpisti e di mantenere il controllo della situazione, anche se le comunicazioni tra le forze armate erano caotiche e confuse.
Il contesto storico del 23 febbraio 1981 è fondamentale per comprendere l'importanza dell'evento. La Spagna, appena uscita dal franchismo, attraversava un periodo di transizione verso la democrazia, con la Costituzione del 1978 che stabilì un sistema parlamentare e il ruolo della monarchia come istituzione simbolica. Tuttavia, il processo di democratizzazione era fragile, e l'incertezza politica creava un ambiente in cui i militari, ancora influenzati dal passato autoritario, avevano tentato di influenzare il corso della transizione. Il 23 febbraio rappresentò un momento di prova per la stabilità del sistema democratico, con il rischio di un ritorno alla dittatura. Il re Juan Carlos I, figura centrale in quel periodo, svolse un ruolo cruciale, non solo come simbolo ma anche come leader politico. La sua decisione di non sottomettersi ai golpisti e di mantenere il controllo del potere fu un atto di coraggio che salvò la democrazia spagnola. La reazione delle forze armate, che si schierarono al suo fianco, dimostrò come l'istituzione militare potesse essere un elemento di stabilità piuttosto che di instabilità.
L'analisi delle implicazioni dell'episodio rivela come il 23 febbraio 1981 abbia rafforzato la democrazia spagnola e rafforzato il ruolo della monarchia come istituzione neutrale. La decisione del re di non abdicare e di mantenere il controllo del potere dimostrò che la Spagna era pronta a resistere alle tentazioni autoritarie. La sua risposta ferma, con frasi come "Cualquier golpe de Estado no podrá escudarse en el Rey", fu un messaggio chiave che rafforzò la legittimità del sistema democratico. Inoltre, l'episodio ebbe un impatto significativo sulle relazioni tra la monarchia e le forze armate, che si mostrarono pronte a sostenere il sovrano. La svolta del 23 febbraio ha contribuito a consolidare la democrazia spagnola, evitando un ritorno al regime autoritario e garantendo la stabilità politica. L'evento è diventato un simbolo della resistenza al fascismo e un esempio di come la democrazia possa sopravvivere anche di fronte a minacce esterne.
La chiusura di questa vicenda fu decisiva per il futuro della Spagna. Dopo le 6 del mattino, il tenente generale Milans del Bosch annunciò la ritirata delle sue unità e il rispetto per la Costituzione e il re, un gesto che segnò la fine della minaccia. Il re, però, non si fermò qui. Durante la notte, ebbe un'altra conversazione con Milans, in cui gli impartì ordini chiari e categorici, rafforzando il suo impegno a proteggere la democrazia. Le sue parole, come "Juro que ni abdicaré la Corona, ni abandonaré España", furono un messaggio di determinazione che rafforzò la sua posizione. L'episodio ha lasciato un'impronta profonda nella memoria della Spagna, diventando un riferimento per la stabilità della democrazia e per il ruolo della monarchia. Oggi, il 23 febbraio è celebrato come un momento cruciale per la transizione democratica, un evento che dimostra come la Spagna possa resistere alle minacce e mantenere la pace. La sua leggenda rimane un esempio di coraggio e determinazione, un simbolo di come la democrazia possa sopravvivere anche in momenti di grande tensione.
Fonte: El País Articolo originale
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