11 mar 2026

Il figlio maggiore di Juana Rivas nel processo italiano: Vissi un inferno, mio padre tentò di uccidermi

Gabriel Rivas ha testimoniato in un processo a Cagliari sulle violenze subite dal padre Arcuri tra 2019 e 2022, con un caso ritardato di otto anni e accuse di abusi fisici e psicologici. La testimonianza ha evidenziato la gravità delle violenze e la mancanza di interventi istituzionali, con il processo che potrebbe definire un esito significativo.

26 febbraio 2026 | 18:11 | 5 min di lettura
Il figlio maggiore di Juana Rivas nel processo italiano: Vissi un inferno, mio padre tentò di uccidermi
Foto: El País

Gabriel, il figlio maggiore di Juana Rivas, ha fornito un testimonio drammatico e dettagliato durante un processo penale a Cagliari, in Sardegna, riguardante l'abuso subìto da lui e dal fratello minore Daniel, di 12 anni, da parte del padre Francesco Arcuri. L'udienza, tenutasi giovedì, ha visto il ragazzo raccontare episodi di violenza ricorrenti tra il 2019 e il 2022, descrivendo una situazione in cui la sua vita era stata costellata da abusi fisici e psicologici. Gabriel, che vive in Spagna da luglio 2022, ha sottolineato il dolore di dover lasciare il fratello, dichiarando che "stava vivendo in un inferno" e che "in molti episodi il padre tentò di togliermi la vita". La testimonianza, accompagnata da frasi forti e precise, ha rappresentato un punto chiave per il processo, che ha subito un ritardo di otto anni rispetto alle prime denunce presentate da Rivas in Italia nel 2017, archiviate senza indagini approfondite. Il caso, interrotto da un'inchiesta in Spagna che portò alla condanna di Rivas nel 2018, è stato finalmente ripreso grazie all'impegno di un'avvocata che riuscì a riaprire il procedimento, un'azione rara e estrema prevista dalla legge italiana in caso di inazione della procura.

Il processo, che si è svolto in un contesto di tensioni e dibattiti, ha visto la difesa di Arcuri rifiutare la sorpresa per le accuse, affermando che "eravamo convinti di sentire queste cose". Arcuri, pur riconoscendo la gravità delle violenze, ha sottolineato la sua volontà di "fare chiarezza" e di "far emergere la verità", pur esprimendo dolore per l'impegno del figlio maggiore. La sua difesa ha anche messo in luce la complessità del caso, evidenziando come i fatti siano stati ritenuti da alcuni media spagnoli già da tempo. In contrasto, Juana Rivas, la madre dei due ragazzi, ha fornito un testimonio a volte caotico, con momenti di forte emozione e lacrime, chiedendo di non guardare il padre durante le dichiarazioni. Il giudice, spesso confuso sui dettagli del caso, ha richiesto più volte a Rivas di non gestire la situazione come se fosse un teatro, evidenziando la mancanza di una comprensione completa del contesto.

Il caso, che si estende su dieci anni di vicende complesse, ha visto Rivas coinvolta in numerose denunce e contestazioni, a partire dal 2017 quando fu assegnata la custodia al figlio maggiore, mentre il minore rimase con Arcuri. Dopo un'assenza di alcuni mesi durante le vacanze natalizie del 2022, un tribunale ordinò nuovamente la restituzione di Daniel al padre, portando a un'ulteriore indagine su Rivas. La donna ha raccontato di aver preso più di un centinaio di voli per visitare i figli, segnalando il loro "malcontento profondo" e il "rischio di morte". Tra il 2019 e il 2022, ha presentato una dozzina di denunce, accompagnate da foto di ferite e documenti medici, sostenendo che i maltrattamenti erano una routine. Il suo avvocato ha ricordato che Arcuri era già stato condannato in Spagna nel 2009 per maltrattamenti contro Rivas, con una pena di tre mesi di carcere e 15 anni di distanza.

L'attenzione si è concentrata soprattutto sul testimonio di Gabriel, che ha parlato con lucidità e determinazione, descrivendo episodi di violenza quotidiana. Il ragazzo, che ha 19 anni, ha detto di non aver avuto problemi a parlare davanti al padre e che la sua testimonianza ha cambiato l'atmosfera della sala, creando un silenzio glaciale. Ha raccontato di essere stato oggetto di strattoni, picchiacci e minacce, con episodi in cui il padre lo strinse al collo fino a non poter respirare, o lo gettò per le scale, o lo castigò con punizioni estreme. Ha anche menzionato l'uso di un telefono per colpire i mobili o l'incarcerazione dei due ragazzi in stanze senza cibo o acqua. Il padre, seduto a due metri di distanza, ha ascoltato in silenzio, mentre il giudice ha chiesto specificamente il numero di episodi, con Gabriel che ha risposto che si verificavano "ogni giorno" o "ogni quattro giorni", a seconda del contesto.

La testimonianza di Gabriel ha evidenziato non solo la gravità dei fatti, ma anche la mancanza di interventi da parte delle autorità. Le istituzioni, tra cui i servizi sociali, non sarebbero riusciti a rilevare la situazione, portando a una serie di interrogativi sull'efficacia dei controlli. La famiglia, ormai divisa, vive in un contesto di tensioni emotive e legali, con Rivas che continua a essere sotto indagine per la sua posizione nei confronti del figlio minore. Il processo, che potrebbe portare a un esito significativo, rimane un esempio di come i casi di maltrattamenti possano essere sottostimati o ritardati, mettendo in luce la necessità di un sistema giudiziario più reattivo e sensibile. La prossima fase del processo sarà determinante per comprendere pienamente l'impatto di questi episodi e per rispondere alle domande che restano aperte.

Fonte: El País Articolo originale

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