11 mar 2026

Gli studenti iraniani riaccendono le proteste mentre aumenta la pressione degli USA sul regime

Dopo più di un mese di repressione violenta, che ha causato almeno 7.000 morti secondo l'ONG HRANA, una fitta breccia sta cominciando a formarsi nel muro di terrore costruito dal regime iraniano.

22 febbraio 2026 | 22:59 | 5 min di lettura
Gli studenti iraniani riaccendono le proteste mentre aumenta la pressione degli USA sul regime
Foto: El País

Dopo più di un mese di repressione violenta, che ha causato almeno 7.000 morti secondo l'ONG HRANA, una fitta breccia sta cominciando a formarsi nel muro di terrore costruito dal regime iraniano. Dopo la strage finale delle proteste, che alcuni iraniani definiscono come "ríos de sangre" versati sul suolo del paese, la tensione sembra aver trovato un nuovo sbocco. Questa settimana, in particolare, si è registrata una serie di manifestazioni spontanee e organizzate, soprattutto tra gli studenti universitari, che hanno scelto di sfidare il regime nonostante le severe restrizioni e la repressione sistematica. Il movimento ha visto la partecipazione di centinaia di giovani, tra cui studenti delle Università Tecnologiche e delle Politiche, che hanno scelto di prendere le strade delle città, in particolare a Teherán, per esprimere il loro dissenso. Le proteste, che si sono protratte per due giorni consecutivi, hanno visto la partecipazione di studenti che hanno gridato slogan di rivolta e di liberazione, nonostante la presenza di forze di sicurezza armate. Questo scenario segna un momento cruciale nella storia recente del paese, dove il regime, pur essendo stato in grado di smorzare le proteste iniziali, non ha ancora riuscito a spegnere del tutto la fiamma della resistenza.

Le proteste, che si sono sviluppate in diversi centri universitari, hanno visto la partecipazione di studenti che, nonostante le minacce e la repressione, hanno scelto di esprimere il loro dissenso. A Teherán, in particolare, gli studenti dell'Università Tecnologica Sharif hanno organizzato manifestazioni che hanno visto la partecipazione di centinaia di persone. I manifestanti hanno gridato slogan come "Questo anno è un anno di sangre; Sayed Alí Jamenei sarà derrocato", riferendosi al leader supremo del regime. In altre università, come la Khajeh Nasir Toosi e l'Università delle Arti, gli studenti hanno espresso il loro dissenso con gesti simbolici, come il lancio di fiori e il canto di canzoni di protesta. Questi eventi non sono passati inosservati, né sono stati ignorati dalle autorità, che hanno reagito con un forte dispiegamento di forze di sicurezza. Tuttavia, il fatto che gli studenti abbiano scelto di tornare in strada, nonostante le minacce, segna un cambiamento di rotta rispetto al passato, in cui il regime aveva riuscito a mantenere il controllo su gran parte della popolazione.

Il contesto di queste proteste è legato a un momento di particolare fragilità per il regime, che si trova a fronteggiare non solo la tensione interna ma anche la minaccia esterna di un possibile intervento militare da parte degli Stati Uniti. Da mesi, il governo iraniano ha dovuto gestire la presenza di forze armate statunitensi in zona, unica dal momento dell'invasione dell'Iraq nel 2003. Questo scenario ha reso il regime più vulnerabile, poiché la sua politica di repressione ha creato un clima di tensione che potrebbe esplodere in un momento di crisi. Inoltre, la repressione violenta delle proteste ha causato un gran numero di vittime, con almeno 54.000 detenuti e migliaia di feriti. Questo contesto ha creato un clima di scontento e di frustrazione, che ha trovato un nuovo sbocco nei movimenti studenteschi. La decisione di tornare in strada, in un momento in cui la repressione era al massimo, indica un cambiamento di atteggiamento da parte di una parte della popolazione, che non si è più fermata di fronte alle minacce del regime.

Le implicazioni di queste proteste sono notevoli, in quanto segnano un passo importante verso la contestazione del regime. Gli studenti, che rappresentano una parte della popolazione giovane e istruita, hanno dimostrato di non essere più disposti a tollerare la repressione. La loro partecipazione alle manifestazioni, nonostante le minacce e la presenza di forze di sicurezza, indica un cambiamento di rotta rispetto al passato. Inoltre, il fatto che le proteste si siano sviluppate in un momento in cui la repressione era al massimo mostra che il regime non è riuscito a eliminare del tutto il movimento di resistenza. Questo scenario ha reso necessaria una maggiore attenzione da parte delle autorità, che hanno dovuto affrontare non solo la minaccia esterna ma anche il rischio di un'ulteriore espansione delle proteste. La repressione ha causato un gran numero di vittime, ma non ha riuscito a spegnere la fiamma della resistenza, che sembra essere in grado di trovare nuovi sbocchi.

La chiusura di questo periodo di proteste non è ancora arrivata, ma il movimento sembra essere in grado di trovare nuovi modi per esprimere il dissenso. La decisione di tornare in strada, in un momento in cui la repressione era al massimo, indica un cambiamento di atteggiamento da parte di una parte della popolazione, che non si è più fermata di fronte alle minacce del regime. Questo scenario ha reso necessaria una maggiore attenzione da parte delle autorità, che hanno dovuto affrontare non solo la minaccia esterna ma anche il rischio di un'ulteriore espansione delle proteste. La repressione ha causato un gran numero di vittime, ma non ha riuscito a spegnere la fiamma della resistenza, che sembra essere in grado di trovare nuovi sbocchi. La partecipazione degli studenti alle manifestazioni, nonostante le minacce, indica un cambiamento di rotta rispetto al passato, in cui il regime aveva riuscito a mantenere il controllo su gran parte della popolazione. Questo scenario segna un momento cruciale nella storia recente del paese, dove il regime, pur essendo stato in grado di smorzare le proteste iniziali, non ha ancora riuscito a spegnere del tutto la fiamma della resistenza.

Fonte: El País Articolo originale

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