Guardare ma non toccare: Roma protegge fontane e monumenti con sensibilizzazione e telecamere
Del danno all'elefantino a piazza della Minerva sono stato avvisato da una mail", ha dichiarato Claudio Parisi Persicce, sovrintendente della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, parlando al quotidiano britannico The Times.
Del danno all'elefantino a piazza della Minerva sono stato avvisato da una mail", ha dichiarato Claudio Parisi Persicce, sovrintendente della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, parlando al quotidiano britannico The Times. L'episodio, che ha visto danneggiata una scultura di Gian Lorenzo Bernini, rappresenta un ulteriore esempio di atti vandalici che colpiscono i monumenti e le fontane di Roma. L'evento, pur non essendo isolato, ha suscitato preoccupazione nel settore dei beni culturali, che cerca da anni di trovare soluzioni efficaci per proteggere le opere d'arte esposte al pubblico. L'interesse per il caso non si limita al contesto locale, ma si estende a un problema più ampio: come gestire la conservazione di un patrimonio immenso in un'area urbana densa di visitatori e attività quotidiane. La scelta di diffondere l'informazione tramite una mail, anziché una segnalazione formale, sottolinea l'importanza di una collaborazione attiva tra cittadini e istituzioni, un tema centrale nella strategia di prevenzione adottata da Roma Capitale.
L'elefantino, simbolo della piazza della Minerva, è stato danneggiato in un momento in cui la città vive un'epoca di intensa attività turistica e di crescente consapevolezza del valore del patrimonio storico. Parisi Persicce ha sottolineato che il danno non è un caso isolato, ma parte di una serie di episodi che hanno interessato diverse aree di Roma negli ultimi anni. Tra i primi esempi c'è stato il 2015, quando i tifosi del Feyenoord, durante un incontro di Europa League contro la Roma, hanno danneggiato la fontana della Barcaccia a piazza Navona, un'opera restaurata solo cinque mesi prima. Allo stesso tempo, a Villa Borghese si sono registrati episodi di vandalismo in periodi diversi: nel 2010, 2013, 2018 e 2021, con danni ai busti del Pincio. Questi atti, spesso compiuti da individui o gruppi che non si fermano di fronte alle misure di sicurezza, hanno richiesto interventi di riparazione complessi e costosi. La scelta di "incappucciare" alcune statue per proteggerle fino a un loro completo recupero dimostra l'impatto negativo di tali azioni sul patrimonio artistico.
Il contesto di questo problema si inserisce in un quadro più ampio che vede Roma come una delle città al mondo con il maggior numero di monumenti esposti al pubblico. Le 400 fontane e i 900 monumenti presenti nelle piazze non sono solo un'attrazione turistica, ma un elemento fondamentale della sua identità storica. Tuttavia, la loro visibilità rende anche vulnerabili: non è possibile isolare le aree, né installare barriere fisiche, poiché le piazze sono spazi comuni e vivaci. Questo rende il controllo particolarmente complesso, soprattutto in un contesto in cui il flusso di visitatori è elevato. La Sovrintendenza, pur riconoscendo l'impossibilità di limitare il contatto con le opere, ha adottato misure alternative, tra cui la sensibilizzazione del pubblico. Un esempio di successo è stato il progetto all'Colosseo, dove è stata ridotta la frequenza di graffiti su mura e superfici, grazie a una combinazione di vigilanza e campagne educative. Tuttavia, nonostante questi sforzi, i danni continuano a verificarsi, soprattutto in contesti in cui la motivazione dietro gli atti vandalici è legata a motivi di ribellione o espressione di protesta.
L'analisi degli ultimi anni rivela un incremento del numero di episodi, anche se la Sovrintendenza ha rafforzato i sistemi di controllo. Tra le misure adottate, ci sono state l'installazione di 2.500 telecamere a tutela dei monumenti e delle fontane, un progetto che risale a un'idea avanzata undici anni fa dall'allora assessora alla Cultura, Giovanna Marinelli. Questo sistema di sorveglianza, combinato con l'incremento del personale delle forze dell'ordine, rappresenta una strategia di doppia azione: prevenzione e repressione. Tuttavia, Parisi Persicce ha riconosciuto che non basta solo la tecnologia o la polizia, ma serve anche un lavoro di educazione civile. L'obiettivo è creare una consapevolezza collettiva sul valore dei monumenti, affinché ogni cittadino e turista contribuisca al loro mantenimento. La sfida, però, resta elevata: come conciliare la libertà di accesso alle opere d'arte con la necessità di proteggerle da atti dannosi, in un'epoca in cui il rispetto per il patrimonio è spesso messo da parte.
La prospettiva futura per Roma Capitale sembra concentrarsi su un mix di azioni mirate a ridurre i danni e a rafforzare la collaborazione con il pubblico. Tra le misure in corso, ci sono progetti di sensibilizzazione che coinvolgono scuole, associazioni e istituzioni, con l'obiettivo di educare i giovani a un uso responsabile del patrimonio. Al tempo stesso, la Sovrintendenza continua a monitorare i dati e a valutare nuove tecnologie per migliorare il controllo. L'ultimo episodio, quello dell'elefantino, ha sottolineato l'importanza di un approccio diverso rispetto al passato, in cui la reazione era spesso reattiva. Oggi, la priorità è prevenire i danni, anche attraverso strumenti innovativi e una maggiore partecipazione della comunità. Sebbene i rischi non siano scomparsi, l'impegno delle istituzioni e dei cittadini potrebbe contribuire a un futuro in cui i monumenti di Roma non siano più vittime di episodi di vandalismo, ma simboli viventi di una cultura che tutti si sentono responsabili di proteggere.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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