11 mar 2026

Giappone scopre terre rare in esplorazione oceanica profonda

La Giappone ha annunciato, il 2 febbraio, un importante passo avanti nella ricerca di risorse strategiche, con la scoperta di sedimenti contenenti terre rare estratti a 6.000 metri di profondità durante una missione di prova in mare.

02 febbraio 2026 | 06:50 | 5 min di lettura
Giappone scopre terre rare in esplorazione oceanica profonda
Foto: Le Monde

La Giappone ha annunciato, il 2 febbraio, un importante passo avanti nella ricerca di risorse strategiche, con la scoperta di sedimenti contenenti terre rare estratti a 6.000 metri di profondità durante una missione di prova in mare. La notizia, diffusa dal portavoce del governo Kei Sato, ha sottolineato che l'analisi dell'importante campione ottenuto sarà cruciale per valutare la quantità esatta di terre rare presenti, qualificando la scoperta come un "accomplissement significativo" per la sicurezza economica e lo sviluppo marittimo del Paese. Questa iniziativa rappresenta, secondo Tokyo, la prima volta al mondo in cui si tenta di estrarre terre rare da acque così profonde, aprendo la strada a nuove opportunità per la tecnologia e l'industria. La missione, condotta dal vascello di ricerca Chikyu, ha avuto come obiettivo principale la valutazione delle risorse presenti nei fondali del Pacifico, un'area considerata potenzialmente ricca di minerali preziosi. La scoperta, se confermata, potrebbe ridurre la dipendenza del Giappone dalle esportazioni cinesi, un tema che ha assunto un'importanza cruciale negli ultimi mesi a causa delle tensioni geopolitiche.

La missione del Chikyu, lanciata a metà gennaio, si è concentrata sull'isola isolata di Minami Torishima, situata nel Pacifico e nel cuore della zona economica esclusiva (ZEE) giapponese. Questa area, sebbene non sia notoriamente famosa per le sue risorse, è stata identificata come un potenziale deposito di terre rare, un gruppo di 17 elementi metallici essenziali per molteplici settori industriali. Le terre rare, pur non essendo rare in senso assoluto, sono difficili da estrarre e costose da raffinare, rendendole un bene strategico per tecnologie avanzate, energia rinnovabile e difesa. L'analisi del campione ottenuto potrebbe rivelare la presenza di elementi come il disprosio e l'yttrio, utilizzati negli elettromagneti delle auto elettriche e nei laser. La profondità raggiunta, 6.000 metri, rappresenta un record per le operazioni di estrazione marittima, ma la sua importanza va ben al di là della semplice quantificazione delle risorse. La capacità di estrarre queste sostanze da acque così profonde potrebbe rivoluzionare il modello di produzione mondiale, riducendo la dipendenza da Paesi come la Cina, il principale esportatore di terre rare.

Il contesto della scoperta è legato a un'escalation di tensioni geopolitiche tra il Giappone e la Cina, con la seconda nazione che ha recentemente intensificato le sue pressioni commerciali e strategiche. La Cina, che detiene il 92% della produzione raffinata di terre rare a livello globale, ha bloccato l'esportazione verso il Giappone di prodotti a doppio uso, tra cui materiali potenzialmente utilizzabili in settori militari. Questa mossa è stata interpretata come un tentativo di limitare la capacità giapponese di sviluppare tecnologie avanzate, soprattutto in un contesto in cui la prima ministra Sanae Takaichi aveva espresso preoccupazioni per un eventuale intervento militare del Giappone in caso di attacco alla Taiwan, un'isola su cui Pechino esercita una forte rivendicazione. Le conseguenze di questa tensione sono state amplificate dal ruolo chiave delle terre rare nell'industria e nella difesa. La Cina, che domina il mercato mondiale, ha utilizzato questa posizione come strumento di potere, soprattutto durante le sue contese commerciali con gli Stati Uniti. La dipendenza giapponese da questi materiali, però, ha spinto il governo a cercare alternative, tra cui il ricorso a risorse marine, un settore in cui la tecnologia giapponese è già leader.

L'importanza delle terre rare va ben oltre il loro utilizzo in settori tecnologici. Questi elementi sono alla base di componenti essenziali per l'economia globale, tra cui motori elettrici, pannelli solari, dispositivi elettronici e armamenti. La scoperta di nuovi gisementi, come quello attorno a Minami Torishima, potrebbe ridurre la vulnerabilità del Giappone rispetto a possibili interruzioni delle forniture cinesi. Secondo le stime del quotidiano economico Nikkei, la zona intorno all'isola potrebbe contenere più di 16 milioni di tonnellate di terre rare, il che ne farebbe il terzo gismento più importante al mondo. Questo volume corrisponde a circa 730 anni di consumo mondiale attuale di disprosio, un elemento cruciale per gli elettromagneti delle auto elettriche, e 780 anni di consumo di yttrio, utilizzato in applicazioni come i laser. La capacità di sfruttare queste risorse potrebbe rappresentare un passo decisivo per la sovranità economica del Giappone, riducendo la sua dipendenza da un Paese che ha già usato la sua posizione di leader mondiale per esercitare pressione su altri.

Le implicazioni di questa scoperta sono estese, sia a livello nazionale che internazionale. Per il Giappone, la capacità di estrarre terre rare da profondità record potrebbe portare a una maggiore autonomia industriale e a una riduzione dei rischi legati alle tensioni con la Cina. Tuttavia, il passaggio da una missione di ricerca a una piena espansione mineraria richiede investimenti significativi, tecnologie avanzate e una valutazione attenta degli impatti ambientali. A livello globale, questa iniziativa potrebbe scardinare il monopolio cinese sulle terre rare, stimolando una ristrutturazione delle catene di approvvigionamento e creando nuove opportunità per Paesi che cercano alternative. La ricerca giapponese, però, non è l'unica in gioco: altri Paesi, come gli Stati Uniti e la Corea del Sud, stanno già esplorando progetti simili, cercando di diversificare le fonti di materiali strategici. La sfida per il Giappone è dunque doppia: sviluppare una tecnologia che permetta l'estrazione sostenibile di queste risorse e affrontare le complessità geopolitiche legate alla loro gestione. Il futuro di questo settore potrebbe dipendere non solo dal progresso tecnologico, ma anche dall'abilità di trovare accordi internazionali per la gestione delle risorse comuni.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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