11 mar 2026

I sondaggi chiariscono: gli americani rifiutano questo.

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti rieletto nel 2024, ha visto il suo mandato segnato da un'evoluzione significativa nel rapporto con il tema dell'immigrazione illegale.

30 gennaio 2026 | 07:11 | 4 min di lettura
I sondaggi chiariscono: gli americani rifiutano questo.
Foto: The New York Times

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti rieletto nel 2024, ha visto il suo mandato segnato da un'evoluzione significativa nel rapporto con il tema dell'immigrazione illegale. A un anno dalla sua vittoria elettorale, il consenso pubblico sulle sue politiche migratorie è crollato da un sostanziale appoggio iniziale a una netta disapprovazione. Secondo un'indagine recente, il 55% dei cittadini americani ora esprime disapprovazione per l'approccio del presidente, un dato che ha guadagnato terreno dopo un episodio drammatico: la morte di Alex Pretti, un uomo ucciso da agenti federali a Minneapolis. L'evento ha alimentato una crescente percezione che le misure adottate da Trump non siano solo inadeguate, ma addirittura contrarie agli obiettivi di sicurezza che il leader aveva promesso durante la campagna. La tensione tra le aspettative iniziali e i risultati reali ha trasformato un tema che era stato un punto di forza politico in una questione che oggi suscita preoccupazione e protesta.

La crisi di fiducia nei confronti delle politiche di Trump si è radicata in un'esperienza concreta: il pubblico ha cominciato a percepire che le operazioni di sgombero e deportazione condotte dagli agenti federali non si concentrino più su minacce reali, ma su individui che non rappresentano un pericolo per la società. Al tempo stesso, l'ingresso di forze armate federali nelle città ha generato un clima di ansia, con molti cittadini che si sentono meno al sicuro. Gli incidenti che vedono agenti federali in conflitto con immigrati non solo suscitano rabbia, ma anche una sensazione di impotenza e di minaccia alla propria libertà. Le immagini di scontri, spesso diffuse sui social media, hanno amplificato questa percezione, trasformando l'immigrazione da un tema di sicurezza in una questione di sicurezza personale.

Il contesto politico che ha portato a questa svolta è complesso e radicato. Negli anni precedenti, Trump aveva rafforzato la sua immagine come leader in grado di controllare i flussi migratori, un aspetto che aveva conquistato un largo consenso. Nei sondaggi dell'elezione del 2024, il 53% dei votanti in diversi stati chiave aveva espresso maggiore fiducia in lui rispetto a Kamala Harris, candidata democratica. Il tema dell'immigrazione era stato un pilastro del suo programma, con l'obiettivo di deportare chiunque fosse entrato illegalmente nel Paese. Tuttavia, il consenso iniziale si è rivelato fragile. Mentre il 63% dei cittadini sperava che Trump prioritizzasse la deportazione di immigrati criminali, il supporto si è ridotto al 41% quando si è trattato di una politica generale, senza distinzioni. Questo dato ha rivelato una divisione interna tra i sostenitori del presidente, che si sono divisi tra chi voleva un approccio severo e chi preferiva un metodo più mirato.

Le conseguenze di questa polarizzazione si sono manifestate in modo drammatico. All'interno del Partito Repubblicano, si è verificato un dibattito acceso su come estendere le misure di deportazione. Un esempio è stato il commento di Maria Salazar, deputata repubblicana della Florida, che ha distinto tra "giardinieri" e "gangster", riferendosi a immigrati che lavorano legalmente e a quelli che operano come trafficanti. Questo dibattito ha evidenziato una frattura tra chi vede l'immigrazione come un problema di ordine pubblico e chi la ritiene un tema economico. Vice Presidente JD Vance, ad esempio, ha sottolineato l'impatto negativo dell'immigrazione illegale sul mercato del lavoro, ma Trump ha sempre enfatizzato il tema della sicurezza, soprattutto dopo episodi come la morte di Laken Riley, una studentessa che fu uccisa da un immigrato. Tuttavia, le misure adottate per rispondere a questa minaccia hanno avuto un effetto opposto, alimentando una percezione di pericolo per i cittadini comuni.

La crisi delle politiche migratorie di Trump ha avuto un impatto significativo sulle sue basi elettorali. In un sondaggio recente, il 45% dei cittadini ha espresso una sensazione di insicurezza dopo le operazioni di ICE, un dato che ha visto un aumento notevole rispetto a ottobre. Tra i gruppi che si sono allontanati dal presidente, i voti di colore nero, i cittadini indipendenti e quelli urbani hanno registrato un calo significativo. In particolare, i latini, che avevano generalmente sostenuto le politiche di Trump, hanno espresso una netta critica verso ICE, che vedono come un'organizzazione che va oltre i limiti della lotta contro i criminali. Questo cambiamento di opinione ha messo in discussione l'efficacia delle politiche del presidente e ha svelato una crisi interna al suo consenso. Trump, che aveva sempre visto l'immigrazione come un punto di forza, ora si trova a fronteggiare una situazione in cui il tema che lo aveva reso popolare si è trasformato in un problema. La politica migratoria, una volta un'arma strategica, è diventata un'area di tensione e di divisione.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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