11 mar 2026

Gerald Darmanin chiede cambiamento di metodo nella lotta contro le violenze alle donne per eliminare le falle

Gérard Darmanin, ministro della Giustizia francese, ha annunciato un cambiamento metodologico nella lotta contro le violenze contro le donne, rispondendo alle persistenti insufficienze del sistema giudiziario in questo ambito.

19 febbraio 2026 | 15:38 | 4 min di lettura
Gerald Darmanin chiede cambiamento di metodo nella lotta contro le violenze alle donne per eliminare le falle
Foto: Le Monde

Gérard Darmanin, ministro della Giustizia francese, ha annunciato un cambiamento metodologico nella lotta contro le violenze contro le donne, rispondendo alle persistenti insufficienze del sistema giudiziario in questo ambito. La notizia, resa nota il 19 febbraio durante un'audizione davanti alla delegazione del Senato per i diritti delle donne, sottolinea le sfide che il sistema giudiziario francese deve affrontare per migliorare la protezione delle vittime. Il ministro ha evidenziato che, nonostante alcuni progressi, il "grande servizio pubblico" non è ancora in grado di offrire un supporto adeguato alle donne che subiscono violenza. Tra le critiche principali, il ministro ha citato il 70% delle denunce classificate senza prosecuzione e i tempi di giudizio che possono estendersi fino a sei anni. Queste problematiche sono attribuibili a una "juxtaposition di competenze senza articulation", un "empilement d'instruments sans chef d'orchestre" e una "catena penale priva di coerenza", che hanno conseguenze gravi per le vittime, che a volte pagano con la vita.

Il piano di riforma presentato da Darmanin mira a "clarifier la chaîne de décision", uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale e dotare i magistrati di strumenti concreti per il loro lavoro. Tra le misure annunciate, la creazione di un "guichet national des téléphones grave danger" entro le prossime settimane, che permetterà alle vittime di contattare un'unica porta d'accesso per segnalare situazioni di pericolo. Inoltre, saranno omogeneizzati i corsi di responsabilizzazione per gli autori di violenze sessuali e sessuali, e si introdurrà un'esperienza di udienze comuni (civili e penali) per semplificare i procedimenti. Il ministro ha sottolineato l'importanza di un "code des violences familiales", che raccoglierà tutti i testi vigenti e sarà pubblicato nel giugno 2026, garantendo a ogni magistrato un "référentiel identique" per proteggere le vittime in modo uniforme, indipendentemente dalla regione.

Queste iniziative si inseriscono in un contesto di crescenti critiche da parte delle associazioni femministe, che hanno denunciato la mancanza di risorse finanziarie e l'insufficienza delle misure adottate. Numerosi rapporti ufficiali, tra cui quelli della Cour des comptes, del Senato e dell'Assemblée nationale, hanno evidenziato una "cause mal dotée" economicamente, con finanziamenti "dérisoires" che non permettono di rispondere alle esigenze reali. Il Consiglio d'Europa, nel settembre scorso, ha espresso preoccupazione per le lacune nella protezione delle donne in Francia, riconoscendo però i "progrès" fatti. Le associazioni femministe, invece, hanno sottolineato che nel 2025 sono state registrate 167 femminicidi, con un aumento del 107 casi di femminicidi coniugali nel 2024 rispetto all'anno precedente. Questi dati mettono in luce l'urgenza di interventi strutturali per affrontare una crisi sistemica che non può essere risolta con misure isolane.

Le implicazioni di queste riforme potrebbero essere significative per il sistema giudiziario francese, ma saranno determinanti anche per la fiducia delle vittime nel sistema. Il ministro ha sottolineato la necessità di passare da una "culture du commentaire" a una "culture du résultat", mettendo in evidenza l'importanza di misure concrete e misurabili. Tra le iniziative proposte, il governo dovrà fornire annualmente al Parlamento dati dettagliati sulle ordinanze di protezione emesse da ogni giurisdizione e sui tempi medi di giudizio. Inoltre, sarà introdotto un "portail du justiciable" entro la fine dell'anno, che permetterà alle vittime di monitorare lo stato delle proprie denunce, comprendere le ragioni della loro classificazione e conoscere le opzioni di ricorso. Questi passaggi segnalano un tentativo di riallineare le politiche pubbliche con le esigenze reali delle donne, ma la loro efficacia dipenderà da una gestione rigorosa e da una volontà politica di perseguire risultati tangibili.

La battaglia contro le violenze contro le donne richiede un impegno costante e una visione a lungo termine, che non possa limitarsi a iniziative isolate. Il ministro Darmanin ha riconosciuto che, nonostante i miglioramenti negli ultimi anni, ci sono ancora "des choses à faire", tra cui l'obbligo di un avvocato già al momento del deposito della denuncia. Questi obiettivi, se realizzati, potrebbero contribuire a creare un sistema giudiziario più reattivo e sensibile alle esigenze delle vittime. Tuttavia, il successo di queste riforme dipenderà anche da una collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini, per garantire che ogni misura abbia un impatto reale sulle vite delle donne. La strada verso un sistema giustizia più equo e protettivo è lunga, ma i passi compiuti da Darmanin rappresentano un primo importante contributo per affrontare una sfida che non può essere ignorata.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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