11 mar 2026

Il lupo torna: fenomeno che scuote il Nord Italia

Siamo in ottobre, in una radura che taglia il bosco della Riserva Naturale Regionale e Oasi Wwf dei Ghirardi, situata nell'alta valle del Taro, in provincia di Parma. L'ambiente è tranquillo, ma non del tutto.

20 febbraio 2026 | 04:18 | 5 min di lettura
Il lupo torna: fenomeno che scuote il Nord Italia
Foto: Focus

Siamo in ottobre, in una radura che taglia il bosco della Riserva Naturale Regionale e Oasi Wwf dei Ghirardi, situata nell'alta valle del Taro, in provincia di Parma. L'ambiente è tranquillo, ma non del tutto. I daini si muovono lentamente, con un'andatura decisa, mentre si alimentano sul far della sera. Due femmine si tengono vicine, mentre un maschio si avvicina, emettendo un bramito gutturale, un richiamo che sembra un basso ruggito. È il momento della competizione per l'accesso alle femmine, una tradizione che si ripete da secoli. Ma il silenzio improvviso che si apre tra i cespugli interrompe questa scena. Un cinghiale maschio, enorme e veloce, attraversa la radura a tutta velocità, sparando nel bosco come un fulmine. L'evento non è casuale: il lupo, che ormai è di casa nella riserva, ha ricolonizzato l'area, riducendo la popolazione di erbivori come i cinghiali, che si erano moltiplicati al punto di disturbare l'equilibrio dell'ecosistema. La presenza del lupo non è più un'eccezione, ma un fenomeno riconosciuto da chi osserva la natura in questo angolo della penisola. La riserva, che si estende su 600 ettari, è un esempio di come la fauna selvatica possa riprendersi grazie a un predatore che ha ripreso il suo ruolo naturale.

Il ritorno del lupo nella riserva non è stato un evento improvviso. Il primo segno della sua presenza fu registrato nel 2006, quando alcuni animali passarono casualmente per il territorio. Solo nel 2015, però, un branco si stabilì definitivamente nella zona, dando vita a un'ecosistema dinamico. Daniele Ecotti, presidente dell'Associazione "Io non ho paura del lupo", spiega che il branco attuale è composto da almeno 12 individui, tra cui una coppia riproduttiva, quattro subadulti e sei cuccioli. Questi animali, che si muovono dentro e fuori dalla riserva, coprono un territorio di circa cinquantina di chilometri quadrati. Il monitoraggio, iniziato nel 2017, si basa su fototrappole e osservazioni, permettendo di valutare la consistenza numerica del branco. Le registrazioni delle fototrappole, attivate al passaggio di un animale, rivelano dettagli sull'attività del lupo, come il tempo di transito e le interazioni con altre specie. Questi dati sono fondamentali per comprendere il ruolo del lupo nel controllo delle popolazioni di erbivori, che avevano raggiunto livelli preoccupanti.

Il ruolo del lupo nella riserva non si limita a ridurre il numero di cinghiali. La sua presenza ha avuto un impatto significativo sull'ambiente, ripristinando un equilibrio che era andato perduto. Guido Sardella, coordinatore della Riserva, spiega che la proliferazione dei cinghiali aveva causato danni all'ecosistema: i loro comportamenti, come la predazione di nidiacei e la trasformazione di pozze d'acqua in fanghi, avevano alterato la biodiversità. L'abbondanza di questi erbivori aveva anche minacciato specie vegetali come le orchidee selvatiche, in particolare la Orchis pallens, che era scomparsa dalla riserva ma è tornata dopo il ritorno del lupo. L'effetto non è solo legato alla predazione. Gli erbivori, pur avendo mutato il loro comportamento per evitare il lupo, hanno ridotto l'impatto sul suolo, mantenendo una maggiore vegetazione. Questo dimostra come il lupo possa agire come un "regolatore" naturale, mantenendo la biodiversità e la salute dell'habitat.

La presenza del lupo in Italia non si limita alla riserva dei Ghirardi. Il monitoraggio nazionale, condotto tra il 2020 e il 2021, ha stimato la presenza di circa 3.300 lupi nella penisola, un numero che riflette un aumento progressivo negli ultimi anni. Questi dati sono stati ottenuti analizzando segni di presenza come escrementi, piste su neve e predazioni di ungulati. Il ritorno del lupo si è esteso anche a zone agricole e vicino alle città, come il caso del lupo che ha attraversato il Naviglio a Milano. Tuttavia, questa presenza non è sempre ben accolta. Molti cittadini vivono la sua comparsa con timore, pur sapendo che i rischi di un attacco sono estremamente bassi. Secondo Tommaso D'Errico, autore del libro "Io non ho paura del lupo", in Italia non si registrano attacchi mortali dal XIX secolo, mentre a livello globale, tra il 2002 e il 2020, i lupi hanno ucciso 26 persone, molte delle quali affette da rabbia. Il calcolo dei rischi, però, non deve nascondere la realtà: il lupo è un animale selvatico, e la sua interazione con l'uomo richiede prudenza e rispetto.

Il lupo, però, non è solo un predatore. L'uomo rappresenta una minaccia diretta per la sua sopravvivenza. Daniele Ecotti sottolinea come la mortalità dei lupi sia spesso sottovalutata, con molte carcasse non rinvenute a causa del bracconaggio o delle collisioni con le auto. L'Associazione "Io non ho paura del lupo" ha analizzato i dati del periodo 2019-2023, rilevando 1.639 lupi morti, con una media annuale di quasi 330 animali. Questi numeri evidenziano la fragilità del lupo in un contesto di espansione urbana e pressione antropica. La conservazione del lupo richiede quindi un approccio multidisciplinare: monitoraggi scientifici, sensibilizzazione del pubblico e politiche che proteggano gli habitat. Solo un equilibrio tra uomo e natura potrà permettere al lupo di tornare a essere parte integrante dell'ecosistema, senza mettere in pericolo la coesistenza. La riserva dei Ghirardi, con il suo esempio, offre una visione di come la biodiversità possa riprendersi, ma il futuro dipende da scelte responsabili e da un impegno collettivo.

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