11 mar 2026

Giudice infligge quinta sconfitta a Trump nel tentativo di fermare i progetti eolico offshore

Un giudice federale ha annullato l'ordine del governo per bloccare l'impianto eolico Sunrise Wind, ritenendo insufficienti le preoccupazioni di sicurezza. La decisione, che permette il ripristino dei lavori, segna un ulteriore colpo al piano di Trump per frenare l'energia verde.

02 febbraio 2026 | 23:32 | 4 min di lettura
Giudice infligge quinta sconfitta a Trump nel tentativo di fermare i progetti eolico offshore
Foto: The New York Times

Un giudice federale ha recentemente annullato l'ordine emesso dal dipartimento dell'Interno degli Stati Uniti per sospendere i lavori su un grande impianto eolico offshore situato lungo la costa dello stato di New York, segnando un ulteriore colpo al piano del presidente Donald Trump per limitare lo sviluppo dell'energia verde nel Paese. La decisione, presa da Royce Lamberth, giudice del tribunale distrettuale di Washington, ha permesso al progetto Sunrise Wind di riprendere i lavori, contravvenendo alle richieste del governo di bloccare l'attività di cinque impianti eolici in costruzione lungo la costa orientale. Questa è la quinta volta in tre settimane che un tribunale ha respinto le azioni del governo, mettendo in luce una crisi legale e politica che coinvolge il futuro dell'energia rinnovabile negli Stati Uniti. La sentenza, emessa dopo un'udienza di due ore, ha messo in luce le tensioni tra le preoccupazioni per la sicurezza nazionale e l'impegno del Paese a ridurre le emissioni di carbonio.

L'ordine del dipartimento dell'Interno, emesso a dicembre, aveva richiesto il blocco totale delle attività su Sunrise Wind e quattro altri progetti, tra cui Revolution Wind a Rhode Island, Empire Wind a New York, Coastal Virginia Offshore Wind a Virginia e Vineyard Wind a Massachusetts. L'argomento principale utilizzato dal governo era un rapporto classificato del dipartimento della Difesa, che, secondo le autorità, aveva identificato i progetti come una minaccia alla sicurezza nazionale. Tuttavia, il giudice Lamberth, nominato da Ronald Reagan negli anni '80, ha ritenuto insufficiente la giustificazione presentata dal governo. Ha sottolineato che il blocco dei lavori aveva causato un danno irreparabile al costruttore, Orsted, una società danese che ha già investito 7 miliardi di dollari nel progetto. Il giudice ha espresso dubbi sulle motivazioni del governo, affermando che la classificazione del rapporto non era sufficiente per giustificare un'interruzione totale.

Il progetto Sunrise Wind, situato a circa 30 miglia a est del punto di Montauk a New York, è già al 45% della sua realizzazione, con 44 fondazioni di turbine installate sul fondo marino. Una volta completato, l'impianto sarà in grado di produrre energia sufficiente a alimentare circa 600.000 case nello stato. Tuttavia, l'arresto dei lavori ha causato un danno economico significativo: Orsted ha riferito di perdere 2,5 milioni di dollari al giorno, con un impatto totale che potrebbe superare i 100 milioni di dollari. La società ha sottolineato che il blocco ha messo a rischio non solo i finanziamenti ma anche la possibilità di completare l'impianto entro i termini previsti. Il giudice ha riconosciuto questa situazione, sottolineando che il governo non aveva fornito prove sufficienti per sostenere le sue preoccupazioni, e ha quindi autorizzato il ripristino dei lavori.

Il contesto della decisione si colloca all'interno di un ampio dibattito politico e ambientale. Il presidente Trump, da anni critico dell'energia eolica, ha attaccato i progetti per essere costosi, inutili e dannosi per gli ecosistemi marini. Nel 2012, aveva tentato di fermare un impianto vicino a una sua proprietà in Scozia, ma senza successo. Le sue critiche si sono intensificate nel tempo, con dichiarazioni come quelle fatte al Forum Economico Mondiale di Davos, dove ha definito gli impianti eolici "persi" e ha sostenuto che non fossero economicamente sostenibili. Il governo ha cercato di giustificare le sue azioni affermando che i progetti potevano minare la sicurezza nazionale, ma i giudici hanno ritenuto che queste preoccupazioni non fossero sufficientemente dimostrate. Le precedenti decisioni di tribunali hanno già permesso di riprendere i lavori su quattro progetti, indicando una tendenza a favore dell'energia verde.

Le implicazioni della sentenza di Lamberth vanno oltre il singolo progetto: rappresentano un'ulteriore sconfitta per il piano del governo di frenare lo sviluppo dell'energia rinnovabile. L'annullamento dell'ordine del dipartimento dell'Interno potrebbe portare a un aumento degli investimenti in progetti simili, ma anche a tensioni con il settore energetico, che ha denunciato la mancanza di certezza legale. Il governo, pur avendo il potere di appellarsi, ha mostrato segni di incertezza, con il Dipartimento della Giustizia che non ha ancora deciso se farlo. La questione rimane un punto chiave nella politica energetica degli Stati Uniti, dove la transizione verso fonti rinnovabili si scontra con le preferenze personali del presidente e le preoccupazioni per la sicurezza nazionale. La sentenza di Lamberth potrebbe influenzare il futuro degli impianti eolici, ma il dibattito tra economia, ambiente e sicurezza sembra destinato a continuare.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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