15 mar 2026

Il 'Consiglio della Pace' di Trump raccoglie miliardi per Gaza

L'Emirato Arabo Uniti ha annunciato un impegno di oltre un miliardo di dollari per il "Board of Peace", il nuovo organismo internazionale creato da Donald Trump per progettare il futuro postbellico di Gaza.

14 febbraio 2026 | 03:02 | 5 min di lettura
Il 'Consiglio della Pace' di Trump raccoglie miliardi per Gaza
Foto: The New York Times

L'Emirato Arabo Uniti ha annunciato un impegno di oltre un miliardo di dollari per il "Board of Peace", il nuovo organismo internazionale creato da Donald Trump per progettare il futuro postbellico di Gaza. L'impegno, secondo due funzionari a conoscenza dei dettagli del finanziamento, è stato reso pubblico in un contesto di crescente tensione nel Medio Oriente, dove la guerra tra Israele e Hamas ha lasciato un bilancio di distruzione e sofferenza. Lo sforzo del Paese del Golfo, che si aggiunge a quello degli Stati Uniti, che ha comunque garantito un contributo superiore a un miliardo di dollari, segna un importante passo verso la ricostruzione di una regione devastata. Tuttavia, il totale degli impegni rappresenta solo una parte ridotta rispetto alle cifre necessarie per ripristinare l'infrastruttura e la vita quotidiana in Gaza, un territorio che ha subito danni estremi negli ultimi mesi. La decisione dell'Emirato, che è stato uno dei principali donatori di aiuti umanitari fin dall'inizio del conflitto, sottolinea un interesse deciso nel sostenere le iniziative del nuovo organismo, nonostante il dibattito interno tra alleati degli Stati Uniti.

L'impegno dell'Emirato, tuttavia, non si limita ai finanziamenti. Secondo quattro fonti vicine al progetto, il Paese sta già predisponendo la base per la costruzione di abitazioni temporanee per circa 20.000 palestinesi in Rafah, la città del sud di Gaza che ha subito gravi danni durante la guerra. I piani, che includono la rimozione di detriti e esplosivi da un'area specifica, sono parte di un'ampia strategia per garantire un ripristino delle condizioni di vita nella regione. Questi sforzi si aggiungono al ruolo dell'Emirato nel finanziamento di progetti umanitari, che negli ultimi mesi è diventato un elemento chiave della sua politica estera. Tuttavia, il compito di finanziare una ricostruzione di massa resta estremamente complesso. Secondo un rapporto congiunto del Fondo Monetario Internazionale, dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite pubblicato a febbraio 2025, sarebbero necessari oltre 50 miliardi di dollari per completare la ripresa di Gaza. Nonostante l'impegno iniziale, il finanziamento totale rimane al di sotto delle cifre richieste, e il dibattito sull'effettiva capacità di gestione del progetto è in corso tra esperti e governi.

Il "Board of Peace", istituito da Trump come parte del suo piano per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ha visto un numero crescente di Paesi aderire al suo mandato. Tuttavia, nonostante l'entusiasmo iniziale, alcuni alleati degli Stati Uniti, come la Polonia e l'Italia, hanno espresso riserve sulle finalità dell'organismo. Il mandato del Board, che include non solo la gestione della ricostruzione di Gaza ma anche conflitti esterni, ha suscitato preoccupazioni per la sua portata. Inoltre, il piano di ricostruzione presentato a Davos, in cui è stato annunciato un progetto per la costruzione di una nuova città vicino a Rafah, ha suscitato commenti contrastanti. Mentre alcuni analisti vedono nel Board un'opportunità per superare le limitazioni dell'ONU, altri sottolineano il rischio di un'organizzazione che non riesca a gestire le complessità del conflitto. La sfida, in ogni caso, resta enorme: il bilancio delle vittime, il deterioramento delle infrastrutture e la mancanza di un accordo sulla demilitarizzazione di Gaza continuano a ostacolare ogni tentativo di ripresa.

L'impegno dell'Emirato, pur significativo, non risolve i problemi strutturali del progetto. Secondo un funzionario del governo statunitense, che ha parlato in condizioni di anonimato, gli aiuti iniziali saranno diretti principalmente a progetti umanitari e a iniziative di stabilità nel territorio. Tuttavia, non è chiaro se i finanziamenti promessi si tradurranno in azioni concrete, vista la storia di promesse non mantenute in passato. Nel 2014, ad esempio, un incontro internazionale per la ricostruzione di Gaza ha visto Paesi impegnarsi in progetti di aiuto, ma molti di questi non si sono concretizzati. L'UNESCO, nel frattempo, ha rilevato che più del 80 per cento delle strutture di Gaza è danneggiato o distrutto, un dato che sottolinea l'urgenza del problema. Il ruolo dell'Emirato, in questo contesto, appare cruciale, ma non basta da solo a garantire una soluzione duratura. La mancanza di un accordo sull'accesso alle zone di guerra e la posizione di Israele sulla ricostruzione restano ostacoli significativi.

L'annuncio del "Board of Peace" ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Mentre alcuni Paesi, come l'Emirato, hanno espresso interesse nel supportare le iniziative, altri hanno espresso dubbi sulla sua efficacia. Il presidente Trump, che ha presentato il piano a Davos, ha sottolineato l'importanza di un organismo che possa gestire i fondi per la ricostruzione, ma la sua volontà di creare un'alternativa all'ONU ha suscitato critiche. Inoltre, il fatto che il Board non abbia ricevuto contributi significativi da parte di alcuni alleati chiave, come la Germania o la Francia, ha messo in luce le divisioni internazionali. La prossima riunione del Board, prevista per il 19 febbraio a Washington, rappresenta un momento cruciale per definire le linee guida del progetto. Tuttavia, il successo del Board dipenderà non solo dagli impegni finanziari, ma anche dalla capacità di gestire i conflitti interni e di coordinare i sforzi di diversi Paesi. La strada verso una soluzione per Gaza sembra lunga e complessa, ma l'impegno dell'Emirato e degli Stati Uniti segna un passo importante nel tentativo di ricostruire una regione devastata.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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