Famiglia denuncia Egitto per maltrattamenti a due fratelli a missione ONU a New York
Due fratelli egiziani denunciano il governo per averli violentati durante una protesta davanti all'ambasciata egiziana a New York, avviando un processo civile per risarcire danni fisici e psicologici. La causa, che potrebbe stabilire un precedente, mira a far rispondere il governo egiziano per abusi commessi sul suolo americano.
Due fratelli egiziani, Yasin El Sammak e Ali Elsamak, sono tornati a New York per presentare una causa civile contro il governo egiziano per un episodio avvenuto lo scorso agosto, quando due agenti di sicurezza hanno violentemente attaccato i due durante una protesta davanti all'ambasciata egiziana alle Nazioni Unite. L'incidente, avvenuto il 20 agosto 2025, ha suscitato un forte dibattito in America e in Egitto, dove i cittadini hanno visto nell'azione una forma di repressione politica da parte del regime. La famiglia dei due ragazzi, composta da Yasin, 22 anni, e da sua madre Olga Elsamak, rappresenta Ali, 16 anni, in un processo in corso al tribunale federale di Manhattan. La causa, presentata giovedì scorso, denuncia atti di violenza fisica e psicologica, inclusi danni fisici e traumi emotivi, e chiede risarcimenti per le conseguenze subite. Gli avvocati della famiglia, tra cui Joshua Colangelo-Bryan, hanno sottolineato che la battaglia legale mira a far rispondere il governo egiziano per gli abusi commessi sul suolo americano.
L'episodio ha avuto luogo davanti all'ambasciata egiziana a New York, situata in East 44th Street, dove i due fratelli avevano partecipato a una protesta per chiedere al governo egiziano di aprire il confine di Rafah, una via cruciale per la consegna di aiuti umanitari in Gaza. Secondo le testimonianze e le immagini video registrate da Yasin El Sammak e da Husam Kaid, un attivista e amico dei due ragazzi, i guardie di sicurezza hanno reagito con violenza al loro arrivo. Le immagini mostrano i due uomini essere trascinati attraverso le porte di vetro dell'edificio, con Yasin che viene colpito al suolo da una catena e suo fratello, Ali, che viene rinchiuso. Le immagini, diffuse rapidamente online, hanno suscitato indignazione in America e in Egitto, dove molti hanno visto nell'episodio un atto di repressione politica da parte del governo egiziano. La polizia di New York, intervenuta sul posto, ha arrestato i due fratelli, aggiungendo un ulteriore strato di tensione all'episodio.
Il contesto del caso è radicato in una crescente preoccupazione per le azioni di repressione da parte di governi stranieri nei confronti dei loro cittadini residenti negli Stati Uniti. La famiglia Elsamak, originaria del Cairo, vive da anni a New York, e i due fratelli sono nati negli Stati Uniti. Il padre, originario dell'Egitto, ha sempre sostenuto le proteste per i diritti umanitari in Medio Oriente, ma la sua posizione ha spesso messo i figli in pericolo. L'episodio del 20 agosto 2025 non è l'unico caso simile in America. Nel 2017, il governo turco aveva attaccato manifestanti davanti all'ambasciata turca a Washington, causando ferite gravi e portando a accuse contro i servizi di sicurezza turchi. Anche in quel caso, le accuse sono state in parte archiviate, ma un processo civile ha portato a un risarcimento per il governo turco. Questi episodi rafforzano l'idea che i governi esteri possano agire con impunità in America, ma la causa dei due fratelli egiziani rappresenta un tentativo di porre fine a questa situazione.
Le implicazioni legali del caso sono particolarmente complesse, dato che il governo egiziano gode di immunità in base alla Foreign Sovereign Immunities Act (FSIA), un'importante legge statunitense che limita le azioni legali contro gli Stati esteri. Tuttavia, la FSIA prevede un'eccezione per i casi in cui i danni siano direttamente legati a un'azione commessa sul suolo americano. La causa dei due fratelli cade proprio in questa eccezione, permettendo al tribunale di valutare le richieste di risarcimento. Joshua Colangelo-Bryan, uno degli avvocati, ha sottolineato che il caso non solo cerca di far rispondere il governo egiziano per la violenza subita, ma anche di mettere in evidenza un trend globale di repressione da parte di governi esteri. L'incidente ha rivelato una sorta di conflitto tra diritti civili e politiche estere, con il governo egiziano che, secondo la famiglia, ha agito per reprimere una protesta considerata "subversiva" da parte del regime.
La conclusione del caso potrebbe avere ripercussioni significative, non solo per la famiglia Elsamak, ma anche per la politica estera e i diritti umanitari. Il processo, se risolto a favore dei due fratelli, potrebbe stabilire un precedente importante per future azioni legali contro governi esteri. Inoltre, potrebbe portare a una maggiore attenzione da parte delle istituzioni internazionali verso le violazioni dei diritti umanitari da parte di Stati che non rispettano le norme di comportamento in territori stranieri. Per il momento, il governo egiziano non ha commentato la causa, ma la famiglia ha espresso la speranza che il tribunale possa far giustizia e porre fine a una situazione di impunità che, secondo i loro avvocati, è diventata una caratteristica dei rapporti tra Stati e cittadini stranieri. L'episodio del 20 agosto 2025 non solo rappresenta un episodio drammatico, ma anche un caso emblematico di come i diritti dei cittadini possono essere messi a dura prova da politiche estere che non rispettano i principi internazionali.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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