11 mar 2026

Gruppo accusato di violenza sessuale: assolti pienamente per il fatto non sussiste

La sentenza del tribunale di Foggia ha sancito l'assoluzione con formula piena di tre uomini accusati di violenza sessuale di gruppo.

01 marzo 2026 | 14:23 | 4 min di lettura
Gruppo accusato di violenza sessuale: assolti pienamente per il fatto non sussiste
Foto: RomaToday

La sentenza del tribunale di Foggia ha sancito l'assoluzione con formula piena di tre uomini accusati di violenza sessuale di gruppo. Lo scorso venerdì, 27 febbraio, la gup Loretta Plantone ha stabilito che il reato non è sussistito, riconoscendo che non vi è stata una violenza o un'ipotetica coercizione nei confronti della ragazza coinvolta. I tre uomini, due fratelli di Rodi Garganico di 44 e 48 anni e un 49enne di Roma, erano stati accusati di aver costretto la donna a subire atti sessuali in seguito a una serata trascorsa in un locale della cittadina garganica. L'accusa aveva sostenuto che i tre avessero approfittato delle condizioni di inferiorità psichica della ragazza, determinate dall'assunzione di alcolici e di cocaina, acquistati da loro stessi e ceduti in loro presenza. La vicenda, che risale all'estate del 2023, ha scosso la comunità locale e ha suscitato dibattiti su temi di giustizia, libertà personale e responsabilità sociale.

La vicenda si è svolta in un contesto complesso, dove la dinamica delle relazioni tra i protagonisti è stata al centro del processo. Secondo la procura, la ragazza avrebbe subito atti sessuali non consensuali, con la collaborazione di due dei tre indagati, mentre il terzo avrebbe assistito senza intervenire. La pm, dottoressa Laura Simeone, aveva richiesto condanne tra i 6 e gli 8 anni, sostenendo che la donna fosse stata in una condizione di vulnerabilità. Tuttavia, la difesa ha sostenuto che la ragazza non fosse stata priva di consapevolezza e che avesse accettato volontariamente l'invito a casa di uno dei tre uomini, nonché l'assunzione di sostanze. L'avvocato Francesco Romagnolo, che ha rappresentato tutti i tre indagati, ha chiarito che i rapporti sessuali erano stati consenzienti e che non vi era alcuna minaccia o coercizione. L'analisi della difesa ha enfatizzato la libertà di scelta della donna e la sua capacità di decidere autonomamente le proprie azioni.

Il contesto giuridico del processo è stato determinante per la sentenza. Il tribunale ha applicato il principio del "fatto non sussiste", ritenendo che non ci fossero elementi sufficienti a dimostrare una violenza o una coercizione. La gup ha sottolineato che la prova del consenso non è stata sufficientemente dimostrata dagli atti d'accusa, né si è potuta verificare il reale stato di incoscienza della ragazza. Inoltre, la difesa ha sostenuto che la cocaina non era stata somministrata in modo coercitivo, ma era stata offerta come parte di un contesto di volontà reciproca. La sentenza ha quindi riconosciuto la mancanza di una condotta illecita, anche se il dibattito sulla libertà personale e sul ruolo della sostanza stupefacente nella determinazione del consenso rimane aperto.

Le implicazioni della sentenza vanno oltre il caso specifico, toccando temi di grande rilevanza sociale. La decisione del tribunale ha rafforzato l'importanza di una prova oggettiva e documentata per dimostrare il reato, soprattutto in casi in cui la vittima è coinvolta in contesti di consumo di sostanze. Tuttavia, la sentenza ha anche sollevato interrogativi sulle linee guida per la giustizia in materia di violenza sessuale, con particolare attenzione al ruolo della volontà della vittima e alla complessità della sua percezione del consenso. L'assoluzione ha suscitato reazioni contrastanti: mentre alcuni hanno visto un atto di giustizia e rispetto della libertà individuale, altri hanno espresso preoccupazione per la potenziale underestimazione del reato. La questione rimane dibattuta, con un'attenzione particolare alla protezione delle vittime e alla prevenzione di eventuali abusi.

La vicenda è destinata a rimanere nel dibattito pubblico, con conseguenze sia per la comunità locale che per il sistema giudiziario. La motivazione della sentenza, che sarà depositata entro 90 giorni, potrebbe fornire ulteriori spunti per il confronto tra diritti individuali e responsabilità sociale. Inoltre, il caso ha evidenziato la necessità di un approccio più rigoroso nella valutazione delle prove, soprattutto in contesti in cui la libertà di scelta e la volontà della vittima possono essere influenzate da fattori esterni. La sentenza ha aperto un dibattito importante, richiamando l'attenzione su come la giustizia possa equilibrare la protezione delle vittime con il rispetto della libertà personale. Il futuro di questa vicenda potrebbe segnare un passo avanti nella definizione di un quadro normativo più chiaro e giusto per le questioni di violenza sessuale.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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