Governo mira al voto dei non cittadini, nonostante lo ritienga raro
Il governo Trump ha lanciato un piano per combattere il voto illegale di non cittadini, coinvolgendo agenzie federali e concentrando l'attenzione sui green card holders. La strategia suscita preoccupazioni per la discriminazione e la politicizzazione delle elezioni, con resistenza da parte di governi statali.
L'ultimo documento interno ottenuto da The New York Times ha rivelato un piano strutturato e ambizioso lanciato dal governo Trump per integrare le forze di polizia federali nel sistema elettorale americano, con l'obiettivo di combattere il voto illegale di non cittadini. L'azione, che si svolge in vista delle elezioni del 2022, riguarda l'intero territorio nazionale e mira a identificare e punire chiunque abbia violato le norme sul voto, specialmente coloro che non sono cittadini statunitensi. Il documento, sottoposto a una serie di uffici degli avvocati degli Stati Uniti, indica un impegno dichiarato del governo per salvaguardare i processi democratici e rafforzare la fiducia del pubblico nel sistema elettorale. L'attenzione è particolarmente concentrata sui green card holders, che pur essendo legalmente presenti nel paese non hanno il diritto di votare in contesti federali, statali o locali. La strategia, sebbene formalmente rivolta a tutti i non cittadini, potrebbe avere conseguenze più gravi per chi si trova in situazioni di incertezza legale o non è a conoscenza delle differenze tra status giuridici.
Il piano si inserisce in un contesto di crescente tensione tra le autorità federali e le comunità migratorie, con l'obiettivo di prevenire il voto illegale in un momento in cui il dibattito sull'immigrazione e i diritti elettorali è particolarmente acceso. Secondo un'analisi commissionata dall'amministrazione Trump, non ci sono prove di un'ampia o significativa frode elettorale, ma il governo ha comunque ritenuto necessario intensificare le indagini. Circa 10.000 tra i 49,5 milioni di iscrizioni elettorali sono state inviate al Dipartimento di Sicurezza Interna (HSI) per ulteriore verifica, un'azione che rappresenta lo 0,02% del totale. Le autorità federali non hanno commentato la questione, ma la portavoce del presidente, Abigail Jackson, ha sottolineato l'impegno del governo a garantire registri elettorali corretti e a punire chiunque violi le leggi. La strategia, però, non si limita al voto illegale: si estende anche a teorie di complotto su interventi esteri sulle macchine elettorali, come quelle che hanno giustificato la sequestro di voti del 2020 da parte dell'FBI.
L'azione del governo si basa su una serie di direttive che mirano a sfruttare le competenze delle agenzie federali, tra cui l'HSI, per monitorare i registri elettorali, soprattutto in stati conservatori come Florida e Texas, dove le autorità locali collaborano attivamente con il piano. Tuttavia, i governi statali democratici hanno resistito a concedere accesso a dati sensibili, sostenendo che la gestione delle elezioni è un compito esclusivo delle amministrazioni locali. Il coordinamento del piano è stato affidato a Anthony Salisbury, un alto funzionario del dipartimento degli Affari Interni, che ha guidato un gruppo di lavoro che includeva funzionari del Dipartimento di Giustizia e dell'HSI. Il gruppo ha sviluppato direttive che richiedono ai procuratori federali di giustificare le decisioni di non proseguire indagini su casi di voto illegale, un procedimento insolito che ha visto l'introduzione di controlli rigorosi in giurisdizioni come il Sud-est della Florida.
Le conseguenze di questa politica sono preoccupanti per i gruppi che difendono i diritti elettorali, che temono un'intimidazione verso i cittadini legali. L'HSI, normalmente responsabile dell'immigrazione, è stato coinvolto in un ruolo che potrebbe mettere in pericolo l'accesso al voto di milioni di migranti. Il segretario alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha espresso preoccupazione per la presenza di individui non idonei tra i votanti, ma molti osservatori ritengono che l'azione sia parte di un piano più ampio per ridurre i diritti dei migranti. Inoltre, il governo ha promosso l'idea di denaturalizzazione di cittadini statunitensi che avrebbero potuto aver violato le norme, un processo che potrebbe portare non solo a sanzioni legali ma anche a deportazioni. La proposta di un decreto esecutivo per introdurre requisiti rigorosi per il voto, come la dimostrazione della cittadinanza, ha suscitato polemiche, soprattutto per la sua impatto su un'ampia parte della popolazione.
Il piano del governo potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sul sistema democratico americano, con il rischio di creare una divisione tra le competenze federali e locali. Mentre alcuni sostengono che l'azione è necessaria per prevenire frodi, altri temono che possa portare a una politicizzazione del voto e a una riduzione dei diritti dei migranti. L'impegno dell'amministrazione a garantire trasparenza e sicurezza nel sistema elettorale rimane un tema centrale, ma il modo in cui viene applicato potrebbe influenzare il rapporto tra le istituzioni e i cittadini. Con le elezioni in arrivo, il dibattito su queste misure proseguirà, con l'attenzione concentrata su come bilanciare sicurezza e diritti democratici.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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