11 mar 2026

Gas naturale cala del 30% mentre il petrolio sale per tensioni nel Golfo Persico

La tensione tra gli Stati Uniti, Israele e l'Iran si è intensificata negli ultimi giorni, con una serie di attacchi e risposte che minacciano di trasformarsi in un conflitto prolungato e globale.

03 marzo 2026 | 09:42 | 5 min di lettura
Gas naturale cala del 30% mentre il petrolio sale per tensioni nel Golfo Persico
Foto: El País

La tensione tra gli Stati Uniti, Israele e l'Iran si è intensificata negli ultimi giorni, con una serie di attacchi e risposte che minacciano di trasformarsi in un conflitto prolungato e globale. L'escalation ha visto Israele lanciare operazioni aeree contro infrastrutture iraniane, mentre Teherán ha risposto con attacchi mirati a impianti energetici nel Golfo e a navi commerciali nel passaggio di Ormuz. Questo scenario ha generato una spirale di instabilità che ha già prodotto un aumento vertiginoso dei prezzi del gas e del petróleo, con impatti significativi sui mercati europei e sull'economia mondiale. Il contrasto si svolge in un contesto di crisi energetica già esistente, con rischi di interruzioni di approvvigionamento che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione. La durata e l'intensità della contesa, insieme all'incertezza su una soluzione rapida, stanno alimentando preoccupazioni tra investitori e analisti. La chiusura del passaggio di Ormuz, che rappresenta una quinta parte del traffico mondiale di petrólio, ha reso il quadro ancora più preoccupante, con il rischio di un impatto drammatico sui prezzi energetici.

La situazione è diventata estremamente critica a causa della paralisi del traffico marittimo nel canale, un'area strategica per il trasporto di petrólio e gas. I mercati hanno registrato un aumento del 30% del gas in una sola giornata, mentre il petrólio ha visto un incremento del 4%, portando il prezzo del Brent a 81 dollari al barile. Il rischio di interruzioni di approvvigionamento si è ampliato dopo gli attacchi iraniani a installazioni chiave in Qatar e Arabia Saudita, che hanno messo in ginocchio le infrastrutture energetiche di due dei principali produttori del Golfo. Questi eventi hanno provocato un incremento del 40% nei contratti di gas TTF in Olanda, un indicatore di riferimento per l'Europa. L'incertezza ha creato un clima di panico tra gli operatori, che temono una escalation del conflitto che potrebbe portare a un'interferenza totale nel mercato energetico. Inoltre, le grandi assicurazioni hanno annullato le coperture per le navi, rendendo il trasporto di petrólio e gas ancora più costoso e rischioso.

Il contesto geopolitico del conflitto è complesso e interconnesso. La tensione tra Israele e l'Iran è radicata in anni di scontri e accuse reciproche, con il sostegno di potenze regionali come gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita da parte di Israele, e l'appoggio iraniano a movimenti anti-israeliani in Paesi come il Libano e la Siria. Il recente escalation ha visto l'intervento diretto degli Stati Uniti, che hanno intensificato le operazioni aeree contro obiettivi iraniani, e il coinvolgimento di altri attori regionali, come l'Iran, che ha risposto con attacchi mirati a infrastrutture energetiche. Questa situazione ha reso il conflitto non solo un problema interno alla regione, ma un fattore globale che influisce sui mercati energetici e sull'economia mondiale. L'importanza strategica del Golfo, con la sua concentrazione di risorse e infrastrutture, ha reso il conflitto un'arma di potere non solo politico, ma anche economico. La chiusura del passaggio di Ormuz, un'area chiave per il trasporto di petrólio, ha amplificato i rischi di una crisi energetica che potrebbe colpire l'intero pianeta.

L'analisi dei rischi associati al conflitto rivela un impatto potenzialmente devastante sui mercati energetici. Gli esperti sottolineano che una escalation prolungata potrebbe portare a un aumento drammatico dei prezzi del gas, con conseguenze immediate sull'economia europea e globale. Il gas, in particolare, è stato colpito in modo più grave rispetto al petrólio, a causa della sua dipendenza da infrastrutture specifiche e della scarsità di capacità di stoccaggio. La chiusura dell'impianto catarino di gas liquefatto (GNL) a Ras Laffan, che rappresenta una quinta parte della produzione mondiale, ha reso il mercato ancora più vulnerabile. Gli analisti prevedono che i prezzi del GNL potrebbero salire oltre il 60% in pochi giorni, con un impatto immediato sulle economie che dipendono da questa fonte. Inoltre, il rischio di attacchi a nuove infrastrutture energetiche potrebbe portare a interruzioni di approvvigionamento più lungo e più gravi, con conseguenze devastanti per i mercati. L'incertezza su una soluzione rapida ha reso il quadro ancora più preoccupante, con il rischio di un'escalation che potrebbe scatenare una crisi energetica senza precedenti.

La chiusura del passaggio di Ormuz e la situazione di instabilità nel Golfo rappresentano un'altra sfida cruciale per i mercati. Il canale è un'arteria vitale per il trasporto di petrólio, con una quinta parte del traffico mondiale che lo attraversa. La sua chiusura, se prolungata, potrebbe portare a un impatto senza precedenti sui prezzi energetici e sull'economia globale. Gli operatori del settore stanno monitorando con attenzione i movimenti delle navi e i rischi di attacchi, con il timore che la situazione possa degenerare in una crisi energetica senza precedenti. L'escalation del conflitto potrebbe anche interessare altri Paesi della regione, ampliando ulteriormente il rischio di un impatto globale. Gli esperti sottolineano che, se il conflitto dovesse protrarsi per più giorni, potrebbe portare a un aumento dei prezzi del petrólio fino a 120-150 dollari al barile, con conseguenze dirette sull'inflazione e sull'economia mondiale. La soluzione rapida al conflitto rimane quindi cruciale per evitare un impatto devastante sui mercati energetici e sull'economia globale.

Fonte: El País Articolo originale

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