ICE e CBP: app di riconoscimento facciale non riesce a identificare persone
Il DHS utilizza Mobile Fortify per monitorare immigrati, legato all'ordine Trump, con preoccupazioni per privacy e abuso dati. Legal actions denunciano oltre 100.000 utilizzi senza controllo esterno.
L'uso dell'applicazione di riconoscimento facciale Mobile Fortify da parte degli agenti immigrazione degli Stati Uniti ha suscitato preoccupazioni significative riguardo alla sua efficacia e alle implicazioni per la privacy dei cittadini. La tecnologia, introdotta nel 2025 dal Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), è stata progettata per identificare individui fermati o arrestati durante operazioni federali, ma le sue capacità non sono sufficienti a garantire una verifica attendibile. Secondo i documenti analizzati da WIRED, l'app non è in grado di fornire un'identificazione precisa, un limite noto del settore tecnologico. L'adozione di Mobile Fortify è avvenuta senza un'analisi approfondita sul rispetto della privacy, contrariamente a quanto avveniva in passato per tecnologie che influenzavano i diritti delle persone. Questo scenario ha sollevato critiche da parte di organizzazioni come l'American Civil Liberties Union (ACLU) e l'Electronic Frontier Foundation (EFF), che hanno sottolineato le insicurezze legate all'uso improprio di una tecnologia non adatta a contesti reali. La situazione ha ulteriormente complicato il dibattito su come il governo gestisca la sorveglianza e la gestione dei dati sensibili, con conseguenze potenzialmente gravi per i diritti civili.
La decisione di lanciare Mobile Fortify è stata legata a un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump nel 2017, che prevedeva un'intensificazione del controllo sugli immigrati irregolari attraverso misure come l'espulsione rapida e l'espansione delle detenzioni. Questo quadro normativo ha incentivato l'uso di tecnologie avanzate per monitorare e identificare individui in movimento, anche a distanza dai confini. Tuttavia, l'app non è stata testata come si farebbe per un sistema che influisce direttamente sulla vita privata di cittadini, né sono state messe in atto procedure di valutazione esterna. L'adozione rapida di Mobile Fortify è stata facilitata da un ridimensionamento dei controlli sulla privacy interni al DHS, che ha eliminato limiti di utilizzo e permesso una diffusione senza supervisione. I dati raccolti tramite l'app, tra cui impronte digitali e foto, vengono archiviati in database centralizzati come il sistema Automated Targeting System (ATS), che conserva le informazioni per un periodo esteso. Questo approccio ha suscitato preoccupazioni per il rischio di abuso e per la mancanza di trasparenza su come i dati vengono gestiti e condivisi con altre agenzie.
L'uso di Mobile Fortify ha evidenziato una tendenza del DHS a spostare il focus della sorveglianza da controlli ai confini verso interventi a livello locale, dove i cittadini possono essere identificati durante fermate casuali. Secondo testimonianze di agenti, l'app è stata utilizzata per registrare non solo individui target, ma anche cittadini americani e persone che osservavano attività di controllo. In alcuni casi, i funzionari hanno riferito di aver informato i cittadini che le loro facce venivano registrate senza consenso, mentre in altri hanno usato caratteristiche come l'accento o la pelle per decidere se procedere con un controllo. Questi episodi sono stati documentati in diversi casi, tra cui un incidente in Oregon, dove un'agente ha descritto come la foto di una donna in custodia abbia prodotto due identità diverse, causando un conflitto tra la precisione tecnologica e le procedure di lavoro. L'assenza di un sistema di valutazione della confidenza delle identificazioni ha ulteriormente aggravato le critiche, poiché i dati raccolti non vengono analizzati con criteri rigorosi, aumentando il rischio di errori o abusi.
Le implicazioni di questa politica di raccolta dati sono estese, sia per il rispetto dei diritti individuali che per la gestione delle informazioni sensibili. Il sistema ATS, che archivia i dati raccolti tramite Mobile Fortify, è collegato a altre piattaforme come il Traveler Verification System (TVS), utilizzato per il riconoscimento facciale ai confini. Tuttavia, i dati di cittadini che si sono opposti al riconoscimento biometrico dovrebbero essere cancellati entro 24 ore, ma i documenti interni indicano che le informazioni raccolte attraverso Mobile Fortify potrebbero essere conservate per decenni. Inoltre, il sistema Seizure and Apprehension Workflow (SAW) utilizza dati raccolti da Mobile Fortify per creare una sorta di elenco di individui con informazioni derogatorie, anche se queste non indicano necessariamente un reato. Questa pratica solleva interrogativi sulla privacy e sulla possibilità di discriminazione, poiché i dati possono essere utilizzati per tracciare persone anche se non hanno commesso alcun reato. L'assenza di un controllo esterno e la mancanza di trasparenza su come i dati vengono gestiti rendono questa politica particolarmente controversa.
La situazione ha trovato un'eco legale, con il governo dell'Illinois e la città di Chicago che hanno presentato un'azione legale per denunciare l'uso di Mobile Fortify in oltre 100.000 occasioni. Questa azione si aggiunge a quelle già in corso contro l'uso improprio di tecnologie di sorveglianza, che hanno sollevato preoccupazioni su come le autorità possano bilanciare la sicurezza pubblica e i diritti fondamentali. Il dibattito si è intensificato anche a causa di episodi come quelli in Oregon, dove i dati raccolti non solo hanno suscitato critiche per la loro imprecisione, ma anche per il rischio di abuso. L'assenza di un sistema di valutazione delle identificazioni, unita alla diffusione del controllo a livello locale, ha reso Mobile Fortify un caso emblematico del rischio di abuso di tecnologie di sorveglianza. Mentre il DHS continua a promuovere l'uso di queste tecnologie per il controllo dell'immigrazione, le istituzioni e i cittadini chiedono un maggiore rigore nella gestione dei dati e un maggiore controllo su come le tecnologie vengono utilizzate per il rispetto dei diritti. La strada verso un equilibrio tra sicurezza e privacy sembra ancora lunga, ma il dibattito intorno a Mobile Fortify ha messo in luce le sfide di un'era in cui la tecnologia gioca un ruolo centrale nella governance.
Fonte: Wired Articolo originale
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