Giudice Pedraz processa figlio di Obiang per sequestro e torture di quattro oppositori
Il giudice spagnolo ha avviato il processo contro tre alti funzionari equatoguinei accusati di sequestro, torture e lesa umanità per l'uccisione di Julio Obama nel 2019. Il caso segna un passo decisivo nella lotta contro i crimini di stato.
Il giudice Santiago Pedraz della Sezione Penale della Corte d'Appello di Madrid ha emesso un provvedimento che ha portato al processo di tre alti funzionari del governo dell'Equatore, tra cui Carmelo Ovono Obiang, segretario di Stato per la Sicurezza Esterna e figlio del presidente del Paese africano. Le accuse riguardano reati di sequestro con finalità terrorista, torture e lesa umanità, legati ad un episodio avvenuto nel 2019 in Sudan del Sud, dove quattro oppositori, tra cui due cittadini spagnoli, furono rapiti. Tra le vittime, Julio Obama, un uomo di 61 anni, il cui decesso è attribuito alle torture subite. Questo caso rappresenta un punto di svolta nella lotta contro la violenza politica e i reati internazionali, poiché segna l'ingresso in un processo giudiziario internazionale di alti esponenti di un regime autoritario.
Il processo ha visto un lungo e complesso iter legale, che si è protratto per oltre quattro anni. Il giudice Pedraz, inizialmente, aveva tentato senza successo di archiviare la causa e di cedere la giurisdizione al Sudan del Sud, dove si presume avrebbe potuto essere processato. Tuttavia, la decisione della Sala Penale e una risoluzione del Tribunale Supremo hanno costrinsetto il magistrato a procedere con l'incriminazione. Secondo il provvedimento, Ovono Obiang, insieme a Nicolás Obama, ministro della Sicurezza Nazionale, e Issac Nguema Ondo, direttore generale della Sicurezza Presidenziale, hanno organizzato un'operazione per rapire i quattro oppositori, falsificando un invito da un amico a Madrid per farli spostare in Sudan del Sud. Una volta lì, i prigionieri furono forzati a viaggiare in Equatore, dove furono rinchiusi in una prigione di Malabo e sottoposti a torture, con accuse di aver partecipato a un colpo di stato contro il governo.
Il contesto storico del caso è legato alle tensioni tra l'Equatore e la giustizia internazionale, che hanno avuto inizio con l'incriminazione del vicepresidente Teodorín Nguema Obiang per blanqueo di capitali in Francia. Il governo equatoguineano, guidato dal presidente Teodoro Obiang, ha sempre rifiutato di riconoscere la competenza della giustizia spagnola, cercando di sviare il caso con l'apertura di un'indagine interna. Una strategia simile era stata utilizzata quando il vicepresidente fu condannato per il "caso dei beni mal acquisiti". Nonostante l'obiezione, la Corte Suprema ha confermato il processo, costringendo Pedraz a proseguire. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che i tre indagati, Ovono Obiang, Obama e Nguema Ondo, hanno rifiutato di presentarsi davanti al giudice, annullando una convocazione di udienza via videoconferenza.
Le implicazioni di questa decisione sono profonde, poiché rappresentano un atto di forza da parte della giustizia spagnola contro un regime che ha lungamente sostenuto la violenza politica e la repressione. L'accusa di lesa umanità, in particolare, segna un passo significativo nella lotta contro i crimini di stato, con riferimenti al trattamento delle vittime e alla loro sofferenza. La giustizia spagnola ha riconosciuto la validità delle prove raccolte, tra cui l'ordine di ricerca e cattura emesso da Interpol, che era stato inizialmente rifiutato dal giudice. Questo caso potrebbe influenzare il ruolo della Spagna come potere giudiziario internazionale, specialmente in Paesi dove il sistema giuridico non è indipendente.
La prossima fase del processo potrebbe includere nuove indagini, testimonianze e chiarimenti su quanto accaduto, con il giudice Pedraz che ha espresso la volontà di approfondire i fatti. Tuttavia, il governo equatoguineano continuerà probabilmente a opporsi, cercando di minimizzare l'impatto del caso. L'attenzione si concentrerà ora sulle mosse legali successive, con la possibilità che il caso venga portato davanti a un tribunale internazionale. Questo episodio non solo mette in luce le violazioni dei diritti umani in Equatore, ma anche la determinazione della Spagna a perseguire i reati internazionali, anche di fronte a resistenze politiche.
Fonte: El País Articolo originale
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