11 mar 2026

Hong Kong condanna Jimmy Lai a 20 anni di prigione, simbolo del giornalismo libero

Jimmy Lai, uno dei più noti esponenti del movimento pro-democracia a Hong Kong e fondatore del quotidiano Apple Daily, è stato condannato oggi a 20 anni di carcere, la pena più severa mai inflitta per un reato di sicurezza nazionale.

09 febbraio 2026 | 08:43 | 5 min di lettura
Hong Kong condanna Jimmy Lai a 20 anni di prigione, simbolo del giornalismo libero
Foto: El País

Jimmy Lai, uno dei più noti esponenti del movimento pro-democracia a Hong Kong e fondatore del quotidiano Apple Daily, è stato condannato oggi a 20 anni di carcere, la pena più severa mai inflitta per un reato di sicurezza nazionale. La sentenza, emessa dal Tribunale Superiore di Hong Kong, è arrivata quasi due mesi dopo che il giudice aveva dichiarato Lai colpevole di due accuse di congiura per collusione con forze estere e di un reato di sedizione legato alla pubblicazione di contenuti subversivi. A 78 anni, la condanna equivale in pratica alla pena massima prevista, la pena perpetua. La famiglia di Lai, in un comunicato inviato ai media, ha espresso dolore e indignazione, con sua figlia Claire Lai che ha definito la sentenza una "condanna a morte per un martire tra le mura di prigione". Questo processo, che ha durato oltre cinque anni, rappresenta il caso più celebre finora sotto la controversa Legge di Sicurezza Nazionale introdotta da Pechino nel 2020 per reprimere le proteste che avevano paralizzato la ex colonia britannica l'anno precedente. La decisione ha suscitato una forte reazione internazionale, con molti osservatori che la vedono come un ulteriore passo verso la riduzione delle libertà garantite da Hong Kong sotto il principio di "Un Paese, due sistemi" negli ultimi 50 anni dopo la consegna della sovranità al Regno Unito nel 1997.

Il processo di Lai, caratterizzato da una lunga e complessa procedura giudiziaria, ha visto il giudice sottolineare l'importanza della gravità dei reati commessi, definendo la pena di 20 anni come "adeguata" dopo aver valutato la somma di tre accuse che avrebbero potuto portare a oltre 35 anni di carcere. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che parte delle condanne potesse essere cumulata, riducendo così la durata totale della pena. Lai, che ha un passaporto britannico, è stato accusato di aver utilizzato la sua influenza e la piattaforma del Apple Daily per "sospendere la legittimità o l'autorità" dei governi di Pechino e Hong Kong, e di aver guidato una congiura per esercitare "pressione internazionale" e "ricavare supporto esterno" contro le autorità locali. La sentenza è stata annunciata in un contesto di forte presenza poliziesca, con agenti che hanno pattugliato il perimetro del tribunale e dispositivi di sicurezza rafforzati. Dopo la lettura del verdetto, Lai ha sorriso e ha salutato la platea, mentre si sono sentiti singhiozzi tra il pubblico.

Il caso di Lai è diventato un simbolo del conflitto tra libertà di espressione e controllo statale in Hong Kong. L'imperatore del Apple Daily, un quotidiano che era stato per anni uno dei più influenti e letti, è stato colpito da una serie di accuse che hanno portato alla sua condanna e alla chiusura definitiva del giornale nel 2021. L'imperatore del Apple Daily è stato arrestato nel 2020 sotto la Legge di Sicurezza Nazionale per "collusione con forze estere" e ha passato la maggior parte del tempo in isolamento dal 2021. La sentenza ha suscitato reazioni forti da parte di organizzazioni internazionali, tra cui il Comitato per la Protezione dei Periodisti, che ha definito la decisione un "colpo di grazia per la libertà di stampa" in Hong Kong. Il caso è stato anche un tema di dibattito diplomatico, con il primo ministro britannico Keir Starmer che ha chiesto la liberazione di Lai durante un incontro con il presidente cinese Xi Jinping, purtroppo senza successo. La famiglia di Lai ha criticato i tentativi britannici di intervento, ritenendoli "insufficienti" e non in linea con i valori che Londra promette di difendere.

La condanna di Lai segna un punto di svolta per il sistema giudiziario di Hong Kong, che è stato visto come un'arma per reprimere il dissenso. La Legge di Sicurezza Nazionale, introdotta nel 2020, ha permesso al governo cinese di estendere il controllo su attività che vengono considerate minaccio alla sicurezza statale. Il caso di Lai, come molti altri, ha portato alla condanna di alti funzionari e attivisti, con l'obiettivo di smantellare la rete editoriale e aziendale del Apple Daily. La chiusura del quotidiano, annunciata nel 2021, ha segnato la fine di un'era per la stampa critica in Hong Kong. Lai, che era arrivato a Hong Kong da bambino fuggito dalla Cina maoista, era diventato un simbolo della resistenza contro il dominio cinese. La sua condanna, tuttavia, ha avuto un impatto significativo sull'editoria locale, con il ridursi del numero di giornali indipendenti e la crescita di una cultura di autocensura. La magistrata Esther Toh, che ha pronunciato la sentenza, ha affermato che Lai aveva "odio" per la Repubblica Popolare Cinese, un'affermazione che ha suscitato polemiche internazionali.

La sentenza di Lai non solo rappresenta un colpo per le libertà di Hong Kong, ma anche un'indicazione del potere crescente di Pechino nel controllo delle istituzioni locali. Il caso ha suscitato preoccupazioni da parte di molti osservatori, che vedono nel processo un esempio del modo in cui la Cina sta riducendo i diritti garantiti da "Un Paese, due sistemi". La famiglia di Lai ha espresso la speranza che la comunità internazionale continui a pressare per la sua liberazione, anche se i tentativi di negoziare con Pechino potrebbero non produrre risultati immediati. Allo stesso tempo, il caso ha portato alla condanna di altri otto accusati, tra cui ex alti funzionari del Apple Daily, un attivista e un avvocato, tutti processati per reati di sicurezza nazionale. La condanna di Lai potrebbe diventare un precedente per altri casi simili, con conseguenze significative per la libertà di espressione e la democrazia in Hong Kong. Mentre il mondo osserva, la situazione rimane incerta, con il potere politico e giudiziario cinese che sembra consolidarsi sempre di più, a scapito delle libertà garantite in passato.

Fonte: El País Articolo originale

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