11 mar 2026

Il più grande accampamento irregolare di migranti in Europa: lavoro nero in Italia

Abdul Camara, un senegalese di 31 anni, ha appena aperto la porta della sua casa, costruita con le sue mani in sette anni.

08 febbraio 2026 | 07:17 | 4 min di lettura
Il più grande accampamento irregolare di migranti in Europa: lavoro nero in Italia
Foto: El País

Abdul Camara, un senegalese di 31 anni, ha appena aperto la porta della sua casa, costruita con le sue mani in sette anni. La struttura, composta da quattro pareti e un pavimento di ceramica diversa, rappresenta un simbolo di resistenza in un quartiere informale di Borgo Mezzanone, nella regione pugliese. Questo insediamento, noto come "La Pista", si sviluppa lungo un'area abbandonata vicino a un ex aeroporto militare della Seconda Guerra Mondiale. Il quartiere, popolato da migliaia di immigrati irregolari, è il più grande insediamento illegale d'Europa. Camara, che vive da sette anni in quel luogo, ha costruito la sua abitazione con una determinazione che racconta la sua lotta per sopravvivere in un ambiente marginale. La sua storia è solo un esempio di una realtà complessa, in cui migliaia di persone si scontrano con le sfide di un sistema che non sembra volerli integrare, ma piuttosto mantenere in una condizione di invisibilità.

Il quartiere di Borgo Mezzanone, noto come "Il Gueto", è un'area di circa 400 ettari, dove convivono circa 4.000 persone, tra cui migranti provenienti da decine di Paesi. La maggior parte vive in condizioni di povertà estrema, senza servizi pubblici, acqua corrente o sistema fognario. La luce elettrica, se presente, è interrotta per periodi prolungati, con la metà del territorio illuminata un giorno e l'altra metà il giorno successivo. Le strade sono coperte da cumuli di rifiuti, e i camion municipali si occupano solo occasionalmente di pulizia. Nonostante le condizioni disperate, il quartiere è un'area vivace: si trovano chioschi, botteghe, officine e persino due chiese e una moschea. La sua esistenza è un segno di una realtà parallela, nascosta ai margini del sistema italiano, dove migliaia di persone si muovono in un contesto che non li riconosce come cittadini.

Questo fenomeno non è un'eccezione, ma parte di una strategia governativa che da anni gestisce la migrazione in modo inadeguato. L'Italia, che produce il 40% dei pomodori italiani, dipende da una forza lavoro straniera che opera in nero. Il governo, guidato da un'ultradestra che rifiuta l'immigrazione, ha adottato il cosiddetto "decreto flussi", un sistema che mira a controllare i flussi migratori ma ha creato un meccanismo opaco e propenso al fraude. Il sistema prevede la concessione di 500.000 posti in tre anni, ma la domanda è sempre superiore alla disponibilità. I lavoratori, spesso ingannati da intermediari, pagano migliaia di euro per entrare in Italia, solo per scoprire che le aziende non esistono o non rispettano i contratti. Questo modello, che si basa su una falsa idea di "lavoro regolamentato", ha portato a una situazione in cui il 64% del lavoro in zona è illegale.

Le conseguenze di questa politica sono devastanti. Migranti come Camara vivono in una condizione di precarietà costante, con il timore di essere arrestati. Il sistema, che si basa su una logica di sfruttamento, ha creato un ambiente in cui il caporalato, una forma di sfruttamento simile a un sistema feudale, domina. I migranti sono costretti a lavorare in condizioni disumane, con salari bassi e nessuna tutela legale. Le ONG, come No Cap, cercano di contrastare questa realtà, offrendo supporto legale e cercando di integrare i migranti in un sistema che non li accetta. Tuttavia, il sistema governativo, che non vuole affrontare la realtà, continua a perpetuare una situazione in cui migliaia di persone vivono in un limbo, privi di diritti e di opportunità.

Il futuro di questa popolazione è incerto. Mentre il governo italiano continua a privilegiare una politica di chiusura, il sistema di gestione migratoria rimane un'ipocrisia. La soluzione, però, potrebbe arrivare da una maggiore collaborazione tra le istituzioni e le ONG, che già stanno cercando di offrire alternative legali ai migranti. Il caso di Borgo Mezzanone rappresenta un esempio di come un sistema inadeguato possa generare una condizione di marginalità estrema. Solo un cambiamento radicale nel modo in cui l'Italia gestisce la migrazione potrebbe permettere a migliaia di persone di vivere in condizioni dignitose, anziché essere costrette a sopravvivere in un ambiente che non li riconosce. La strada per una soluzione non è facile, ma è necessaria per evitare che migliaia di persone continuino a vivere in un sistema che non li accetta.

Fonte: El País Articolo originale

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