Fine del controllo armamenti nucleari
La fine del trattato New START, il primo accordo di controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia, si avvicina con una lentezza che sembra contraddire lo spirito di una collaborazione volta a ridurre i rischi globali.
La fine del trattato New START, il primo accordo di controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia, si avvicina con una lentezza che sembra contraddire lo spirito di una collaborazione volta a ridurre i rischi globali. Il trattato, entrato in vigore nel 2011 e rinnovato nel 2021 per un ulteriore quinquennio, scadrà il prossimo giovedì, segnando la fine di un'era di cooperazione che ha sostenuto la sicurezza internazionale per oltre mezzo secolo. Tuttavia, la mancanza di attenzione da parte del governo americano e del Congresso ha lasciato il trattato al margine delle priorità politiche. Anche se l'incertezza sull'eventuale espansione degli arsenali nucleari ha suscitato preoccupazioni, non si è registrata una reazione significativa da parte di leader o legislatori. La mancata preparazione per il futuro sembra anticipare una transizione verso un'epoca di competizione senza limiti, con il rischio di un'escalation armamentistica tra gli Stati Uniti, la Russia e la Cina.
La mancanza di un piano d'azione per il post-2026 ha alimentato preoccupazioni crescenti, specialmente dopo che il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato il suo Doomsday Clock a 85 secondi dalla "mezzanotte", il simbolo di un rischio di catastrofe globale. L'ultimo accordo, che limitava a 1.550 testate strategiche ciascun paese, era stato un pilastro della riduzione degli arsenali nucleari, riducendo il numero di testate da 70.400 nel 1986 a circa 12.500 oggi. Questo progresso era frutto di decenni di negoziazioni tra Washington e Mosca, culminate nel New START. Tuttavia, il disinteresse per il mantenimento di tali vincoli ha reso il trattato un'eccezione in un contesto geopolitico sempre più polarizzato. L'assenza di un dialogo costruttivo ha lasciato il campo aperto a scenari di proliferazione, con la Cina che ha raddoppiato i suoi stock di testate in modo non precedente da anni.
Il contesto storico del New START si colloca all'interno di una lunga tradizione di trattati di controllo degli armamenti, iniziata con le Strategic Arms Limitation Talks (SALT) del 1969. Questi accordi hanno ridotto i rischi di un conflitto nucleare, ma la sua validità è stata messa a dura prova da tensioni recenti, come l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. Il trattato, pur non coprendo le armi tattiche o le nuove tecnologie russe, ha mantenuto un equilibrio fragile. La sua scomparsa potrebbe portare a una competizione in cui entrambi i paesi potrebbero reintrodurre armamenti più avanzati, come i missili MIRV (Multiple Independently targetable Re-entry Vehicles), che permettono di colpire diversi obiettivi simultaneamente. La mancanza di un accordo sull'uso di tali tecnologie ha reso il New START un punto di riferimento, ma anche un'arma a doppio taglio.
L'analisi delle conseguenze della fine del trattato rivela un'accelerazione di dinamiche strategiche già in atto. La Russia, pur non essendo vincolata ai limiti numerici, ha mantenuto un arsenale significativo, mentre gli Stati Uniti, che hanno rimosso i MIRV dal loro arsenale nel 2014, potrebbero ripristinarli. Questo scenario è stato sottolineato da Rose Gottemoeller, ex negoziatrice americana, che ha affermato che la Russia potrebbe adattarsi più rapidamente al post-2026, ripristinando armamenti sospesi. La mancanza di un accordo condiviso ha reso il trattato un elemento di stabilità, ma la sua fine potrebbe alimentare un ciclo di risposta reciproca. La Cina, che non ha mai firmato alcun accordio limitativo, ha accelerato la sua espansione, creando un terzo attore in una competizione globale. Questo scenario potrebbe portare a un aumento del rischio di errore, con conseguenze devastanti per la sicurezza internazionale.
La chiusura di questa vicenda richiede un'azione immediata per evitare un'escalation incontrollata. Il trattato, pur non perfetto, ha mantenuto un dialogo tra Stati Uniti e Russia in un momento in cui altre questioni non trovano terreno comune. La mancanza di un'estensione o di un accordo alternativo ha lasciato il campo aperto a scenari di proliferazione. Il presidente Trump, pur avendo espresso interesse per un disarmo globale, ha lasciato in sospeso l'offerta russa di rispettare i limiti numerici. L'opzione di un'estensione di un anno e la ripresa degli ispezioni sul campo potrebbe ristabilire un equilibrio, ma richiede un impegno politico che non sembra essere presente. La fine del New START segna una svolta nella politica nucleare, con conseguenze che potrebbero influenzare il futuro della pace globale.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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